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  • martedì 27 febbraio 2018

I gran costumi di “Black Panther”

Sono stati disegnati dalla più importante costumista nera e sono ispirati a tessuti, vesti e monili di alcuni popoli dell'Africa

Una scena di Black Panther

Black Panther, il nuovo film di supereroi della Marvel uscito in Italia il 14 febbraio, sta piacendo molto al pubblico e ai critici, e tra i tanti motivi c’è anche la bellezza dei costumi indossati dai protagonisti e dai personaggi secondari delle tante tribù del regno di Wakanda, una zona immaginaria dell’Africa in cui è ambientata la storia. È probabile che la moda dei prossimi mesi ne verrà in qualche modo influenzata: anzi è già così, perlomeno a guardare le foto delle prime del film, dove attori e fan si sono presentati in abiti reali e ispirati a diversi popoli africani.

L’attrice Janelle Monáe alla prima mondiale di Black Panther, Hollywood, 29 gennaio 2018
(VALERIE MACON/AFP/Getty Images)

In Black Panther gli abiti non sono solo qualcosa di accattivante e bello da guardare, ma un tassello centrale del mondo pan-africano inventato per rappresentare e celebrare l’universo nero scansando gli stereotipi, rispettandone le diversità e con l’ambizione di costruirne una sorta di identità futura. È un lavoro che è stato fatto per tutti gli aspetti del film, dal linguaggio all’architettura, ma che spicca soprattutto negli abiti: sono immediati e servono a identificare le singole tribù suggerendone le tradizioni, i costumi, la struttura sociale. Sono il risultato del lavoro di una squadra di 30 stilisti ed esperti cappeggiata da Ruth E. Carter, la più famosa costumista afroamericana, due volte candidata all’Oscar per il suo lavoro nei film Malcolm X (1992) di Spike Lee e Amistad (1997) di Steven Spielberg, e di recente impegnata in Roots, Selma, Marshall e The Butler.

Per mesi la squadra ha frugato nelle bancarelle e negli archivi delle biblioteche di mezzo mondo, da New York a Nairobi a Mumbai, in cerca di ispirazione per vestiti, acconciature, maschere e gioielli da proporre a Ruth, che a sua volta ha preso spunto, scrive il Washington Post, dal fumetto che ha ispirato il film, dall’arte africana, dai costumi tradizionali e dalla moda contemporanea, come l’Afropunk, dagli elegantissimi sapeurs congolesi e dagli stilisti del momento, come il nigeriano Duro Olowu che ha vestito Michelle Obama. Carter ha quindi disegnato gli abiti mantenendo dei richiami molto accurati: per esempio Shuri, la sorella del re T’Challa, indossa perle di argilla e non di vetro perché sono così che le fanno i bambini, il rosso con cui si dipingono il corpo le guerriere del Dora Milaje – l’esercito reale ispirato alle Amazzoni del regno di Dahomey – viene da un misto di argilla rossa e burro di karitè usato dal popolo Himba sub-sahariano. Molti sui giornali e sui social network hanno provato a rintracciare gli influssi culturali delle varie stampe, maschere e corone – uno dei lavori più accurati è stato fatto su Twitter dall’utente Waris  – e di seguito trovate i principali, con qualche informazioni sui popoli che li hanno ispirati.

Il disco labiale dei Surma e dei Mursi
Questi due popoli che vivono in Etiopia applicano una sorta di piatto o disco labiale alle ragazze che raggiungono la maturità sessuale, o tra i 6 e i 12 mesi prima del matrimonio. La madre o qualche parente stretta della ragazza le fora il labbro inferiore e applica un disco sempre più grande con il passare del tempo; maggiore è il piatto, più alta è la posizione sociale della ragazza. Nel film viene portato dal capo della Tribù del Fiume insieme a un completo verde, il colore identificativo del suo popolo, disegnato dallo stilista di origine ghanese Ozwald Boateng. Carter aveva chiesto a Boateng l’abito, che aveva trovato online, ma lui aveva risposto che il tessuto veniva realizzato a Milano e ci volevano sei mesi di tempo, mentre lei aveva solo due settimane. Alla fine Carter lo aveva trovato in un negozio e lo abbinò con una camicia di un’altra tinta di verde, sempre di Boateng.

(Black Panther)

Una ragazza del popolo Suri con un disco labiale, fotografata in Etiopia (Miro May/picture-alliance/dpa/AP Images)

Un copricapo Zulu
La regina reggente Ramonda, madre del re T’Challa, indossa un copricapo che ricorda l'”isicholos” portato dalle donne sposate Zulu durante le cerimonie. Gli Zulu sono il più grande gruppo etnico del Sudafrica, dove ne vivono tra i 10 e 12 milioni. Nel XVIII secolo avevano costituito un importante regno africano; durante l’apartheid vennero costretti a stabilirsi nello stato KwaZulu appositamente creato dal regime, da cui deriva l’attuale regione del KwaZulu-Natal, nel sud-est del Paese, dove vive tuttora la maggior parte degli Zulu.

(Black Panther)

Donne Zulu in abiti tradizionali a Pretoria, in Sudafrica, nel 2006 (GIANLUIGI GUERCIA/AFP/Getty Images)

Abiti e armi Masai
Le divise del Dora Milaje, l’esercito reale di Wakanda, ricordano gli abiti e gli ornamenti dei Masai, un popolo che vive nel Kenya meridionale e nella Tanzania settentrionale.

Donne Maasai a Kimani, in Kenya, nel 2014 (CARL DE SOUZA/AFP/Getty Images)

Donne Maasai a Kimani, in Kenya, nel 2014 (CARL DE SOUZA/AFP/Getty Images)

Anthony Francisco, un illustratore della Marvel, ha detto di essersi ispirato per alcuni ornamenti del Dora Milaje agli Ifugao, un popolo tribale filippino che vive nel nord dell’isola di Luzon e famoso per le risaie terrazzate. In particolare ha disegnato il tessuto ricamato di perline del generale Okoye ricordando una tovaglia nella casa di sua zia, nelle Filippine.

Una coppia di Ifugao a Luzon, nelle Filippine (Sergi Reboredo/picture-alliance/dpa/AP Images)

Le maschere Igbo
In una scena del film Erik Killmonger, il “cattivo” di Black Panther, indossa una maschera Igbo, un popolo nigeriano, tra i gruppi etnici più numerosi dell’Africa. Le maschere sono una delle forme d’arte più praticate dagli Igbo, indossate in riti, danze e celebrazioni. Questa in particolare è del tipo Mgbedike, dai larghi e aggressivi tratti maschili, che spicca per contrasto con quelle femminili e delicate indossate dalle donne.

Erik Killmonger con una maschera Igbo (Black Panther)

Una maschera Igbo risalente al XIX-XX secolo, proveniente dalla Nigeria e conservata al MET di New York (MET)

Le coperte dei Basotho
I Basotho vivono nel Lesotho, nell’Africa meridionale, e sono conosciuti per le coperte di lana in cui si avvolgono per proteggersi dal vento, dal freddo e dalla pioggia: ogni tribù è identificata da un colore e da una trama, tramandate e rinnovate nel corso dei secoli. Nel film a indossarne una è il personaggio di W’Kabi, interpretato da Daniel Kaluuya, amico e braccio armato di T’Challa.

Il personaggio di W’Kabi con una coperta dei Bastoho (Black Panther)

Uomini Basotho avvolti nelle loro coperte in fila per votare a Machache, nel Lesotho (AP Photo/Jerome Delay)

Una donna Basotho in fila per votare a Nyakosoba, nel Lesotho, nel 2017 (GIANLUIGI GUERCIA/AFP/Getty Images)

Le collane degli Ndebele

Il Dora Milaje, l’esercito reale, e il suo generale Okaye portano al collo degli anelli d’oro che ricordano quelli del popolo Ndebele, un popolo dello Zimbabwe e del Sudafrica, usati per ostentare ricchezza e rango sociale.

Okaye (Black Panther)

Una donna Ndebele in abiti tradizionali a Ubuntu, Sudafrica, nel 2002 (AP Photo/Themba Hadebe)


I colori terrosi degli Himba
Alcune tribù del film e il Dora Milaje hanno il corpo spalmato di un rosso terroso, che ricorda l’otjize, una pasta di argilla rossastra con cui si dipingono gli Himba, un popolo della Namibia nord-occidentale. Gli Himba sono stati studiati da scienziati e antropologi anche per la loro percezione del colore, visto che utilizzano quattro parole per indicarli raggruppando sotto lo stesso nome tinte molto diverse tra loro: per esempio “zuzu” indica il blu, il rosso, il verde e il viola.

(Black Panther)

Una ragazza Himba a Otjakati, in Namibia (STEPHANE DE SAKUTIN/AFP/Getty Images)

Donne Himba a Ohungumure, in Namibia (STEPHANE DE SAKUTIN/AFP/Getty Images)


L’agbada
Lo sciamano Zuri, interpretato da Forest Whitaker, indossa un agdaba, un largo abito in tre parti portato abitualmente dalla maggior parte degli uomini nell’Africa Occidentale.

Lo sciamano Zuri, interpretato da Forest Whitaker (Black Panther)

Un uomo con un Agbada a Lagos, nel 2017 (PIUS UTOMI EKPEI/AFP/Getty Images)


I Dogon
Il popolo Dogon vive in Mali e con le sue maschere, le sculture e i costumi per i rituali colorati ha fornito elementi di spunto per gli abiti e i monili indossati da molti personaggi nel film. Carter ha guardato a loro per i costumi della tribù di Jobari guidata da M’Baku, in particolare i gonnellini con le frange.

Il personaggio di M’Baku (Black Panther)

Un danzatore in abiti tradizionali Dogon a Bandiagara, in Mali, nel 2013 (AP Photo/Rebecca Blackwell)

Danzatori Dogon in abiti tradizionali a Bandiagara, in Mali, nel 2013 (AP Photo/Rebecca Blackwell)


I Tuareg
Molti personaggi indossano tuniche e veli che ne coprono il volto alla maniera dei Tuareg, un popolo berbero e nomade del deserto del Sahara. I veli sono solitamente blu, da cui il soprannome di “uomini blu”, e gli uomini li portano per coprire il capo e il volto, mentre le donne devono nascondere soltanto la testa.

(Black Panther)

Un Tuareg nell’altopiano di Tagmart, in Algeria, nel 2016 (FAROUK BATICHE/AFP/Getty Images)


I Turkana
I Turkana sono un altro popolo che con i suoi monili e vestiti ha influenzato i costumi di Black Panther. Vivono in una regione semi-arida del Kenya attorno al lago Turkana e rappresentano il 2,5 per cento della popolazione; sia gli uomini che le donne si avvolgono in mantelli a scacchi colorati e pelli di animali, e ogni gruppo ha uno stile preciso a distinguerlo dagli altri.

(Black Panther)

Donne Turkana in Kenya, 2011 (AP Photo/Tobin Jones)

Turkana a Kalokutanyang, in Kenya, nel 2011 (SIMON MAINA/AFP/Getty Images)

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