Per Péter Magyar il difficile arriva adesso
A un mese dalle elezioni in cui ha sconfitto Viktor Orbán è diventato primo ministro dell'Ungheria: ora deve governare

A un mese dalle elezioni in cui ha sconfitto Viktor Orbán è diventato primo ministro dell'Ungheria: ora deve governare

Da più di un millennio, spendendo ogni volta cifre esorbitanti

Secondo i giudici ha sviluppato un comportamento ostile che di conseguenza ha reso i bambini difficili da gestire

In un'area estremamente limitata, serve per ripristinare i collegamenti elettrici verso la centrale in condizioni precarie

Erano state sospese dopo gli accordi sul nucleare iraniano del 2015, smantellato da Trump qualche anno dopo



Dopo anni di rapporti molto tesi, e ora che il primo ministro indiano Narendra Modi si sta allontanando dagli Stati Uniti

Non è un'impressione: quelli ad alto budget continuano ad allungarsi, perché una lunga durata è funzionale a promuoverli come “eventi”

È un grande palazzo occupato che il governo dice di voler sgomberare, ma a differenza degli altri centri sociali ci vivono centinaia di persone

Musk e altri vorrebbero preservare digitalmente la loro coscienza, ma le applicazioni che aiuteranno le persone sono altre

Riguarda una riforma della legge elettorale regionale pensata anche per avere più donne nel consiglio: ora sono solo 3 su 35

Una delle zone umide più importanti d’Italia è ancora contaminata da rifiuti e sostanze tossiche, e il nuovo piano di risanamento ha molti problemi


Dal Dopoguerra agli anni Novanta Andrea Comoretto ebbe l'arduo compito di gestire la rete elettrica di una città costruita sull'acqua

«È una proposta di semplice attuazione. Si tratta di eliminare il limite di età per l’arruolamento così da evitare che noi boomer – spesso precocemente e a volte pure lautamente pensionati – si sia di peso e non di beneficio ai nostri figli e nipoti, oltre che al Paese»

Due anni fa furono completamente allagate e sembrò quasi impossibile ricostruirle: ora hanno riaperto ed è ripresa la vendita del sale

Lo racconta lo storico Jean-Pierre Filiu nel libro "Niente mi aveva preparato", mentre ci guida tra le sofferenze e la distruzione a Gaza

«È una fabbrica fragile, la scrittura. Eppure, la necessità di parlare con gli altri, o se preferite il piacere di parlare con gli altri, è più forte di ogni dubbio e di ogni intoppo»
