Il grande libro del rock (e non solo) – 1 aprile

Le storie del rock di oggi raccontate da Massimo Cotto

di Massimo Cotto

Guidando la notte senza fari / e indossando occhiali neri, perdipiù

April Fool, Soul Asylum

Un giorno ricco di scherzi anche nel mondo della musica, spesso inventati dagli stessi musicisti, che vogliono godersi la reazione stupita e in alcuni casi scandalizzata dei fan. In molti casi, il pesce è cotto a puntino per far abboccare alla grande.
Celebre lo scherzo di Björk, che pubblicò sul suo sito la notizia che era entrata a far parte dei Led Zeppelin in sostituzione di Robert Plant, da sempre restio a rientrare nel Dirigibile se non in eccezionali circostanze. Lei aveva accettato, ma posto una condizione: avrebbe cantato solo canzoni provenienti dai primi quattro album. Sul suo sito aveva anche messo un link che annunciava le date, ma quando cliccavi appariva la scritta: «Björk and Led Zeppelin? Nah! April fool!». Pesce d’aprile.
Anche Chris Martin, con un post sul blog dei Coldplay, si è divertito a dovere. Questo il testo: «Buongiorno. Annunciamo oggi che i Coldplay registreranno in un luogo dove nessun musicista aveva mai osato avventurarsi: l’assenza di gravità. Alla fine dell’anno, la band salirà su un Boeing 727 che può offrire assenza di gravità per periodi limitati di venti venticinque secondi. Il gruppo indosserà tute disegnate su misura, ispirate a quelle dei vecchi cosmonauti russi, e sarà accompagnato dal produttore Brian Eno, che per l’occasione ha studiato microfoni pesanti in modo da registrare la sessione su un lettore analogico di cassette del 1969».
Stessa voglia di scherzare di Trent Reznor, che il primo aprile del 2009 ha annunciato un improbabile disco dei Nine Inch Nails prodotto da Timbaland, con ospiti Bono, Justin Timberlake, Alicia Keys e James Keenan dei Tool. Titolo Strobe Light. Per ironizzare sui vantaggi della distribuzione online, il prezzo non era inferiore a quello dei negozi, anzi: diciannove dollari più dieci di tassa per la comodità della consegna digitale.
Improponibile il pesce d’aprile di TgCom, che ha diffuso la notizia che Michael Jackson era interessato ad avere Marco Carta in tour con lui.

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Sto per affittare una casa / all’ombra dell’autostrada

The Pretender, Jackson Browne

1954 – nasce ad Hartford, nel Connecticut, Jeff Porcaro, virtuoso batterista dei Toto, figlio d’arte – suo padre Joe era un buon percussionista, piuttosto noto come session man – e fratello di Steve e Mike, con i quali ha dato vita alla bella favola di un gruppo che ha venduto trenta milioni di dischi nel mondo. Famiglia di talento ma non troppo fortunata, se oggi Mike soffre di SLA, sclerosi laterale amiotrofica (detta anche morbo di Gerigh dal nome del giocatore di baseball che fu la prima vittima accertata di questa patologia), e se Jeff è morto in circostanze drammatiche, ai confini dell’inverosimile. Il 5 agosto del 1992, all’età di trentotto anni, mentre sta facendo giardinaggio a casa sua, eccede nelle dosi di pesticida e ne inala una quantità tale da procurarsi un infarto. Con la sua batteria ha impreziosito, oltre alle canzoni dei Toto, molti altri brani tra cui Beat It di Michael Jackson, I Love L.A. di Randy Newman, Mother dei Pink Floyd e The Pretender di Jackson Browne.

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Ho sognato un sogno, nel tempo andato / quando la speranza era forte e la vita degan di essere vissuta

I Dreamed A Dream, Susan Boyle

1961 – nasce a Blackburn, in Scozia, Susan Boyle, Cenerentola dei nostri giorni, protagonista della più bella favola che si possa raccontare. Nasce da genitori emigrati dall’Irlanda. La madre la partorisce a quarantasette anni, non senza qualche problema, perché una momentanea carenza di ossigeno lascia Susan in uno stato confusionale che le procurerà in futuro qualche seria difficoltà di apprendimento. Questo lieve ritardo mentale, unito a un aspetto fisico tutt’altro che invitante, faranno di lei l’oggetto di derisione preferito dai compagni di scuola e anche dai presentatori televisivi. Come Michael Barrymore, che nel 1994, anziché commentare positivamente la stupefacente versione di Susan Boyle di I Don’t Know How To Love Him dal musical Jesus Christ Superstar, passa tutto il tempo a prenderla in giro per il suo aspetto. Sta per accadere la stessa cosa anche a Britain’s Got Talent, ma quando inizia a cantare le risatine di scherno si trasformano in applausi e, quando arriva al ritornello, in standing ovation. La storia di questa anziana concorrente che sbaraglia tutti fa il giro del mondo. Nei successivi nove giorni, cento milioni di persone vedono il filmato su Internet. Alla finale, nonostante sia ultrafavorita, arriva seconda, ma la gente continua a impazzire per lei. Dopo un breve ricovero per stress in un ospedale psichiatrico, esce il suo primo disco, I Dreamed A Dream, e la favola continua, anche se non cessano le malignità. Quando, al festival di Sanremo 2010, Antonella Clerici le chiede quale sarà il suo prossimo sogno da realizzare, una voce cattiva si alza dalla platea dell’Ariston e risponde per lei: «Un marito».

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Madre, madre / troppe come te stanno piangendo / fratello, fratello / troppi di voi stanno morendo

What’s Goin’ On, Marvin Gaye

1984 – muore Marvin Gaye, una delle più grandi voci del soul, l’uomo che aveva riassunto il cammino on the road dei musicisti che aprono il cuore alla vita nel fantastico verso «ovunque appoggio il mio cappello, quella è casa mia»; l’uomo che, riprendendo Lennon, ribadiva che sì, l’amore era la risposta («love is the answer»), ma andava oltre: «War is not the answer», la guerra non è la risposta. Muore già sapendo di morire, avvertendo che la fine si stava avvicinando, come disse Little Richard, al quale Gaye aveva confidato di sentire una premonizione. Morì ucciso dal padre, alla vigilia del suo quarantacinquesimo compleanno. Dopo un banale litigio su alcuni documenti sistemati nel posto e nel modo sbagliato, il padre gli spara con un fucile che Marvin gli aveva regalato quattro mesi prima. Si dichiara colpevole e subisce una prima condanna, ma tutte le accuse su di lui cadono quando si scopre che ha un tumore al cervello, tumore che probabilmente ha determinato il suo atteggiamento violento e irresponsabile. Vivrà comunque altri quattordici anni, consapevole, nonostante il tumore, di aver ucciso suo figlio, una delle più grandi stelle nere della storia.

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Foto: AP Photo/Shizuo Kambayashi

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