“Io Capitano”, candidato agli Oscar
Il film di Matteo Garrone racconta la storia di un ragazzo senegalese che cerca di raggiungere l'Italia via mare: se la vedrà tra gli altri con “Perfect Days” e “La società della neve”

Il film di Matteo Garrone racconta la storia di un ragazzo senegalese che cerca di raggiungere l'Italia via mare: se la vedrà tra gli altri con “Perfect Days” e “La società della neve”

Quest'anno 7 film non statunitensi si sono spartiti 14 candidature, ma è una storia cominciata anni fa

Quattro sono europei, ci sono Wim Wenders e l'iraniano che ha vinto ai Golden Globes

Fanno tenerezza i tentativi che facciamo, all’inizio dell’anno, di immaginare e prevedere cosa accadrà nei prossimi dodici mesi [Continua]

Le storie del rock di oggi raccontate da Massimo Cotto

Fu forse il più famoso direttore di quotidiano di sempre, fece diventare il Washington Post quello che è oggi e guidò le inchieste sul Watergate

Arrivò in Italia vent'anni fa: incassò tantissimo, si fece notare ed ebbe un grande impatto sul cinema, anche criticato

Per decenni non ne hanno avuto bisogno e lo hanno spesso deriso, ma ora qualcosa sta cambiando: ovviamente c'entra Netflix

Record, assenze notevoli, rientri eccellenti e cose da sapere: per esempio la storia dell'uomo arrivato alla ventesima candidatura senza vincere mai

In tutti gli Stati Uniti si parla della morte di John Wooden

Cose da sapere – senza spoiler – sul film sudcoreano che stanotte ha vinto quattro premi agli Oscar, compreso il più importante di tutti

I requisiti sono obsoleti e le selezioni tortuose: inoltre il film deve piacere prima di tutto nel paese di origine, un aspetto problematico

“Non solo non sono più capaci di ordire un golpe; neanche di usare le posate a tavola”

«Mi è difficile, quasi mezzo secolo dopo, ricordare nitidamente la conversazione. Ma il nocciolo della questione lo ricordo bene. Claudio Pica da Trastevere era sì furibondo; ma soprattutto ferito dal mio riferimento ai gemelli “grossi come dischi volanti”. Mi piace riassumere il breve discorso che il Reuccio mi fece, seduti uno di fronte all’altro nella saletta della portineria dell’Unità di Milano, mentre il custode Giuseppe, con la coda dell’occhio, vegliava sulla mia incolumità: “Non me ne frega niente se non ti piace come canto. Ma non ti perdono di avermi preso per il culo per i miei gemelli sull’Unità, il giornale del popolo". Quello che per me era stato solo un dileggio occasionale, una noterella satirica sull’abbigliamento di un cantante, per lui era un attacco alla sua credibilità di “uomo del popolo”»


È lo stilista che aveva riportato l'azienda al successo e ai profitti, ed è l'ennesimo recente cambio dirigenziale nell'industria della moda

Arrivò nei cinema italiani il 31 gennaio 1991: era ambientato nel passato, durante una guerra, ma non parlava granché né dell'uno né dell'altra

«La storia del cinema sui campi di sterminio e le discussioni che ne sono seguite tentano di rispondere a domande complesse e universali, sul nostro rapporto con il male e la sua rappresentazione: è lecito mettere per immagini la Shoah? E come farlo senza spettacolarizzare o edulcorare la morte di massa? Quando mostrare diventa troppo? È giusto rielaborare in forma narrativa la realtà? È accettabile che parli di Auschwitz chi non ha vissuto quell’orrore? Alcune di queste domande sono antiche come l’umanità, e valgono anche oggi»

Il 30 aprile del 1993, quando aveva 19 anni ed era la tennista numero uno al mondo, un uomo ossessionato da Steffi Graff cambiò la sua carriera e forse la storia del tennis
