Il duro discorso di Verhofstadt contro Orbán

Mercoledì 26 aprile Guy Verhofstadt, presidente del gruppo Alleanza dei democratici e dei Liberali per l’Europa al Parlamento europeo, ha tenuto un discorso di fronte a Viktor Orbán, il primo ministro dell’Ungheria. Il discorso di Verhofstadt è stato parecchio duro. Si è trattato per larga parte di un elenco (accompagnato da commenti ironici) dei provvedimenti più controversi attuati negli ultimi anni dal governo guidato da Orbán, come l’approvazione di una legge che potrebbe determinare la chiusura della Central European University (CEU) di qualche giorno fa. La CEU è un’università fondata nel Paese dal miliardario e filantropo George Soros, che in passato era stato molto criticato da Orbán. E anche su questo punto Guy Verhofstadt ha avuto da ridire.

HUNGARY-POLITICS-PROTEST

(ATTILA KISBENEDEK/AFP/Getty Images)

Più di tutto però Orbán è stato molto criticato negli ultimi anni per aver instaurato in Ungheria una sorta di regime autoritario, con leggi che hanno rafforzato la sua posizione di primo ministro, ridotto le possibilità di azione per le opposizioni e accresciuto il controllo dei mezzi di comunicazione. Il governo di destra guidato da Orbán è stato più volte accusato dalle istituzioni europee per aver gestito l’immigrazione nel Paese con un approccio ai limiti delle norme europee e internazionali per quanto riguarda i diritti umani. Il discorso di Guy Verhofstadt parte però da molto lontano: dal 1989, l’anno in cui lui e Orbán si sono incontrati per la prima volta in Ungheria. Al di là delle connotazioni politiche, il discorso è stato molto apprezzato tra i rappresentanti delle istituzioni europee perché ha rappresentato il pensiero di molti, anche se questa volta il pensiero si è tramutato in parole ascoltate direttamente dall’interessato all’interno di un’istituzione europea. Sotto trovate il discorso di Guy Verhofstadt tradotto in italiano, più sotto ancora il video dell’intervento con i sottotitoli in inglese.

Il discorso di Gut Verhofstadt

«Primo Ministro, Sig. Orban, non so se si ricorda della prima volta che ci siamo incontrati in quell’hotel di Budapest. Era il dicembre del 1989. Non ricordo precisamente il nome, ma ricordo che ci incontrammo perché avevo un appuntamento con lo SZDSZ, il vecchio partito Liberale. Le chiesi, essendo lei il leader di Fidesz, come mai non fosse con il suo partito in quella sala riunioni e lei mi spiegò il perché. Era alcuni mesi prima del successo ottenuto da Fidesz nelle prime tre elezioni in Ungheria, e a proposito: a offrirle il suo supporto c’era Georges Soros, me lo ricordo. Il suo programma era all’incirca un po’ più progressista rispetto a quello dello SZDSZ dell’epoca, direi più social-liberalista, vagamente simile a quello di Emmanuel Macron. Lei, nel 1989, era l’Emmanuel Macron ungherese. Non credo però che Emmanuel Macron gradirà questo mio paragone (perlomeno non l’ho detto in francese). Ma siamo onesti: molto è cambiato dal 1990 e da quel 1989 in cui ci incontrammo. Lei è cambiato. Si è sbarazzato dei suoi principi democratici al punto da affermare apertamente: “Non voglio creare una democrazia liberale, ma uno stato illiberale”, e la lista di ciò che ha commesso al momento è davvero lunga. Attacchi alle ONG, allontanamento della frangia più critica della stampa, innalzamento di muri, il tentativo di reintrodurre la pena di morte nel suo Paese (nonostante non sia possibile per via dei nostri trattati). E ora ha persino deciso di chiudere un’università. La mia domanda è: “Fin dove vuole spingersi?”. Qual è il prossimo gesto che compirà? Bruciare libri, forse? Sul luogo che si trova di fronte al Parlamento ungherese, Piazza Lajos Koosuth? I libri di Kertész, magari, o forse di Konrad. O forse i libri di uno dei miei scrittori ungheresi preferiti, Sándor Márai, perché Sándor Márai è stato un ungherese cosmopolita che lei ha attaccato. Lei mi sembra orgoglioso, quasi felice di poterlo dire apertamente in questo luogo. Ma non vedo un conservatore convinto (perché lei nel frattempo è diventato un conservatore convinto e orgoglioso). No, io vedo una sorta di versione moderna della vecchia Ungheria comunista: protezionismo economico, eccessivo nazionalismo, l’ascesa di uno stato illiberale e inoltre lei vede nemici dello stato Ungherese ovunque: nel settore energetico, nei media, nelle ONG, e ora persino nel mondo accademico. È come se fossero tornati in vita Stalin o Breznev, ma questa volta in Ungheria. Anche loro erano così paranoici. Non le basta avere la maggioranza in una democrazia, lei deve inseguire e allontanare chi ha un’opinione diversa dalla sua. Signor Oban, e con questo concludo il mio intervento, l’Ungheria è diventata un membro dell’Unione Europea nel 2004. Lei ha aderito, così come chi l’ha preceduta, ai valori dell’Unione, e conosce molto bene tutti questi principi, che sia la Sinistra sia la Destra rispettano. Lei ha violato ognuno di questi principi nei vari casi menzionati dal Sig. Timmermans. Eppure vuole restare membro dell’Unione Europea. Personalmente nutro molto più rispetto per gli euro-scettici che hanno almeno la decenza di dire: “Non ci piace l’Unione Europea, non ne condividiamo i valori e vogliamo uscirne”. Le vuol continuare a beneficiare dei fondi europei, dei soldi dell’Unione Europea, senza però condividerne i valori, diversi dai suoi. Come lo definisce questo comportamento? Io non lo ritengo coraggioso e di certo non è in linea con il comportamento che un politico con dei principi dovrebbe avere. Da qui la mia domanda: non crede sia giunto il momento di compiere una scelta? Una scelta come quella che la portò a trasformarsi da un liberal-democratico a un conservatore “un po’ nazionalista”. Non crede sia giunto il momento di chiedersi come verrà ricordato in futuro? Vuole essere ricordato come qualcuno che ha liberato il suo Paese, l’Ungheria, dal comunismo, ed è quel che ha fatto oppure vuole essere commemorato come l’eterno nemico della nostra società aperta, democratica ed europea? Questa è la scelta che deve compiere in questo momento».

Il video dell’intervento di Guy Verhofstadt al Parlamento europeo di fronte al primo ministro ungherese Viktor Orbán

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