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  • giovedì 22 Luglio 2010

Per l’Aia il Kosovo è indipendente

La Corte Internazionale di Giustizia dell'ONU darà oggi il proprio parere sulla richiesta di separazione dalla Serbia

Il pronunciamento non sarà vincolante, ma potrà costituire un precedente per le regioni che chiedono l'indipendenza dai loro stati centrali

Aggiornamento delle 16:18
Secondo la Corte Internazionale di Giustizia, la dichiarazione di indipendenza del Kosovo del 2008 non ha violato il diritto internazionale.

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Oggi la Corte Internazionale di Giustizia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite, si esprimerà sulla legittimità o meno della dichiarazione di indipendenza del Kosovo dalla Serbia del 2008. Il pronunciamento dovrebbe arrivare nel pomeriggio dopo anni di accese polemiche sulla decisione di separarsi dal controllo serbo.

Il giudizio della Corte non sarà vincolante, ma avrà sicuramente delle importanti ripercussioni per il Kosovo e per i suoi rapporti con la Serbia. La decisione dell’organo giudiziario dell’ONU potrebbe inoltre costituire un precedente per quelle altre regioni del mondo che richiedono maggiori autonomie dagli stati centrali cui appartengono, come per esempio la Catalogna.

La vicenda del Kosovo è uno degli ultimi strascichi della storia della ex Yugoslavia. Terminata la sanguinosa guerra di Bosnia-Erzegovina, una parte degli albanesi kosovari (UCK) decise di usare la lotta armata per ottenere l’indipendenza dalla Serbia. Molti militanti dello UCK si resero protagonisti di violenze anche nei confronti degli altri kosovari di origine slava e di chi aveva deciso di rimanere neutrale rispetto al conflitto. La Serbia di Milosevic rispose con una dura repressione negando le istanze indipendentiste della regione. Le operazioni militari portarono a migliaia di vittime, da parte serba si parla di almeno cinquemila mentre per gli albanesi furono più di diecimila, e alla pulizia etnica del Kosovo: 200 mila abitazioni furono distrutte e parte della popolazione fu costretta a trovare riparo in Albania (800 mila sfollati).

Nel 1999 la NATO decise di intervenire contro la Serbia per porre fine alle violenze in Kosovo. L’operazione militare portò a molte polemiche tra la comunità internazionale e vide l’Italia in prima linea nel sostegno alle operazioni belliche grazie all’autorizzazione da parte del governo D’Alema all’utilizzo dello spazio aereo italiano per i raid della NATO sulla Serbia. I negoziati di pace consentirono al Kosovo di ottenere il riconoscimento internazionale di una forte autonomia, ma la Serbia non riconobbe quella che riteneva fosse un’indipendenza di fatto.

Nel 2008 il Kosovo dichiarò infine ufficialmente l’indipendenza in seguito al fallimento delle trattative tra Belgrado e Pristina. La Serbia decise così di ricorrere all’ONU per ottenere un parere dalla sua Corte sulla legittimità della dichiarazione di indipendenza. E il parere arriverà tra poche ore.

I giudici che dovranno emettere il loro pronunciamento sono sostanzialmente divisi equamente tra gli Stati che hanno riconosciuto l’indipendenza del Kosovo e quelli che invece rifiutano una sua netta separazione dalla Serbia, spiega il Guardian, che ha anche raccolto le dichiarazioni del ministro degli esteri serbo, Vuk Jeremic:

«La Serbia non cambierà la propria posizione sulla dichiarazione unilaterale di indipendenza del Kosovo e sulla necessità di un compromesso. La nostra battaglia per una soluzione del problema sarà probabilmente lunga e difficoltosa, ma non ci arrenderemo.»

Le autorità kosovare sostengono, invece, che la dichiarazione di indipendenza rifletta la volontà dei cittadini della regione e sia dunque legittima. Secondo alcuni osservatori, i giudici potrebbero anche optare per un pronunciamento di compromesso, fornendo indicazioni di massima per risolvere la vicenda senza assumere una posizione netta a favore o contro l’indipendenza.

Sul Corriere della Sera di oggi, Massimo Nava ricorda che il riconoscimento da parte della Corte «sancirebbe la correttezza legale dell’intervento internazionale della Nato nel marzo del 1999», mentre una sentenza in senso opposto «ridarebbe fiato ai sostenitori dell’intangibilità dei confini di uno Stato e dell’illegalità di quel “bombardamento umanitario” che, a ben vedere, fornì argomento politici e ideologici a interventi militari successivi, dall’Afghanistan all’Iraq».

La sentenza di oggi sarà difficilmente risolutiva perché sul campo rimangono ancora numerose questioni aperte legate ai difficili anni della guerra, alle violenze subite da entrambe le parti e alla dolorosa pulizia etnica dell’area, conclude Nava:

Il futuro del Kosovo, più che all’Aja, dove nemmeno la giustizia per i crimini di guerra sta al passo con la storia, dipende piuttosto dagli uomini, dalla capacità di adattamento allo status quo e dai lenti cambiamenti delle società in cui vivono, da delicati negoziati fra le parti. Il «bisogno di Europa» della Serbia sconsiglia colpi di testa emanifestazioni di revanscismo. Le élites kosovare a loro volta non hanno più interesse a forzature nazionalistiche. La comunità internazionale ha ben altre urgenze. Meglio che la questione kosovara resti fra parentesi, anche come «precedente» e come materia di studio del diritto internazionale comunque fatto a pezzi.