Perché il tennis si guarda in silenzio
È una regola non scritta ma molto rispettata: ha ragioni storiche, ma non solo

È una regola non scritta ma molto rispettata: ha ragioni storiche, ma non solo

La loro canzone “Non mi avete fatto niente” è molto simile a “Silenzio”, presentata (e poi scartata) a Sanremo Giovani nel 2016: ma hanno anche lo stesso autore

Ci sono alcuni momenti dei film in cui non possiamo sentire cosa dicono i personaggi, ma li vediamo sussurrare, parlare, urlare, anche se le parole sono coperte da altri suoni. Cosa ci dice quel silenzio-non-silenzio?



Le squadre universitarie americane stanno cercando di eliminare una delle regole più antiche – il silenzio del pubblico – per attirare più persone alle partite




Il gesto della “volpe silenziosa” serve a chiedere il silenzio degli studenti, ma è praticamente identico a quello dei Lupi grigi: ora è stato vietato nelle scuole di Brema

«Davanti alla loro collezione di libri, i miei occhi si perdevano in un tripudio di illustrazioni e dettagli visivi: simboli da interpretare, raggi che si diramano, bocche che invitano al silenzio, occhi, triangoli, cuori alati, serpenti, cerchi magici e geometrie sacre, a simboleggiare, a seconda dei casi, immortalità, sapienza, umiltà, desiderio di conoscenza; e poi ancora calcoli numerici e diagrammi, arditi e complessissimi, come a voler fermare l’inafferrabile, su carta, almeno per un momento»

«Ci vogliono ore e ore di manicure e momenti di silenzio condivisi perché sorga qualche piccola confidenza o un saluto più affettuoso degli altri con le ragazze cinesi che ci lavorano. Ma tra i due mondi rimane una distanza incolmabile. Anche se le pelli si toccano, le persone non si toccano mai per davvero. Un giorno però ho un colpo di fortuna inaspettato. Sara è impegnata. Mi farà le unghie Elena. Una ragazza nuova. Scopro che parla perfettamente l’italiano. E scopro anche, quasi subito, che il mistero è apparente, e scompare se appena guardiamo»

Dopo la scarcerazione di sua figlia Roberto Salis ha commentato ancora una volta duramente l'operato del governo, che invece rivendica di aver «lavorato intensamente, in silenzio»

«Era una bella e calda giornata di primavera. Ricordo il viavai della gente, il rombo dei motori, le corse di classi minori prima di pranzo. Per la gara trovammo posto attaccati alla rete, subito prima della Villeneuve, in fondo al rettilineo dopo il Tamburello. Mi sembra di sentirlo ancora adesso – sulle braccia, negli orecchi, nello stomaco – il frastuono delle macchine al giro di ricognizione, l’eccitazione di vedere per la prima volta la Ferrari dal vivo. Poi quei cinque giri dietro alla safety car per il tamponamento di Lamy a JJ Lehto. Infine il rombo più acuto, la voce di Francesco che dice “ecco, sono ripartiti”, il grido dei motori che si avvicina. E quel proiettile, laggiù, che si schianta contro il muro, la scia della Ferrari di Berger che frulla l’alettone in aria come un coriandolo, il casco giallo reclinato, i soccorsi, l’elicottero in pista. E il silenzio. L’irreale silenzio. Un intero autodromo ammutolito»

«Ecco cosa c’è di universale, in Noodles. Non rifiuta di vendicarsi, ma vuole farlo a modo suo. E il suo “modo di vedere le cose” sono il silenzio e l’assunzione di responsabilità. Mi sembra che non ci sia niente di più universale della conquista di una simile consapevolezza. Questo mi ha insegnato Noodles. Il suo desiderio di riscatto, pur con tutte le ferite autoinflitte e impossibili da rimarginare, è alla base del meccanismo di identificazione che tanto mi ha stravolto dopo la prima visione del film. La ricerca della salvezza, l’accettazione del proprio destino, malgrado la paura e il dolore. L’innocenza si perde una volta sola – Dominic è già morto, per sempre –, e l’immobilità non impedisce al destino di bussare».

Nel calcio a 5 per ciechi il pubblico deve stare in silenzio per far sentire la palla ai giocatori, mentre c'è chi dà indicazioni fondamentali per organizzare le azioni

È alta dieci metri, serve a coprire un'antenna e la sua costruzione è stata approvata grazie al silenzio assenso

«Sulla ciclabile di viale Monza a Milano, nel colorito repertorio di scarico merci, ritiro parenti, posteggio furgoni, posteggio auto, mi è capitato di ricevere: silenzio, improperi coloriti e tonanti inviti alla produttività: “Ma vai a lavorare, va’!”. Una parte di città è ostile alle bici perché è preoccupata che la sua idea di modernità sia diventata vecchia»

In uno sport noto per il contegno e per il silenzio che vige durante il gioco, sempre più spesso i giocatori si lamentano del tifo sguaiato
