L’Italia, gli altri

Quando andiamo fuori dall’Italia o leggiamo i grandi giornali esteri, la sensazione è che gli altri non si preoccupino affatto di come vengono visti.
In Italia, invece, il nostro giornalismo è molto attento a cosa si pensa di noi: siamo preoccupati di ciò che dice l’Europa, di ciò che dicono i mercati, di ciò che pensano Francia, Germania e Stati Uniti. Der Spiegel scrive che siamo tutti Schettino, per tutti gli altri siamo mandolino, mafia e pizza… Anche se poi in pochi assumono posizioni, com’è successo venerdì con il titolo de Il Giornale “A noi Schettino a voi Auschwitz”.

E allora, come se ci sentissimo sempre sotto osservazione e avessimo il bisogno costante di rapportarci all’opinione altrui per ricevere indicazioni utili o per capire dove stiamo andando, ci chiediamo:
– Quanto Berlusconi era o non era apprezzato all’estero?
– Se Monti viene “approvato” dai mercati e dall’Europa, allora vuol dire che “abbiamo fatto bene”?

I giornali veicolano continuamente questo tipo di impressioni.

In quanti hanno pensato, leggendo sul caso del Concordia: che figura tremenda davanti agli altri Paesi, chissà cosa diranno di noi?
Nel contempo, quando ne parlano male, c’è un’ondata emotiva enorme, come se ci sentissimo traditi. E Der Spiegel non è nuovo a questo tipo di exploit.

Ispirati da alcuni nostri follower, ci siamo domandati: siamo l’unico Paese che si interroga sul proprio posto nel mondo o è una distorsione giornalistica? Se così è, quando abbiamo iniziato a preoccuparcene? E poi, che idea hanno gli stranieri del Paese (l’Italia) che hanno scelto per vivere? Cosa raccontano i loro giornali stampati in Italia?

E allora vi chiediamo:

Tra come ci vedono da fuori, tra come vogliamo sembrare, tra l’Italia che gli immigrati sperano di trovare e gli emigrati di abbandonare, qual è la NOSTRA percezione del Paese che abitiamo?
Sempre che esista e non sia solo l’insieme delle idee che di noi hanno all’estero.

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