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  • giovedì 23 settembre 2010

La Svezia verso un governo di minoranza

L'Alleanza ottiene solo uno dei seggi in bilico e manca la maggioranza assoluta in Parlamento

Si va verso un governo di minoranza, con i partiti decisi a escludere il più possibile la destra estrema

La coalizione di governo di centrodestra che domenica ha vinto le elezioni in Svezia ha ottenuto uno solo dei tre seggi ancora in bilico e non è quindi riuscita a raggiungere la maggioranza assoluta. La conferma è venuta dopo un ultimo spoglio dei voti contestati, di quelli inviati per posta e di quelli all’estero. Ora l’Alleanza guidata da Fredrik Reinfeldt ha 173 seggi in tutto, per ottenere la maggioranza assoluta ne avrebbe dovuti ottenere 175.

Reinfeldt aveva subito dichiarato che avrebbe cercato l’appoggio dei Verdi che però non sembrano intenzionati ad accettare, soprattutto a causa delle differenze sul programma energetico che li separano dall’Alleanza. A questo punto il premier svedese sarà probabilmente costretto a ripiegare su un governo di minoranza. Fin dall’inizio ha infatti escluso a priori la possibilità di accettare il sostegno dei Democratici Svedesi, il partito nazionalista contro l’immigrazione che ha ottenuto 20 seggi e una percentuale del 5,7%, superiore agli ex comunisti e ai cristiano democratici.

Secondo le prime analisi, la coalizione di centrodestra avrebbe perso la maggioranza solo per 16 voti mancati in due diversi distretti. Ci sono ancora da assegnare dei seggi di recupero, su base nazionale. Ma i matematici interpellati dicono che per il governo sarà praticamente impossibile ottenerli così. La legge elettorale svedese prevede la possibilità di presentare ricorso e chiedere un nuovo conteggio dei voti entro dieci giorni dalla loro pubblicazione definitiva, ma il processo poi potrebbe durare fino a novembre. Intanto i partiti si stanno preparando all’eventualità di un governo di minoranza e stanno attuando un accordo – conventio ad excludendum – per escludere il più possibile i Democratici Svedesi dal Parlamento. L’idea è di diminuire il numero dei membri delle singole commissioni parlamentari per non consentire ai 20 deputati nazionalisti di poter partecipare ai lavori di tutti i comitati.

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