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  • domenica 3 Ottobre 2010

“L’Islam è come il nazismo”

Il partito xenofobo e anti-musulmano di Geert Wilders sosterrà dall'esterno il nuovo governo olandese

In cambio del suo appoggio ha chiesto di vietare il burqa e lanciare una politica d'immigrazione più severa

di Elena Favilli

Il centrodestra olandese ha ceduto e ieri ha deciso di accettare il sostegno esterno del partito anti-islamico e anti-immigrazione di Geert Wilders per formare un governo di minoranza. Alle elezioni dello scorso 10 giugno nessuno dei partiti era riuscito a ottenere la maggioranza assoluta ed era stato subito chiaro che la formazione del nuovo esecutivo non sarebbe stata facile.

Il nuovo governo guidato da Mark Rutte – leader del partito liberale di centro che aveva ottenuto il maggior numero di seggi alle elezioni – nascerà come risultato di un’alleanza tra liberali (VVD) e cristiano democratici (CDA), sostenuti dall’esterno dal Partito per la Libertà di Wilders (PVV), che in soli quattro anni è diventata la terza forza politica del paese. La decisione è arrivata al termine di un sofferto congresso straordinario del CDA, che ha approvato con il 68 per cento dei voti la necessità di sdoganare il PVV per ridare al paese un esecutivo dopo centododici giorni di paralisi politica.

«È un grande giorno per l’Olanda» ha detto Wilders «ci saranno grandi cambiamenti: anche se non sediamo nel governo partecipiamo appieno alle decisioni e il nostro peso si farà sentire, perché abbiamo molto da dire». Per ottenere l’appoggio dei 24 deputati di Wilders, Rutte ha inserito nel programma numerose concessioni al Pvv. Tra cui il bando del burqa nei luoghi pubblici, l’obbligo per gli immigrati di superare un esame di «integrazione», l’espulsione degli imam più radicali, e la perdita della cittadinanza per gli immigrati che commettono reati gravi. È prevista anche una riduzione significativa dell’immigrazione, con tagli fino al 50 per cento dei flussi da paesi non occidentali e del 25 per cento sulle richieste di asilo politico.

Christopher Beam su Slate sostiene che in Olanda la retorica anti-musulmana è diventata molto più forte rispetto agli altri paesi europei – fino a condizionare le sorti di un nuovo governo – soprattutto per un problema di densità di popolazione. L’Olanda non è certo l’unico paese in Europa in cui negli ultimi anni si è affermata una forte resistenza anti-musulmana. La Francia ha da poco approvato una legge che vieta il burqa, la Svizzera nel 2009 ha vietato per legge la costruzione di nuovi minareti, il Partito della Libertà austriaco quest’anno ha giocato molto sull’uso di slogan anti-immigrati durante la sua campagna elettorale, in Svezia il partito nazionalista contro l’immigrazione (Democratici Svedesi) ha ottenuto venti seggi alle ultime elezioni e in Germania l’ormai ex funzionario della Bundesbank Thilo Sarrazin ha aperto un enorme dibattito con le sue dichiarazioni contro i musulmani.

La differenza è che l’Olanda è un paese piccolo e molto densamente popolato, con un tasso d’immigrazione elevato. In Olanda ci sono circa quattrocento persone per kmq, più di ogni altro paese europeo. E ci sono anche più immigrati: 2,55 immigrati ogni mille persone. I musulmani costituiscono circa il sei per cento dell’intera popolazione (sedici milioni di persone). In Austria, Svizzera e Germania sono solo il quattro per cento.

Non si può dimenticare poi che l’ascesa dell’onda anti-musulmana in Olanda sia stata favorita anche dai due clamorosi omicidi politici compiuti negli ultimi anni. Quello di Pim Fortuyn, il fondatore di un improvvisato movimento anti-immigrazione assassinato alla vigilia delle elezioni del 2002 e quello del regista Theo Van Gogh, ucciso da un giovane marocchino fondamentalista nel 2004 per il suo film Submission, in cui su sceneggiatura dell’attivista di origine somala Ayaan Hirsi Ali denunciava in modo molto forte gli abusi che le donne subiscono nel mondo islamico.

Geert Wilders – il Mozart olandese, come lo chiamano per la sua capigliatura – oggi è considerato l’erede politico di Pim Fortuyn. Da domani però dovrà affrontare il processo per il suo film “Fitna” – in cui le immagini dell’undici settembre scorrevano accanto ad alcuni versi del corano – e l’accusa di incitamento all’odio razziale. Wilders ha definito l’Islam una religione «fascista» e ha paragonato il Corano al Mein Kampf di Hitler. Più volte minacciato dagli estremisti islamici, vive da diversi anni sotto scorta. Con il processo rischia un anno di prigione e una multa di 7.600 euro. Una condanna significherebbe anche la sua ineleggibilità al parlamento. Il verdetto è atteso per il 4 novembre, due giorni dopo l’anniversario dell’omicidio di Theo Van Gogh. Nel frattempo cerca di fare proselitismo in Germania: ieri a Berlino – mentre la CDA sigillava l’accordo di governo – ha parlato a un convegno organizzato da Die Freiheit, il nuovo movimento tedesco che punta a creare anche in Germania un partito simile a quello del leader olandese: «Uno spettro s’aggira per l’Europa, lo spettro dell’islamizzazione», ha detto.