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  • sabato 15 Maggio 2010

Dove sono i soldi?

Nella lista di Anemone ci sarebbe molta altra roba oltre alle case, scrive il Riformista

Circolano «voci maliziose» sul ruolo del ministero dell'economia nella diffusione della lista

La lista Anemone è solo l’antipasto. Quello che manca all’appello sono i soldi – soldi veri: almeno venticinque milioni di euro – e sarebbe questa la causa dei grandi timori che si riscontrano nel centrodestra (al punto da far prendere a Berlusconi le difese dei magistrati) e nel centrosinistra, dove Fioroni solo pochi giorni fa aveva parlato del rischio che l’inchiesta diventasse «bipartisan». Il quadro è descritto da Tommaso Labate, sul Riformista.

Domanda numero uno: chi li ha ricevuti, «i soldi»? Una risposta l’ha azzardata il ministro Gianfranco Rotondi, convinto che quest’inchiesta finirà per coinvolgere «più governi e una decina di fazioni politiche». Domanda numero due: dove sono i soldi? Risposta: sono stati senz’altro trasferiti all’estero, in parte stanno ancora all’estero, in parte sono rientrati in patria più o meno ripuliti. Da qui la domanda numero tre: chi è in grado di poter intercettare le tracce di quei capitali? E qui la risposta si fa semplice semplice, soprattutto dopo l’approvazione dello scudo fiscale: il ministero dell’Economia.

Qui la faccenda inizia a farsi delicata, e la ricostruzione dello scenario, per quanto certamente credibile, si poggia quasi esclusivamente su deduzioni e supposizioni, e andrebbe presa con le molle. In sintesi, la tesi è che Giulio Tremonti – dal quale dipende la Guardia di Finanza – avrebbe nella vicenda qualcosa di più di un semplice ruolo passivo nella ricerca dei capitali riciclati.

Ad alimentare le voci maliziose sono le orme del ministero di via XX settembre in quasi tutti capitoli già letti di Appaltopoli. A cominciare dalla lista di Anemone. Che, come dimostrano le parole del procuratore capo di Roma, «era sconosciuta» persino ai magistrati. Come è venuta fuori dopo tanti anni? Come è finita sulle pagine dei giornali? Su Libero di ieri Franco Bechis ha scritto che «la superlista» è l’ultimo residuo della «guerra tra 007» combattuta tra Niccolò Pollari e Gianni De Gennaro. È vero, ancora non è possibile stabilire se il suo contenuto favorisca più il fronte dell’ex capo del Sisde o quello dell’ex capo della Polizia. Ma un aspetto di tutta la faccenda è ormai definito: la «lista» è stata acquisita dalla Guardia di Finanza nel 2008 e resa nota solo adesso.

Labate spiega così l’estrema cautela di Berlusconi, che nei giorni scorsi si è lamentato del fatto che «rubano tutti» ma ha anche criticato le «liste di proscrizione». Il terremoto in arrivo potrebbe far saltare ogni equilibrio, e il premier vuole essere certo di non esserne travolto.

E nel momento in cui dovesse uscire la lista di serie A, quella dei politici foraggiati dalla cricca? «Tremonti», commenta un berlusconiano di rango, «sarà in prima fila a chiedereil tasto delle teste dei colpevoli, come ha fatto con Scajola. E Silvio, immediatamente, lo accontenterà». E, magari, sarà l’antipasto di quel «governo di salute pubblica» su cui Pier Ferdinando Casini ha scommesso una settimana fa rispondendo in tv alle domande di Lucia Annunziata.