Il monologo di Jimmy Kimmel che ha aperto la cerimonia degli Oscar

Il monologo di Jimmy Kimmel che ha aperto la cerimonia degli Oscar

Il presentatore televisivo americano Jimmy Kimmel ha aperto la cerimonia di premiazione degli Oscar con il tradizionale monologo, per il secondo anno consecutivo. Kimmel ha fatto subito una battuta sul cosiddetto “Envelopegate”, cioè sul clamoroso errore commesso durante la cerimonia dello scorso anno nell’assegnazione dell’ultimo e più importante premio, quello per il Miglior film, dato prima a La La Land e poi a Moonlight (qui tutta la storia): «Lo voglio dire: quest’anno quando sentite chiamare il vostro nome non alzatevi subito». Kimmel ha scherzato anche sul tema più chiacchierato a Hollywood nell’ultimo anno: quello delle molestie sessuali iniziato con lo scandalo di Harvey Weinstein e del successivo movimento MeToo. Riferendosi alla statuetta dell’Oscar, Kimmel ha detto: «Oscar è un uomo molto rispettato a Hollywood, guardatelo, tiene le mani dove le si può vedere, non dice mai una parola fuori posto e soprattutto, non ha il pene».

Kimmel ha parlato anche del ruolo delle donne e delle minoranze – in particolare gli afroamericani – nel cinema americano, citando l’enorme successo di Black Panther: «Mi ricordo un tempo in cui i grandi studi cinematografici non credevano che una donna o una minoranza potessero essere i protagonisti di un film di supereroi. E me lo ricordo perché quel tempo era marzo dello scorso anno». Come hanno notato in molti, c’è stata una persona in particolare che Kimmel non ha mai citato nel suo monologo d’apertura: il presidente americano Donald Trump (una cosa che invece aveva ampiamente fatto nel 2017).

Saad Hariri si è fatto un selfie con Mohammed bin Salman, questa volta

Saad Hariri si è fatto un selfie con Mohammed bin Salman, questa volta

Il primo ministro libanese Saad Hariri ha pubblicato su Twitter un selfie fatto insieme a Mohammed bin Salman, potente principe ereditario saudita, durante la sua visita a Riyadh, la capitale dell’Arabia Saudita. Il selfie – nel quale si vede anche l’ambasciatore saudita negli Stati Uniti, il principe Khaled bin Salman – ha fatto molto discutere. Nel novembre dello scorso anno, infatti, Hariri era stato al centro di un caso diplomatico enorme che aveva coinvolto i sauditi: durante una normale visita ufficiale in Arabia Saudita, Hariri era sparito per giorni dopo avere dato inaspettatamente le sue dimissioni da primo ministro. Secondo molti analisti, era stato forzato a farlo dalla famiglia reale saudita che voleva mettere al suo posto un primo ministro meno conciliante con Hezbollah, forza sciita molto potente in Libano e alleata dell’Iran. Alla fine era tornato tutto più o meno alla normalità e Hariri aveva ritirato le sue dimissioni.

Silvio Berlusconi, trequartista

Silvio Berlusconi, trequartista

In vista delle elezioni di domani, il profilo Twitter ufficiale di Forza Italia ha condiviso un’immagine che mostra le formazioni di due squadre di calcio. Una, quella azzurra, è la squadra di Forza Italia: ci sono tra gli altri Silvio Berlusconi, la Flat Tax e Antonio Tajani (presidente del Parlamento europeo, e candidato primo ministro da Berlusconi). Nella squadra da battere ci sono Luigi Di Maio (centrale di difesa) e un centrocampo a tre formato da ribellismo, statalismo e pauperismo. È giorni che Berlusconi attacca quasi solo il Movimento 5 Stelle: con loro si gioca moltissimi collegi uninominali al Sud, che deve vincere se vuole avere speranza di ottenere una maggioranza in Parlamento.

Qualcuno si è ricordato che già cinque anni fa il centrodestra usò un’immagine simile (mettendo tra gli avversari Angela Merkel e Mario Monti, tra gli altri).

Altri hanno fatto notare come Berlusconi, che da presidente del Milan ha sempre insistito perché la squadra giocasse con due attaccanti, sia nettamente a favore del modulo del 4-3-1-2 e avverso al 4-3-3 (scelto per la squadra avversaria).

Altri, sempre su Twitter hanno ricordato che anche Matteo Renzi un paio di anni fa fu fotografato mentre correva a Cuba indossando una maglia da numero 10, quella che nel calcio di solito hanno i trequartisti.

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