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  • mercoledì 5 aprile 2017

Il governo ungherese contro l’Università di Soros

Una legge potrebbe determinare la chiusura della Central European University del milionario e filantropo ungherese, migliaia di persone hanno protestato

Una manifestazione davanti all'università centrale europea - Budapest, 4 aprile 2017 (ATTILA KISBENEDEK/AFP/Getty Images)

In Ungheria è stata approvata una nuova legge che potrebbe determinare la chiusura della Central European University (CEU), un’università fondata nel paese dal miliardario e filantropo ungherese George Soros, che da molti anni vive negli Stati Uniti dove ha basato buona parte delle proprie fortune economiche. Il provvedimento è stato voluto dal primo ministro Viktor Orban, che in passato era stato molto critico nei confronti di Soros e delle sue organizzazioni per i diritti umani, attive anche in Ungheria.

La legge sull’università è stata criticata da molti osservatori e a Budapest, la capitale dell’Ungheria, migliaia di persone hanno manifestato contro Orban e la sua decisione, chiedendo tutele e garanzie per la CEU. Orban da tempo è accusato di avere instaurato una sorta di regime autoritario nel paese, con leggi che hanno rafforzato la sua posizione da primo ministro, ridotto le possibilità di azione per le opposizioni e aumentato sensibilmente la propaganda e il controllo dei mezzi di comunicazione.

Gli emendamenti approvati ieri dal Parlamento, a una legge già esistente, formalmente dovrebbero consentire di sanzionare le università che emettono diplomi senza averne i requisiti, ma nei fatti sembrano essere chiaramente mirati contro la CEU. Il provvedimento dice che le università straniere possono essere attive in Ungheria solo se hanno anche una sede nel loro paese di provenienza. La CEU è attiva solamente a Budapest ed è l’unica in Ungheria a non avere una sede vera e propria nel paese di origine, in questo caso gli Stati Uniti. Inoltre, si è stabilito che le università straniere possono emettere diplomi e lauree in Ungheria solo se il governo ungherese trova un accordo con il loro paese di provenienza. Nel caso della CEU dovrà quindi essere stabilito un accordo entro sei mesi dall’entrata in vigore della nuova legge.

Ieri migliaia di persone tra studenti, docenti universitari e cittadini che si oppongono a Orban hanno manifestato nel centro di Budapest, nei pressi della sede della CEU, chiedendo che il presidente dell’Ungheria, János Áder, non firmi la nuova legge evitando che quindi entri in vigore. Sembra però improbabile che Áder metta il proprio veto, considerato che negli ultimi anni ha firmato diversi altri provvedimenti del governo Orban che hanno di fatto portato a limitazioni dei diritti civili, delle libertà di espressione e ad aumentare l’influenza del governo nei confronti della magistratura.

Sostenendo la necessità della nuova legge, nei giorni scorsi il ministro degli Affari umani, Zoltan Balog, aveva detto che le organizzazioni finanziate da Soros stanno cercando di indebolire il governo Orban: “Le organizzazioni di George Soros attive in Ungheria e nel resto del mondo sono organizzazioni pseudo-civili, il nostro impegno è di sradicarle”. La settimana scorsa Viktor Orban aveva detto che la CEU fa concorrenza sleale nei confronti delle altre università e l’aveva definita una “truffa”. Orban aveva fatto anche indirettamente riferimento a Soros, spesso molto critico nei suoi confronti, dicendo: “Nessuno in Ungheria può essere al di sopra della legge, anche se sei un miliardario”.

La CEU è attiva a Budapest dal 1991 e conta circa 1.400 studenti. Il suo rettore, Michael Ignatieff, ha respinto le accuse di Orban ricordando che la sua università ha sempre rispettato la legge. Ignatieff ha annunciato che ricorrerà contro la decisione contestandone l’incostituzionalità. Sarà inoltre organizzata una campagna internazionale per convincere il governo di Orban a rivedere la decisione: “Nel combattere per salvare la CEU stiamo combattendo per le libertà di tutte le istituzioni accademiche dell’Ungheria”.

In ambito internazionale diversi paesi hanno espresso preoccupazione per la nuova legge, soprattutto alle luce delle già numerose restrizioni imposte dal governo. Tra i più critici c’è stato il presidente della Germania, Frank-Walter Steinmeier, che ha chiesto al Parlamento Europeo di difendere i diritti umani e civili in Ungheria, paese membro dell’Unione Europea, facendo diretto riferimento alla legge sulla CEU.

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