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— Politica

Cosa dice il documento Veltroni

Una sintesi delle cose rilevanti (non tantissime, a dir la nostra)

16 settembre 2010

La costruzione del documento preparato da Walter Veltroni (assieme a Giuseppe Fioroni e Paolo Gentiloni, pare), di cui è stata anticipata una bozza giovedì sera, è del tutto convenzionale: analisi del quadro esistente nella prima parte, “proposta” nella seconda (seguiva gli stessi canoni anche il testo dei “giovani turchi” circolato nel weekend, nonché le relazioni dei segretari del PCI). Nella prima parte si spiegano quindi il fallimento della maggioranza berlusconiana e il preoccupante quadro economico-sociale italiano: sono i due primi paragrafi dei sette che compongono il documento. Il terzo è dedicato all’abbozzo della proposta: generiche dichiarazioni di necessità di riforme e interventi, soprattutto nel settore del lavoro, del settore pubblico, e delle opportunità per i giovani. E un’insistenza maggiore sulla giustizia e la battaglia contro l’illegalità.

Non ci può essere sviluppo dell’Italia, se non si assume come priorità politica la lotta all’illegalità, il contrasto dei livelli politici e finanziari dei poteri criminali, la ricerca della verità sulle pagine più buie e opache della nostra storia collettiva, il prosciugamento delle ragioni sociali del consenso alle mafie nel Mezzogiorno. E’ arrivato il momento di aprire una fase nuova del rapporto tra politica e giustizia. La politica deve assumere il punto di vista dei cittadini in termini di bisogno di legalità e diritto alla giustizia, uscendo finalmente dalla contrapposizione tra giustizialismo e legittimazione dell’illegalità e proponendo a tutte le forze della giustizia un tavolo comune di riforma. Diritti individuali dei cittadini e bisogno di legalità non sono infatti separati e separabili, ma possono vivere solo insieme.

Al punto quattro appare qualcosa che – seppur ancora molto genericamente – può denotare diversamente il documento da quello che potrebbe condividere qualunque altra componente del centrosinistra: la volontà di “rinnovamento”, messa per iscritto e che allude evidentemente a qualcosa di diverso dal “tornare avanti” dei “giovani turchi”.

Una coerente strategia riformista può dunque contare su rilevanti forze sociali, unendole in un progetto che risponda ai bisogni dei più deboli facendo leva sui meriti dei più capaci. Questa strategia non può essere incardinata prevalentemente attorno ad obiettivi di difesa della realtà presente, aggredita dall’attacco della destra populista. Al contrario: l’alleanza da promuovere è tra chi ha bisogno del cambiamento, ma da solo non può realizzarlo perchè non sa, non ha, non può abbastanza e chi vuole il cambiamento, perchè sa progettarlo, ha interesse a promuoverlo, ha le relazioni necessarie per realizzarlo.

Al punto 5, abbiamo scollinato, entra in scena il Partito Democratico. Veltroni rivendica la bontà del risultato elettorale – pur definendolo evidentemente una “sconfitta” – e la sintesi del suo ragionare è: la “crisi del berlusconismo” rimette in gioco quella macchina che stava crescendo e aveva dato fiducia a “un italiano su tre”. E qui uno si aspetta che finalmente l’ex leader spieghi come mai quella macchina si sia bloccata, fino a costringere Veltroni alle dimissioni.

Così non è stato fin qui, o non lo è stato abbastanza, per responsabilità diffuse e condivise. Non si spiegherebbe altrimenti il paradosso per il quale il Pd è riuscito ad ottenere quasi il 34 per cento dei voti nel momento di massima difficoltà per il centrosinistra e di massimo consenso al berlusconismo e fatica oggi a stare sopra il 25 per cento, in piena crisi politica del centrodestra.

Il fatto è che al 25 per cento nei sondaggi il PD ci era già sceso durante il periodo in cui Veltroni era segretario. E insomma, un solido argomento che risponda alla domanda “cosa dovrebbe essere cambiato oggi rispetto alla tua dichiarazione di fallimento del 2009?”, non c’è. E con leggerezza, il documento passa a dire cosa non si deve fare: non si deve fare una cosa “frontista”, tirando dentro tutti, e non si deve fare una cosa “centrista”, corteggiando l’UDC, per capirsi. La prima è una scelta povera e priva di progetto, la seconda ci ributta nei traffici di accordi di governo e alleanze precarie: di superare il progetto bipolare, come propongono in molti, Veltroni non vuole sentire parlare.

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9 Commenti

  1. lubianka

    Beh speriamo sia il giusto oblio, come è successo in tutto il mondo dei comunisti e del PCI nostrano e del PD (è cambiato solo il nome del vecchio PCI) e che se na vadano in pensione questi comunisti a cui la gente non da più fiducia per la mascita di un partito di sinistra, giovane, europeo ed occidentale senza radici imbarazzanti a cui finalmente anche color che militano al centro o al centro destra possano guardare con rinnovata fiducia.

  2. Se non vi spiace riporto il mio commento visto che i 7 punti noiosissimi me li sono letti per intero.

    Veltroni e’ colui che ha lasciato il PD nelle mani di “baffetto” proprio nel momento di maggiore bisogno.
    Ora torna a farci la morale? No grazie.
    Pur avendolo votato, sostenuto, supportato ora penso che gli volterò le spalle così come lui ha fatto con i suoi elettori.

  3. antoniodagostino

    Veltroni: “Innovazione della sua proposta programmatica, che deve assumere con coraggio l’obiettivo di battere tutti i conservatorismi, compresi quelli tradizionali di centrosinistra, ponendo al centro il tema della democrazia decidente, attraverso le necessarie riforme istituzionali ed elettorali: rafforzamento dei poteri del premier e di quelli di controllo del Parlamento, …”

    Fini (lettera al Corriere del 9.9.2010): “Il problema di fondo, semmai, è quello di aumentare contestualmente la capacità deliberativa e di controllo del Parlamento e quella decisionale del Governo”.

    Solo a me paiono dire la stessa cosa? Che poi è sempre il solito MA ANCHE, buono a mettere insieme tutto e tutti. Inevitabilmente Panebianco a Fini (MA vale ANCHE per Veltroni) risponde: “Per quanto riguarda gli aspetti costituzionali, osservo che rafforzare contemporaneamente la capacità deliberativa del Parlamento e quella decisionale del governo è molto difficile nell’ambito delle democrazie parlamentari (il caso dei presidenzialismi è ovviamente diverso). Le democrazie parlamentari oscillano, in genere, fra sistemi con parlamenti forti («la centralità») e governi deboli e sistemi con governi forti e parlamenti deboli o subordinati. È difficile trovare una terza via.”

  4. “Sono dentro e fuori dal PD”. Risposta di Walter a domanda qualche giorno fa.

    Per citare Roberto Manosdepiedra Duran:

    No Mas!

  5. acousticmotorbike

    A me Veltroni stava simpatico. Anche se forse lo preferivo quando scriveva roba tipo “Il Calcio è una scienza da amare”.
    Anche il Post mi piace.
    Però trovare contemporaneamente quattro articoli su Walter mi provoca una grave irritazione, verso il povero Walter e pure verso quelli che credono che questa sia la notizia più importante delle ultime settimane.

    Post presenti:
    1. Cosa dice il documento Veltroni Una sintesi delle cose rilevanti (non tantissime, a dir la nostra)

    2. «Sono preoccupato per il PD» 7 cose dette da Veltroni a RepubblicaTV, tra un “ma anche” e l’altro (aggiornamento: le anticipazioni dell’ANSA sul documento)

    3. Cosa si sa del documento di Veltroni

    4. Il testo del nuovo documento di Veltroni

    Luca

  6. marquinho

    Solo una cosa sui risultati elettorali
    Il 34% dei voti era il risultato dell’effetto novità e del “voto utile”. Alle elezioni amministrative tenute nei mesi successivi (Abruzzo, Sardegna) il PD ebbe dei risultati disastrosi. Quando Veltroni mollò la baracca i sondaggi lo davano all 22-23% e non al 25 come generosamente concede il post.
    Per il resto solita roba alla Veltroni, qualcosa di buono annegato in mare di fuffa.

  7. ziwa

    io bersani lo voto. non avrà il carisma di uòlter ma è una persona seria, che da ministro del governo prodi ha cercato di aiutare i giovani tamponando lo strapotere delle corporazioni taxisti, notai, farmacisti. veltroni in un colpo solo ha perso elezioni governo alleanze. e ora che vuole? non è lui che ha deciso di presentarsi da solo, tagliando l’erba sotto i piedi a prodi e aiutando berlusca a ricompattare i suoi? non si rende conto che tanti, come me, l’hanno votato per paura del peggio? ma adesso ritorna? è un’incubo?

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