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  • martedì 31 Agosto 2010

Lomborg è meno scettico

L'ambientalista suggerisce di spendere 100 miliardi di dollari l'anno per combattere il cambiamento climatico

Bjørn Lomborg ha sostenuto per anni che il surriscaldamento globale può essere combattuto solo nel lungo periodo e che occorre adattarsi al progressivo aumento delle temperature dovute alle emissioni di anidride carbonica, ma ora sembra abbia in parte cambiato idea. Nel suo nuovo libro Smart Solutions to Climate Change, in uscita il prossimo mese, il ricercatore danese ammette che il global warming è «una delle più grandi preoccupazioni del mondo di oggi» ed è una «sfida con la quale il genere umano si deve confrontare». Lomborg si era definito un “ambientalista scettico” (dal nome del suo libro più famoso) e aveva contestato le teorie sul surriscaldamento globale, bollandole come allarmistiche e prive di sufficienti basi scientifiche. Ora, secondo il Guardian, l’esperto avrebbe rivisto le proprie posizioni, arrivando a ipotizzare investimenti miliardari per salvare il nostro pianeta entro la fine del secolo.

«Investendo 100 miliardi di dollari all’anno potremmo sostanzialmente risolvere il cambiamento climatico prima della fine del secolo» racconta Lomborg nel suo nuovo libro. Scritto insieme a un gruppo di economisti, il volume analizza otto diversi metodi per ridurre e, se possibile, fermare l’avanzata del surriscaldamento globale. I consigli proposti da Lomborg non sono una novità e consistono nell’investire risorse per la ricerca e lo sviluppo di nuove fonti di energia pulita (vento, solare, nucleare di nuova generazione) e progetti più complessi come lo “sbiancamento delle nuvole” per riflettere i raggi solari oltre l’atmosfera abbassando così la temperatura in singole aree del globo.

Lomborg sostiene che per ottenere nuovi fondi per questi investimenti sarebbe sufficiente l’istituzione di una tassa sulle emissioni di anidride carbonica. Si potrebbero ottenere fino a 50 miliardi di dollari che potrebbero essere usati dai paesi di tutto il mondo per uno sforzo coordinato contro il global warming. Secondo alcuni osservatori, il cambiamento di opinione del ricercatore danese potrebbe giovare al dibattito internazionale sul clima del Gruppo consulente intergovernativo sul mutamento climatico dell’ONU (IPCC), il cui primo responsabile non aveva esitato a paragonare Lomborg ad Adolf Hitler per le sue idee contro le teorie del surriscaldamento globale.

Per l’IPCC non è del resto un buon periodo: in molti stanno facendo pressioni affinché l’attuale responsabile, Rajendra Pachauri, lasci il proprio incarico. I detrattori ritengono che l’attuale presidenza abbia condotto i lavori del Gruppo consulente con poca trasparenza, privilegiando alcuni dati sugli altri per calcare un poco la mano sui possibili danni del global warming in assenza di interventi concreti. Nel 2007, l’IPCC pubblicò un rapporto scientifico secondo il quale entro il 2035 i ghiacciai dell’Himalaya si sarebbero sciolti a causa delle temperature più alte. La stima era del tutto errata e danneggiò seriamente la credibilità dell’organismo dell’ONU. L’errore fu riconosciuto dal responsabile del Gruppo e da allora sono in molti a chiedere le sue dimissioni.

Pachauri ha accolto positivamente la notizia del nuovo libro di Lomborg, ma il ricercatore danese dice di non aver comunque compiuto un voltafaccia, ricordando di aver accettato fin dal suo primo libro le teorie sul surriscaldamento globale causato dalle attività dell’uomo: «Quello che ho sempre cercato di dire è che non si tratta della fine del mondo».

L’idea di scrivere un libro su quanto spendere, e come, per attenuare gli effetti del cambiamento climatico è nata intorno al 2004, sostiene Lomborg, quando un gruppo di economisti lavorò al Copenhagen Consensus, un progetto avviato dal ricercatore per studiare il modo migliore per spendere un eventuale fondo di 50 miliardi di dollari per risolvere alcuni problemi del mondo. Nell’elenco delle priorità, il surriscaldamento globale era tra gli ultimi in lista, superato dalla ricerca contro l’AIDS e la malaria. Lo studio fu condotto nuovamente nel 2008, il tema del global warming guadagnò maggiore attenzione e Lomborg iniziò a pensare a quali potessero essere le soluzioni più adatte per investire al meglio il potenziale stanziamento di così tanto denaro.

A differenza dei volumi precedenti, nel suo nuovo libro Bjørn Lomborg ammette che il cambiamento climatico potrebbe portare ad alcune serie conseguenze per il pianeta, e naturalmente per chi lo popola. Il ricercatore è però ottimista: non bisogna studiare solamente quello che potrebbe accadere, bisogna concentrarsi per studiare le soluzioni e creare nuove tecnologie. Howard Friel, autore del libro The Lomborg Deception contro i precedenti libri di Bjørn Lomborg, non sembra essere molto convinto del nuovo corso: «Se Lomborg fosse davvero alla ricerca di soluzioni intelligenti, premerebbe per la fine della guerra continua a brutale, che dirotta risorse già scarse praticamente da tutto quello che legittimamente secondo Lomborg necessita di denaro».