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  • martedì 18 Maggio 2010

Chi è Achille Toro?

L'inchiesta sugli appalti si sposta su chi ha messo gli occhi sulla lista Anemone prima che questa saltasse fuori

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Abbiamo già scritto della lista Anemone e di come si discuta molto – e con molte speculazioni e dietrologie – delle mani in cui questa lista è stata negli ultimi diciotto mesi: è stata custodita dalla Guardia di Finanza? Perché viene fuori solo adesso? È stata mostrata davvero ad Achille Toro, che fino allo scorso febbraio era procuratore aggiunto a Roma e sovrintendente dell’inchiesta sui mondiali di nuoto, ai quali erano collegati diversi affari della cosiddetta “cricca”? Se ne occupano un po’ tutti i giornali di questa mattina, Francesco Grignetti sulla Stampa ricostruisce la storia così.

Di sicuro, la lista non è mai stata mostrata ai pm Sergio Colaiocco e Delia Cardia che erano i titolari dell’indagine e avevano ordinato la perquisizione negli uffici di Anemone. Fa fede la dichiarazione ufficiale del procuratore capo Giovanni Ferrara, diramata qualche giorno fa: «Si precisa – scriveva Ferrara – che la cosiddetta lista Anemone, relativa ai soggetti che hanno usufruito di prestazioni da parte delle imprese riferibili all’imprenditore, non è mai stata trasmessa, comunicata o comunque portata a conoscenza dalla Procura della Repubblica di Roma». Ma siccome i sussurri della Guardia di Finanza dicono che invece il dottor Toro ebbe modo di vedere la lista – e quindi implicitamente lo si accusa di avere sabotato le indagini – ecco che i pm di Perugia, Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, hanno convocato per oggi alcuni ufficiali delle Fiamme Gialle per venire a capo di questo mistero. E poi toccherà all’architetto Angelo Zampolini.

Achille Toro è accusato di associazione a delinquere e rivelazione di segreto istruttorio, e per questo lo scorso febbraio si è dimesso dalla magistratura. Insieme a lui è indagato anche suo figlio Camillo. A seguito della testimonianza resa ieri da Antonio Di Pietro potrebbe aprirsi un nuovo filone d’indagine, relativo agli anni trascorsi da Toro come capo di gabinetto al ministero dei trasporti durante il governo Prodi. Qui serve una piccola digressione: durante il governo Berlusconi 2001-2006 infrastrutture e trasporti facevano capo allo stesso dicastero, retto da Pietro Lunardi. La moltiplicazione degli incarichi generata dal governo Prodi passò anche per la separazione dei due settori in due diversi ministeri: quello per i trasporti allo stesso Di Pietro e quello le infrastrutture ad Alessandro Bianchi – oggi PD, all’epoca tecnico in quota PDCI – di cui Toro era capo di gabinetto.

Un ruolo chiave in un ministero «pesante» quanto ad appalti. Di qui l’interrogativo di Di Pietro, immediatamente recepito dai pm: non sarà che il rapporto con la «cricca» si consolida in quella fase? Nello stesso periodo, Balducci, che da Lunardi era stato nominato presidente del Consiglio superiore dei Lavori pubblici, entra in rotta di collisione con Di Pietro, viene spostato, ma non ci sta e se ne va sbattendo la porta. Cade comunque in piedi, perché è pronta la nomina a capodipartimento della presidenza del Consiglio grazie ai buoni uffici di Francesco Rutelli, amicissimo dai tempi del Giubileo. E nasce così, anche formalmente, la «squadra» di via della Ferratella. Balducci rientrerà poi trionfalmente al ministero delle Infrastrutture con Altero Matteoli.

Di Pietro non dice altro, ma basta ripercorrere gli eventi per capire dove si va a parare. Nel marzo 2008 cade il governo Prodi, Achille Toro ritorna procuratore aggiunto di Roma e collabora con i pm nell’indagine su Balducci e Anemone.

È soltanto un caso, allora, se la «cricca» si danna per far avere al figlio di Toro un buon incarico al ministero nei mesi che seguono al cambio di maggioranza (e al ritorno al suo lavoro di magistrato)? E’ soltanto una coincidenza che Stefano ottenga una ricca consulenza nell’ambito dei Grandi Appalti? I sospetti che la magistratura perugina nutre su Achille Toro, insomma, diventano sempre più pesanti. Non c’è prova che abbia spifferato davvero lui i segreti di questa inchiesta. Finora i sospetti restano solo sospetti. Ma il suo onore di magistrato è appeso alle parole che diranno oggi gli ufficiali della Guardia di Finanza.