Estratti della newsletter sul dannato futuro dei giornali.
domenica 26 Settembre 2021
Il sito del mensile Prima Comunicazione – tradizionale rivista specializzata del settore media – è tornato sui ricchi e complessi dati Audiweb sul traffico “nel giorno medio” dei siti web a luglio, che avevamo sintetizzato la settimana scorsa a partire dalle analisi del sito DataMediaHub. Estraendo le testate giornalistiche generaliste (occhio che Libero è il “portale” Libero, non il quotidiano Libero), le più visitate sono, nell’ordine: Corriere della Sera, Repubblica, TGCom24, FanPage, Messaggero, Fatto, Ansa, Giornale, Stampa, Leggo, Huffington Post, Sole 24 Ore (il Post è 14mo).
Non tutte le testate sono registrate ad Audiweb e hanno dati certificati e paragonabili sul loro traffico, se notate che alcune – come il Foglio, Domani o Open – mancano.
domenica 26 Settembre 2021
Una discussa scelta giudiziaria ha imposto giovedì l'”oscuramento” di un articolo dal sito di news Fanpage, decisione che è poi stata revocata sabato. Alla difficoltà di comprendere correttezza e senso di entrambi gli interventi concorrono sia il tema della libertà di stampa e del diritto di cronaca rispetto al merito della storia, sia la frequente inadeguatezza dei tentativi di applicazione di norme antiche ai nuovi e diversi meccanismi dell’informazione online. Gli sviluppi finora sono elencati qui e qui.
domenica 26 Settembre 2021
Alcuni giorni fa l’assemblea dei giornalisti del Corriere del Veneto e del Corriere di Verona ha pubblicato un comunicato di protesta nei confronti del suo editore RCS Edizioni Locali, un ramo di RCS che pubblica i “dorsi” locali del Corriere della Sera. Il comunicato si riferisce a una causa civile contro RCS Edizioni Locali per una presunta violazione della privacy, che la donna che ha presentato la causa avrebbe subìto con la pubblicazione di una foto sul giornale, in cui compariva ed era riconoscibile: i giornalisti del Corriere del Veneto si lamentano che l’editore abbia scaricato le responsabilità legali e l’eventuale risarcimento dei danni sul fotografo – uno storico collaboratore del giornale – sostenendo che il compito di procurarsi le liberatorie fosse suo, in base al contratto che lo lega all’azienda (di cui non conosciamo i dettagli). La foto ritraeva una piazza semivuota per le restrizioni della zona rossa, e la donna era seduta da sola a un tavolino di un bar chiuso. Sulla causa e sui limiti di pubblicazione delle foto per un giornale, in situazioni come questa generalmente prevale il diritto di cronaca – che ha fondamento nell’articolo 21 della Costituzione – sul diritto di immagine, a meno che l’immagine non sia particolarmente lesiva del decoro e della reputazione della persona ritratta. Nell’esercizio del diritto di cronaca, chiunque può diffondere dati personali senza il consenso della persona interessata, purché si tenga conto del principio di essenzialità dell’informazione: cioè non si diffondano dati personali che non siano essenziali a quella notizia. È un concetto ambiguo e soggetto a interpretazione, interpretazione che si ricava confrontando la deontologia giornalistica, le leggi sul diritto d’autore e quelle sul trattamento dei dati personali, i singoli contesti, oltre a varie sentenze e pronunciamenti del garante della privacy. Per quanto piccolo e verosimilmente senza particolari conseguenze, il caso del Corriere del Veneto si fa notare, perché accade tutti i giorni che sui giornali ci siano foto con persone che non hanno dato il proprio consenso a essere ritratte e che non sono essenziali alle notizie a cui sono associate, pur essendo parte di una condizione pubblica su cui si applica il diritto di cronaca, come sembra essere il caso della donna che ha fatto causa.
domenica 26 Settembre 2021
Sul sito del Poynter Institute – un’istituzione americana che si occupa di etica e giornalismo da 46 anni – è stato pubblicato un articolo che prova ad affrontare con una proposta ardita la questione del conflitto e della distinzione tra gli articoli sui “fatti” e quelli di “opinione”: questione sentita particolarmente negli Stati Uniti, dove il loro rapporto ha una storia e delle regole più articolate che da noi, e dove in questi anni ci sono stati casi delicati e discussi legati all’equivoco per cui i lettori spesso non percepiscono la differenza tra le posizioni di un giornale e quelle dei suoi autori nelle pagine dei commenti, e non percepiscono la differenza “tra fatti e opinioni” (avviene anche al Post che a volte i limitati contributi di autori esterni in spazi dedicati vengano criticati come se fossero opinioni del Post, ndr).
L’articolo di Michael Bugeja su Poynter propone una soluzione drastica che approfitti del recente successo del formato delle newsletter: ovvero l’abolizione degli articoli di commento e opinione dalle pagine (di carta o web) dei giornali, per destinarli a delle newsletter a cui i lettori scelgano di abbonarsi. È naturale, dice Bugeja, che la proposta trovi contrari gli autori e i giornali (che dagli articoli di opinione ottengono molte attenzioni, e spesso maggiori se gli articoli sono particolarmente faziosi e partigiani): ma il suo punto è proprio limitare l’influenza sui lettori di articoli in cui gli standard di accuratezza e obiettività sono molto più bassi, e che sono incentivati dall’attuale sistema di comunicazione a essere divisivi e polemici. Per compensare le perdite di ricavi, le newsletter dovrebbero essere a pagamento. E non sarebbe necessariamente una “deportazione”: le newsletter ottengono oggi spesso maggiori attenzioni e fedeltà dei giornali che le producono.
Non succederà mai, certo: ma la proposta descrive un problema.
domenica 26 Settembre 2021
Fortune è un famoso magazine di economia e finanza americano, con una lunga storia, e noto nel mondo soprattutto per le sue classifiche delle aziende più ricche del mondo (da non confondersi con quelle delle persone più ricche del mondo pubblicate dalla rivista Forbes), che nelle curiosità dei media internazionali hanno per Fortune lo stesso ruolo promozionale che ha per esempio la copertina di Time sulla “persona dell’anno”: la rivista fu fondata nel 1929 da Henry Luce – leggendario editore di Time, Life e Sports Illustrated – e dal 2018 è di proprietà di un ricco imprenditore thailandese che si chiama Chatchaval Jiaravanon. Dopo diversi cambi di frequenza, oggi esce come bimestrale.
Questa settimana Fortune ha nominato la sua nuova direttrice, che è una donna e ha 35 anni. Si chiama Alyson Shontell, viene da Insider (il sito prima di economia e poi di altro che fino all’anno scorso si chiamava Business Insider) ed è ritenuta esperta sul fronte dell’informazione online, quindi la scelta è triplamente innovativa: donna, giovane, formata sul digitale. Fortune ha così scelto di intervenire sulla propria inadeguatezza nel passaggio al business digitale, per cui dei suoi 500mila abbonati (scesi del 30% in cinque anni) solo 40mila sono abbonati online. Ma quello che si è notato di più in questi mesi è un grande investimento di tante testate americane importanti nel promuovere donne ai ruoli direttivi.
domenica 26 Settembre 2021
La “public editor” della Stampa (un ruolo di “rappresentante dei lettori” che costruisce delle occasioni di comunicazione e spiegazione tra lettori e redazione) ha pubblicato un promemoria sulle regole di moderazione dei commenti agli articoli online: con un’appendice che mostra qualche spazientimento rispetto alle pretese di tempestività di alcuni commentatori.
“Detto questo, ai lettori impazienti va anche reso noto che come tutti i social media team, anche i moderatori del sito de La Stampa osservano un orario di lavoro, per cui a volte i loro commenti non sono pubblicati subito semplicemente perché sono stati inseriti fuori orario, ed essendo soggetti a moderazione, devono aspettare il moderatore di turno”.
(qui le regole di moderazione dei commenti – un servizio per gli abbonati – applicate dal Post)
domenica 26 Settembre 2021
Un fattore che ha ulteriormente ridotto il valore della pubblicità per i bilanci dei giornali, dopo che il digitale aveva molto sovvertito quel modello di ricavo in diversi modi, è stato il progressivo impossessarsi – tuttora in crescita – del mercato della pubblicità da parte di grandi piattaforme capaci di automatizzarlo e sfruttarlo meglio con grandi capacità tecnologiche, e quindi di abbassarne i costi per gli inserzionisti ma anche i ricavi per gli editori di giornali: prime tra tutte Google e Facebook.
Questo sviluppo è molto contestato e discusso nel mondo dei giornali, ma anche percepito come ineluttabile, e i giornali ne sono ostaggio non potendo rinunciare a quei ricavi della pubblicità, per quanto ridotti. Ora sta provando ad opporsi un esperimento del Washington Post, che ha creato una propria piattaforma di gestione delle relazioni commerciali tra inserzionisti e giornali, dedicata in particolare ai giornali stessi, che promette maggiore efficienza e qualità nel rapporto con i destinatari delle inserzioni e in cui il Washington Post vuole coinvolgere altre testate: tra le altre cose promettendo agli inserzionisti una maggior rapidità e duttilità nell’inserire promozioni legate agli sviluppi delle news. Il Washington Post tra l’altro ha già costruito una fonte di ricavi accessoria attraverso un proprio sistema di pubblicazione online che vende ad altre testate, e quello di “concessionaria pubblicitaria” potrebbe essere un nuovo business collaterale.
domenica 19 Settembre 2021
Il settimanale Internazionale ha presentato l’edizione 2021 del suo festival che si tiene da anni a Ferrara (con l’interruzione dell’anno passato) ed è probabilmente la versione più riuscita – in termini di qualità dei contenuti, ospitalità della location, coinvolgimento di sponsor e partecipazione del pubblico – di festival delle testate giornalistiche italiane: si terrà tra l’1 e il 3 ottobre (il weekend successivo a “Talk” del Post a Faenza), qui c’è il programma.
domenica 19 Settembre 2021
Dopo soli quattro mesi di vita quotidiana, il podcast mattutino del Post condotto da Francesco Costa – Morning – è già frequentemente primo nelle classifiche di ascolto delle piattaforme di podcast, e ha annunciato per il 18 ottobre la data in cui diventerà parte dell’offerta del Post per i suoi abbonati. L’operazione – ovvero la scelta che si rinnova nei giornali con ogni prodotto di questo genere: se offrirlo come contenuto gratuito oppure a pagamento – investe naturalmente sull’ambizione che Morning porti al Post un numero di abbonamenti maggiore di quello che porterebbe il mantenerlo aperto a tutti e cercare di avvicinare così numeri maggiori di lettori e ascoltatori al Post e quindi alla scelta di abbonarsi per sostenere il giornale. Ma è rilevante anche l’opportunità – per un giornale che non ha paywall ed è leggibile da tutti, abbonati e non – di offrire servizi e contenuti speciali e gratificanti per chi sceglie di abbonarsi e pagare, da aggiungere alla motivazione “morale” di sostegno all’informazione del Post.
Le prime due settimane dopo l’annuncio dello “switch” di Morning hanno già generato un aumento del 50% dei nuovi abbonamenti rispetto alle due precedenti (che avevano già ricevuto dei contributi eccezionali in apprezzamento della copertura da parte del Post della crisi afghana), e del 400% rispetto a quelle corrispondenti del mese precedente.
domenica 19 Settembre 2021
Lampedusa, l’isola siciliana in questi anni molto nelle cronache per le storie di immigrazione, ha 6mila abitanti che non possono più comprare quotidiani di carta, perché non arrivano più, spiega l’Ansa.
“Lo dice il sindaco di Lampedusa e Linosa Totò Martello. In una mail inviata nei giorni scorsi ai titolari delle edicole di Lampedusa dalla società di distribuzione dei quotidiani, si legge: “Vi informiamo che da giovedì 16 settembre gli editori non spediranno più i quotidiani – ultimo giorno di spedizione mercoledì 15/09”. E di fronte alle rimostranze dei titolari delle edicole, la risposta della società è stata solamente “non dipende da noi. Saluti”. “Non so da chi dipenda questa decisione – aggiunge Martello – ma so che è profondamente sbagliata ed ingiusta: sulla nostra isola, infatti, non tutti posseggono uno smartphone, un computer o un tablet per poter leggere i giornali in versione digitale. Interrompere la spedizione dei quotidiani cartacei significa negare ad una parte importante della nostra comunità la possibilità di informarsi. Faccio appello alle case editrici dei quotidiani affinché dispongano la ripresa delle spedizioni, e mi rivolgo anche al sottosegretario alla presidenza del Consiglio con delega all’editoria Giuseppe Moles al quale chiedo di valutare questa situazione, anche prevedendo meccanismi che vincolino l’erogazione dei contributi pubblici destinati alle imprese editrici alla regolare distribuzione su tutto il territorio nazionale, compresa Lampedusa che fino a prova contraria è un Comune italiano”.”
domenica 19 Settembre 2021
Negli ultimi mesi gli investimenti pubblicitari sono sempre cresciuti rispetto ai mesi corrispondenti del 2020, che erano andati molto male, ma soprattutto quelli fino all’estate: infatti la crescita di luglio è del 6,9% ma quella complessiva del 2021 sul 2020 è del 23,1%. Stiamo parlando di tutti gli investimenti pubblicitari: quelli sui quotidiani nel 2021 sono cresciuti solo del 6,6%, quelli sui periodici del 2,9% (con luglio in calo in entrambi i settori), mentre la crescita grande è sul digitale (25,8%) e sulla tv (30,5%), ma sono numeri che comprendono prodotti giornalistici e non.
domenica 19 Settembre 2021
Ad agosto Condé Nast – la grande multinazionale editoriale che pubblica anche Vogue, Vanity Fair e il New Yorker, tra gli altri – ha sostituito il direttore dell’edizione italiana di GQ, mensile “maschile” di lunghe tradizioni e molti edizioni internazionali, preso da anni nelle difficoltà dei magazine, e dei magazine di quel genere in particolare. Il nuovo direttore è Federico Sarica, cofondatore, socio e direttore finora di un progetto di magazine di qualità originale e apprezzato da un seguito fedele – Rivista Studio, confidenzialmente Studio – e che dopo periodi di alti e bassi dei bilanci ha trovato da qualche anno buoni equilibri lavorando su progetti collaterali di collaborazioni con le aziende (nella casa editrice che pubblica Studio e il magazine sportivo Undici era entrata qualche anno fa News 3.0, la società del finanziere Matteo Arpe che possedeva anche le testate Lettera43 e Pagina99, entrambe chiuse negli anni scorsi). Il nuovo direttore di Studio non è ancora stato scelto.
domenica 19 Settembre 2021
La rete televisiva francese CNews ha sospeso “a malincuore” il conduttore Eric Zemmour dopo che il “Consiglio Nazionale per l’Audiovisivo” aveva chiesto di ridurre il tempo della sua visibilità in tv. Zemmour è un opinionista e saggista pubblicato anche all’estero e noto per le sue posizioni di destra, maschiliste e xenofobe e per i modi provocatori con cui le esprime (il Post lo ha raccontato lo scorso giugno). Zemmour è diventato un elemento rilevante della campagna elettorale per le elezioni presidenziali francesi per aver fatto crescere nel dibattito l’ipotesi che si possa candidare lui stesso, senza finora negarla né renderla concreta: ma i sondaggi e i talk show e le copertine si occupano di lui, e sostengono che possa togliere una cospicua quota di voti a Marine Le Pen, la candidata della destra francese.
Per questo suo essere diventato un elemento di rilievo nella campagna elettorale, la sua presenza in tv è stata ritenuta sproporzionata dal Consiglio.
La rete CNews – spesso raccontata come “la Fox francese” per il suo compiacere il pubblico di destra e “sovranista” con toni polemici e divisivi – sta andando molto forte da diversi mesi (qui ne scrive in inglese il New York Times).
domenica 19 Settembre 2021
Il sito DataMediaHub – che si occupa di media, marketing e comunicazione digitale – ha messo in ordine i dati Audiweb di luglio sul traffico dei più noti siti di news. Vanno male i due quotidiani del gruppo GEDI, e Repubblica è sempre più stabilmente fuori da quello che è stato per anni il suo primato e la sua maggiore competenza nella competizione contro il Corriere della Sera, ovvero il web. Come abbiamo detto altre volte, non si deve cedere alla facile conclusione che un calo durante un periodo di riprogettazione implichi un fallimento: anzi potrebbe essere il prezzo che una testata paga per un investimento più lungimirante sul futuro. Anche se i contorni di questo investimento e ripensamento non sono chiarissimi, nel caso di Repubblica.
Rispetto alla media complessiva dei primi sette mesi a luglio sono quasi tutti sotto, per via della grande quota di traffico nei mesi iniziali dell’anno con le maggiori limitazioni per la pandemia: ma sono indietro di più del 15% Repubblica (15%), Sole 24 Ore (21%), Fatto (19%) e Stampa (24%). Il Corriere della Sera è sotto del 7%, il Post dell’11% pur migliorando rispetto ai due mesi precedenti, Fanpage sta praticamente nella sua media (aveva avuto un pessimo giugno), il Giornale guadagna il 5% e lo Huffington Post il 4%. Nei suoi numeri più piccoli Linkiesta a luglio ha avuto il 16% di traffico in più rispetto alla media dei sette mesi, risultato migliore di tutti.
domenica 19 Settembre 2021
Il sito NiemanLab – che si occupa di informazione sui media per conto della Nieman Foundation – ha descritto i modi con cui verrebbero attribuiti i finanziamenti pubblici ai quotidiani locali* statunitensi secondo una legge in discussione al Congresso e che ha un sostegno molto esteso: ne avevamo scritto due settimane fa. La legge prevede:
– un credito d’imposta dell’80% (fino a 250 dollari) di quanto speso in abbonamenti, o in donazioni ai giornali pubblicati da non profit, nel primo anno; il 50% nei successivi. Ovvero uno sconto di quel valore percentuale che si concretizza in riduzioni fiscali.
– un credito d’imposta degli stessi valori percentuali per investimenti pubblicitari sui giornali da parte di aziende con meno di 50 dipendenti.
– un credito d’imposta per le assunzioni di nuovi giornalisti, che va dal 30% al 50% del loro costo per le aziende giornalistiche.
Tutti questi incentivi sono “content neutral”, ovvero – come si vede – prescindono dalla qualità del prodotto giornalistico e non intervengono su criteri editoriali: che è il grande inevitabile limite di ogni finanziamento pubblico ai giornali. Lo Stato non interviene nella loro autonomia sui contenuti, ma quindi non ne può neanche promuovere l’accuratezza e la qualità (come accade in Italia, dove – con criteri di assegnazione più discutibili – vengono attribuiti a testate dal valore molto diverso in termini di servizio pubblico).
*negli Stati Uniti sono considerati “locali” i quotidiani cittadini di città anche molto grandi, come il Boston Globe, il Chicago Tribune o il Los Angeles Times: i pochi quotidiani definiti “nazionali” sono il New York Times, USA Today, il Washington Post, il Wall Street Journal.
domenica 19 Settembre 2021
Chiude SF Weekly, settimanale gratuito di San Francisco nato quarant’anni fa e che divenne uno dei più importanti e amati tra gli “alt weeklies” americani: un modello molto diffuso (il più famoso era forse il Village Voice newyorkese) di riviste locali con un forte radicamento nelle vicende cittadine o di quartiere e un’inclinazione verso il reporting, le inchieste, i temi sociali e culturali. Con un ruolo di servizio pubblico e informazione ritenuto essenziale nelle comunità americane, e che si sta perdendo con la chiusura per difficoltà economiche che riguardano tutti (iniziate in particolare con lo spostamento online delle inserzioni pubblicitarie a pagamento e annunci personali). Il maggior concorrente di SF Weekly aveva chiuso nel 2014.
La diffusione di SF Weekly era di 65mila copie: l’editore ha annunciato di voler concentrare i suoi investimenti su uno dei due quotidiani storici della città, il San Francisco Examiner, a sua volta oggi distribuito gratis.
domenica 19 Settembre 2021
Netflix, la piattaforma di streaming tv, aveva dispiegato venerdì della settimana scorsa una enorme campagna pubblicitaria sui quotidiani, notata da tutti i lettori, comprando in alcuni casi ben 9 pagine su uno stesso quotidiano, investimento assai prezioso per le aziende editoriali coinvolte (Repubblica, Corriere della Sera, Sole 24 Ore, Domani, Stampa, Giornale, Libero, Fatto, Messaggero).
Eleonora “Tinny” Andreatta è stata a lungo un’importante e stimata dirigente delle produzioni Rai e dall’anno scorso è andata a coordinare le produzioni italiane di Netflix. Giovedì Andreatta ha presentato alcune nuove serie. Venerdì (giovedì su alcuni siti) sono usciti articoli celebrativi e molto simili – di fatto solo successioni di virgolettati di Andreatta – dedicati alla presentazione su Repubblica, Corriere della Sera, Sole 24 Ore, Stampa (con in più due articoli su altre serie Netflix a occupare tutte le due pagine della sezione Spettacoli), Giornale, Libero, Fatto, Messaggero. Niente su Domani.
domenica 19 Settembre 2021
La popolarità del formato delle newsletter è stata in questi anni uno dei fenomeni più nuovi e inattesi nel campo dei formati giornalistici: da una parte spingendo tutte le testate del mondo a investirci con newsletter proprie, dall’altra creando un mercato per prodotti nuovi e autonomi, newsletter fondate dove una volta si fondavano i giornali, o i blog.
Per i giornali le newsletter sono sia un contenuto in più per attrarre i lettori che un prodotto in più per ottenere che i lettori paghino e si abbonino.
Tutto questo sta incontrando impreviste ansie da quando Apple ha annunciato ulteriori interventi nei suoi sistemi operativi per difendere la privacy degli utenti, e tra questi delle limitazioni alle informazioni che chi manda le newsletter può ottenere sui destinatari: in particolare sull’apertura delle newsletter stesse e in quali orari o occasioni, ma anche su clic e navigazioni dei destinatari. Questa settimana saranno disponibili per gli utenti di iPhone e computer Apple i sistemi operativi (e i software di posta) aggiornati e c’è preoccupazione soprattutto nel business della pubblicità e del “digital marketing“, ma anche tra gli editori: tutti avranno molti meno strumenti per conoscere e profilare i destinatari delle comunicazioni via mail, con ricadute sul valore pubblicitario e sull’efficacia delle promozioni di abbonamenti e servizi. Gli utenti Apple sono naturalmente una parte dei lettori raggiunti dalle newsletter (la metà secondo diverse valutazioni) e quelli che usano il software di posta Mail molti meno: ma è una quota preziosa e significativa per le valutazioni dei comportamenti, e il timore è che in prospettiva simili protezioni possano diventare più sentite e richieste anche dagli utenti di altri servizi. E Apple sta già comunicando molto questa sua offerta nei confronti dei suoi potenziali nuovi utenti.
domenica 19 Settembre 2021
Un articolo di venerdì sul quotidiano ItaliaOggi ha riferito progetti e bilanci raccontati da Stefano Feltri, direttore del quotidiano Domani che questa settimana ha compiuto un anno (annunciando un aumento del prezzo del giornale di carta da un euro a un euro e 20 centesimi).
“Direttore e redazione registrano una diffusione complessiva, tra carta e digitale sulle 25mila copie di cui 15 mila abbonamenti (quasi tutti digitali) e circa 10mila copie in edicola […] Oggi la tiratura viene mantenuta intorno alle 40-50mila copie”.
(i numeri di Domani non hanno finora conteggi e certificazioni ufficiali)
ItaliaOggi aggiunge che nel 2020 – ultimo bilancio disponibile, che riguarda solo i primi mesi del giornale – Domani ha avuto ricavi di 2,3 milioni, e costi che hanno generato 1,9 milioni di perdite.
domenica 19 Settembre 2021
La pagina a pagamento di auguri di compleanno per Marcello Dell’Utri pubblicata sul Corriere della Sera – l’avevamo citata la settimana scorsa – ha generato proteste nello stesso Comitato di Redazione del Corriere della Sera, come ha raccontato un articolo del Fatto.
“Caro Direttore. Vorremmo esprimerti il disagio nostro e di molti colleghi dopo aver visto un’intera pagina del Corriere dedicata all’inserzione a pagamento per gli auguri di compleanno a Marcello Dell’Utri. L’iniziativa ha suscitato anche la reazione di molti lettori, con commenti non lusinghieri sui social. Comprendiamo che questa pagina è ben diversa da un’altra inserzione, sempre a pagamento, pubblicata sette anni fa, che era una strisciante interferenza nell’attività degli organi inquirenti. Ma anche per questo precedente riteniamo che chi gestisce le pagine pubblicitarie dovrebbe osservare maggiore attenzione ed evitare che sorga anche il minimo dubbio sull’assoluta intransigenza del Corriere della Sera nei confronti di chi ha condanne definitive per reati di mafia ed è imputato in altri processi, sempre per reati di mafia”.
(È interessante notare come in questo caso i giornalisti del Corriere ritengano che i commenti polemici e velenosi sui social network siano un giudizio rispettabile di cui tenere conto, quando spesso invece li contestano come una deriva esecrabile dell’atteggiamento dei lettori nei confronti del lavoro dei giornali).
Nella sua rubrica in prima pagina su Libero, Filippo Facci ha invece segnalato l’anomalia della pretesa da parte del CdR del Corriere della Sera di una “pena accessoria” e a vita per un condannato che ha già scontato la condanna ricevuta da un tribunale (oltre a criticare un’indulgenza del CdR del Corriere su altre promozioni mascherate: indulgenza diffusa però in diverse testate, compreso lo stesso Libero).
“Avete capito bene: non si possono fare gli auguri di compleanno a un condannato (pagando) perché spunta la pena accessoria di via Solferino, spunta l’intransigenza evidentemente ignara di tutte le marchette (articoli, foto, redazionali) dedicate ai loro inserzionisti. Vogliamo contarle? Potreste vigilare su quelle: tipo il celebre articolo (pagina intera) dedicato a «un prosciutto a New York» presentato da un inserzionista che fa salumi e che è anche sponsor del Torino, la squadra del vostro padrone Urbano Cairo”.
In uno dei quotidiani casi di questo genere, lo scorso giugno, il CdR del Corriere della Sera era in effetti intervenuto.
(Il confronto tra Corriere e Libero è poi, diciamo, trasceso).
domenica 19 Settembre 2021
Come dicevamo la settimana scorsa, la rete televisiva pubblica BBC – che fornisce uno dei servizi giornalistici più illustri e famosi nel mondo (BBC News), ma oggetto anche di polemiche e critiche da sempre nel suo paese, come accade da noi con la RAI – è in tempi particolarmente difficili. I paesi occidentali, e anche il Regno Unito, vivono da diversi anni tensioni e divisioni ideologiche che mettono a rischio anche le istituzioni democratiche più condivise, e tra queste l’informazione. Il governo britannico attuale è particolarmente incline – a cominciare dal suo premier – all’attizzamento di queste divisioni, e all’usare il vittimismo nei confronti dei media non vicini come arma di propaganda. Le difficoltà economiche dei media rendono le aziende dipendenti dai contributi pubblici particolarmente influenzabili e deboli.
In questo contesto la polemica di questi giorni – che è iniziata alcuni mesi fa – è intorno alla conferma della nomina di Jess Brammar a “executive editor”, ruolo equivalente a quello di un direttore (anche se le dirigenze di BBC News hanno maggiori articolazioni e complessità). Brammar era stata direttrice dello HuffPost britannico ed è da prima dell’estate che la proposta della sua nomina ha scatenato attacchi personali e velenosi (e pressioni dentro l’azienda per accantonarla) per alcune opinioni espresse in passato da Brammar contrarie a Brexit e critiche con Boris Johnson: tutte nella norma di quello che qualunque giornalista esprime nel corso della sua carriera. Ma per i suoi critici e per la maggioranza di governo intenzionata a fare pressioni su BBC accusandola di troppa partigianeria, la nomina stessa è un ottimo investimento per il futuro.
domenica 19 Settembre 2021
Che è il quotidiano di Sassari e della Sardegna soprattutto settentrionale con una lunga e illustre storia (ha appena festeggiato i propri 130 anni): nel 1980 fu comprato dall’allora gruppo Espresso ed entrò nel ricco complesso di quotidiani locali del gruppo, dove si trova ancora oggi dopo il cambio di proprietà che ha portato all’azienda editoriale GEDI (quella che possiede Repubblica e Stampa, tra gli altri). La compagine di quotidiani del gruppo si ridusse una prima volta quando la fusione tra Repubblica e Stampa costrinse l’azienda – per eccesso di proprietà nei media – a vendere i quotidiani di Pescara e Salerno. Ma negli ultimi due anni GEDI si è mossa verso ulteriori riduzioni, puntando a mantenere – con sinergie e risparmi – solo le testate del Nordest: in quest’ottica ha venduto l’anno scorso i propri quotidiani di Livorno, Ferrara, Modena e Reggio Emilia, e aveva dato in gestione la Nuova Sardegna all’editore DBInformation (che ha una serie diversificata di attività editoriali, dalle rassegne stampa, a riviste specializzate di settore, al periodico Intimità).
Il contratto con DB però scade a fine anno, GEDI non ha scelto di rinnovarlo – malgrado i risultati soddisfacenti della gestione – e da diversi mesi sta cercando un compratore, ricerca nota anche se ai lavoratori del giornale non è mai stato comunicato niente: sono circolate varie ipotesi (compresi gli stessi acquirenti del Tirreno e degli altri tre quotidiani nel 2020, che però in quelle testate non hanno finora mostrato credibili progetti di rilancio) ma per ora niente si è concretizzato e mancano pochi mesi alla fine dell’anno senza che il giornale sia impostato per il 2022 e i subbugli interni cominciano a emergere.
domenica 12 Settembre 2021
Sabato 25 settembre il Post tiene la quarta edizione di “Talk”, la sua giornata di incontri con ospiti, giornalisti, abbonati e lettori, a Faenza (la terza si era svolta a Pesaro lo scorso giugno): che attraverso il coinvolgimento di sponsorizzazioni soprattutto di aziende locali è anche uno strumento di ricavo economico che concorre, come avviene in misure diverse per molti giornali, alla sostenibilità economica del suo progetto.
Qui c’è il programma, dalla settimana prossima ci si potrà prenotare per assistere agli eventi, gratuiti.
domenica 12 Settembre 2021
Il Fatto ha pubblicato un’inchiesta sull’assegnazione dei contributi pubblici diretti al quotidiano Il Secolo d’Italia, all’interno della legge che assegna a diverse testate quei contributi con criteri già discutibilissimi, spesso aggirati con trucchi, e inutili ai fini del miglioramento della qualità dell’informazione.
“Una legge del 2017 approvata ai tempi di Renzi e Gentiloni, vieta allo Stato di dare soldi ai giornali dei movimenti politici. Il Secolo d’Italia, che ha nel suo organico come giornalista in aspettativa parlamentare Giorgia Meloni, ha continuato a incassare il contributo anche se è edito da una società che nel suo statuto fino al maggio 2019 proclamava di pubblicare ‘un organo di movimento politico’. La società editrice Secolo d’Italia Srl è di proprietà al 100% della Fondazione Alleanza Nazionale, erede del patrimonio immobiliare e del giornale dell’omonimo partito. An non si presenta da tempo alle elezioni quando nel suo statuto la Srl dichiara che Il Secolo d’Italia è “organo del movimento politico Alleanza Nazionale”. Questo fino al maggio 2019 quando la clausola dell’organo sparisce.
La legge del 2017, per come è stata scritta (“Non possono accedere al contributo le imprese editrici di organi di informazione dei partiti, dei movimenti politici…”), sembrerebbe tagliare fuori la Secolo d’Italia Srl fino a quella data. Eppure il giornale ha continuato a incassare i contributi: 780 mila euro nel 2018 e 935 mila euro nel 2019 più un anticipo di 467 mila euro per il 2020, poi arriverà il conguaglio […]
Abbiamo chiesto al Dipartimento Editoria perché Il Secolo abbia preso il contributo nel 2018 e 2019, anche dopo l’entrata in vigore della legge e prima della modifica dello Statuto. La risposta è questa: “Inizialmente avevamo inviato alla società un preavviso di un possibile diniego del contributo proprio perché – come da voi notato – per Statuto Il Secolo d’Italia era organo di movimento politico. Poi ci hanno prodotto alcuni documenti che ci hanno convinto. C’è una lettera del 22 dicembre 2017 del presidente della Fondazione An Giuseppe Valentino all’amministratore Antonio Giordano e al direttore editoriale Italo Bocchino nella quale chiede di evitare che Il Secolo d’Italia sia percepito come organo di partito o movimento politico. Poi c’è una comunicazione all’Agcom nella quale il quotidiano nel 2018 non si definiva più organo di partito. Infine c’è il verbale del Cda della Fondazione Alleanza Nazionale del 30 ottobre 2018 nel quale il presidente informava che Il Secolo si era allineato alle sue indicazioni e coerentemente era necessario adeguare lo Statuto. Cosa poi avvenuta a maggio 2019”.
Tanto basta al dipartimento Editoria per ritenere che Il Secolo d’Italia non sia più un organo di movimento politico già dal 2018″.
domenica 12 Settembre 2021
Marie Claire è un famoso e storico magazine “femminile” nato in Francia nel 1937 e che in Francia è tuttora pubblicato da una società degli eredi del suo fondatore Jean Provost, editore e politico di grande rilievo nella storia francese (che fu tra l’altro anche proprietario del quotidiano Le Figaro). In altri paesi del mondo, invece, le versioni locali di Marie Claire sono pubblicate da editori diversi che ne hanno acquistato la testata. In Italia è del gruppo Hearst Italia, negli Stati Uniti la stessa Hearst aveva creato l’edizione locale nel 1994 e l’ha ceduta pochi mesi fa alla società Future US, che ha appena annunciato la chiusura del giornale di carta che sarà d’ora in poi solo in versione digitale.
domenica 12 Settembre 2021
Il Corriere della Sera ha ospitato sabato una pagina a pagamento occupata da un messaggio ridottissimo (“Auguri caro Marcello”) circondato da decine di firme: era rivolto da amici ed ex colleghi a Marcello dell’Utri, ex senatore di Forza Italia condannato per “concorso esterno” in associazione mafiosa che ha passato quattro anni in carcere e uno agli arresti domiciliari e che è stato liberato due anni fa. La genesi dell’iniziativa è stata raccontata dal Fatto, mentre Domani riferisce che il CdR del Corriere l’abbia definita “inaccettabile”.
domenica 12 Settembre 2021
Giovedì è stato arrestato a Roma Federico Bianchi di Castelbianco, che è anche l’editore dell’agenzia di stampa Dire, che esiste dal 1988 quando nacque come agenzia politico-parlamentare legata al PCI, e ha poi cambiato proprietà e approcci: oggi ci lavorano circa cento giornalisti. Bianchi è accusato di aver cercato di ottenere aiuti su appalti pubblici con denaro e regali a una funzionaria del ministero dell’Istruzione, in un’inchiesta di cui c’erano già state notizie e su cui lo stesso Bianchi era intervenuto difendendosi in un video. Il CdR dell’agenzia ha diffuso un comunicato:
«I giornalisti dell’agenzia stampa Dire, anche in rappresentanza delle aree tecniche e amministrative dell’azienda, appresa la notizia riguardante i provvedimenti odierni a carico dell’editore, sottolineano che il loro lavoro va avanti garantendo continuità professionale e quell’impegno che da sempre li contraddistingue nel raccontare i territori e le istituzioni.
I provvedimenti annunciati oggi dalle autorità competenti, pur nella loro rilevanza non intaccano e non intaccheranno la dedizione e la qualità del lavoro espresse quotidianamente e misurabili con costanza nei notiziari, sul sito web e sulle piattaforme social»
domenica 12 Settembre 2021
Questa settimana il Corriere della Sera ha pubblicato un articolo in un filone molto ricco e frequente di notizie “scientifiche” di nessuna affidabilità basate su dati forniti da uffici stampa interessati. Sotto il titolo “I videogiochi mantengono in forma: giocare per 2 ore è come fare mille addominali”, l’articolo riferiva il contenuto di quelli che chiamava “due studi scientifici”, il cui fornitore è una piattaforma di eSport:
“i vantaggi del gaming non si limitano al miglioramento delle capacità visuo-spaziali e del problem solving: essere un videogiocatore può aiutare anche a perdere peso. Secondo lo studio infatti, due ore di gioco bruciano ben 420 calorie per gli uomini e 470 per le donne. Sembra incredibile ma lo studio condotto da Stakester, piattaforma eSport che consente di vincere premi e denaro giocando ai videogiochi, dimostra che un’intensa sessione di gioco può equivalere a uno sforzo fisico importante, come gli addominali”.
domenica 12 Settembre 2021
Sono settimane di tensioni a Repubblica, per quanto tensioni previste: la serie di sviluppi editoriali e aziendali avviata dal cambio di proprietà della società editrice, GEDI, iniziata con il cambio di direzione ad aprile 2020, è arrivata alla fase delicata della più grossa riduzione dei dipendenti giornalisti: l’azienda aveva proposto diverse decine di prepensionamenti (tra i 50 e i 60) e le trattative per le loro modalità avevano fatto litigare parte della redazione e del Comitato di Redazione, che a inizio agosto si era dimesso (il Comitato di Redazione, o CdR, è l’organismo interno eletto che in molti giornali rappresenta i giornalisti nei confronti dell’azienda). Una delle questioni più discusse sui prepensionamenti era quella delle nuove assunzioni, che dovrebbero essere una ogni due prepensionamenti: il CdR chiedeva che riguardassero solo giornalisti, mentre l’azienda vuole inserire anche figure tecniche e informatiche.
Per Repubblica sono state le seconde dimissioni di un CdR in breve tempo (le ultime erano state a maggio 2020, dopo il cambio di direzione). Lo scorso 3 settembre è stato eletto il nuovo CdR, dopo molte difficoltà persino a trovare i candidati: un problema frequente negli ultimi anni in cui le strutture e il lavoro delle redazioni si sono molto trasformati. Il nuovo CdR è composto da cinque giornalisti, tre dei quali sono a loro volta prepensionandi, e una delle prime cose che dovrà fare sarà trovare un accordo sui prepensionamenti.
domenica 12 Settembre 2021
È una questione delicata e ormai assai datata, tra le molte “zone grigie” di applicazione delle leggi esistenti create da internet: quella della responsabilità dei commenti pubblicati dagli utenti di siti e servizi web, e se debba essere estesa ai siti stessi, o ai provider, o ai responsabili degli account sui social network. Ha generato complicazioni, discussioni, sentenze opposte in tutto il mondo, e percorsi tortuosi per gestirla (in alcuni siti, per fare un esempio, si è ritenuto di non moderare i commenti perché la moderazione in sé implica un’assunzione di responsabilità rispetto a ciò che viene pubblicato).
Questa settimana si è ricominciato a parlarne perché una sentenza australiana è tornata ad attribuire ai media online questa responsabilità rispetto ai commenti su Facebook, creando allarmi in altri paesi del mondo.
domenica 12 Settembre 2021
La direttrice delle news di BBC – il network televisivo pubblico britannico – ha annunciato che lascerà all’inizio dell’anno prossimo, dopo quattro anni nel suo ruolo e quaranta nell’azienda. Le sue dimissioni stanno facendo notizia soprattutto rispetto a quale sarà la scelta del suo successore, in tempi assai difficili per BBC, sia per difficoltà economiche ma soprattutto per le sempre crescenti pressioni sull’imparzialità della sua informazione da parte del governo tory e della polemica giornalistica e politica di destra.
domenica 12 Settembre 2021
La scorsa domenica nella rubrica delle lettere di Repubblica, curata dal giornalista Francesco Merlo, una delle lettere era firmata da “Tobia Bufera”, di Vicenza, e diceva:
Caro Merlo, sono un grafico di 37 anni. Negli ultimi sei anni ho lavorato quotidianamente ed esclusivamente per la stessa azienda. Ora, invece del contratto da dipendente, mi è stato chiesto di firmare un foglio in cui dichiaro di essere un fornitore esterno, rinunciando a qualsiasi diritto acquisito. Non so cosa fare: firmare e continuare a lavorare da finta partita Iva o dire basta a questo sfruttamento cercandomi un altro lavoro, magari per la consegna del cibo a domicilio?
Merlo aveva risposto condannando le pratiche dell’azienda in questione e definendole «trucchi del precariato eterno», ma suggeriva al lettore di mantenere il suo posto da precario fintanto che non avesse trovato qualcosa di meglio delle consegne a domicilio. La lettera e la risposta non avrebbero avuto molto di insolito, se non fosse che il giorno successivo l’autore della lettera si è rivelato su Instagram, dicendo però di chiamarsi Fabio Butera e di aver anagrammato il suo nome per firmare la lettera con uno pseudonimo. Butera ha scritto infatti di non essere un grafico, ma un giornalista, e che la sua storia vera di precariato risaliva a tre anni fa: l’azienda per cui lavorava senza un contratto da dipendente era la stessa Repubblica.
«Ieri è stata pubblicata su Repubblica una mia lettera a Francesco Merlo in cui, col mio nome anagrammato e fingendomi un grafico di un’imprecisata azienda invece che un ex giornalista di Repubblica, ho raccontato la vicenda lavorativa che mi ha visto coinvolto 3 anni fa. Sono contento che Francesco Merlo, che son sicuro mi perdonerà le petit jeu, abbia definito, anche se inconsapevolmente, le modalità di impiego dell’azienda per cui io lavoravo e per quale lui tuttora lavora “trucchi da precariato eterno”»
Né Merlo né Repubblica hanno dato seguito alla storia.
domenica 12 Settembre 2021
Un buon articolo del Financial Times (ovvero: interessante e comprensibile anche per chi non segua la moda o le vicende dei giornali) ha raccontato lo scorso weekend la trasformazione di Vogue e delle sue edizioni internazionali da quando l’editore Condé Nast (uno dei più importanti del mondo, che pubblica testate illustri tra cui soprattutto Vanity Fair e il New Yorker) ha deciso tagli e ristrutturazioni, affidando il comando di quasi tutte le riviste del gruppo alla leggendaria direttrice di Vogue America Anna Wintour (il New Yorker, che va bene, fa eccezione). Ristrutturazioni inevitabili data la crisi generale, ma che stanno facendo perdere molta identità e autonomia alle figure tra direttrici e celebrities che guidano le edizioni nazionali.
domenica 12 Settembre 2021
El Diario è un sito di news spagnolo che oltre ad avere costruito una notevole popolarità in Spagna, è da tempo osservato in tutto il mondo come modello interessante e creativo di sostenibilità di un giornale online: basato sugli abbonamenti e sulla costruzione di un rapporto molto trasparente e complice con gli abbonati. A cui ha aggiunto anche una formula originale di abbonamento ridotto o gratuito a cui può accedere chi scelga – “sulla parola” – una motivazione della propria impossibilità di pagare (il costo dell’abbonamento è stato aumentato l’anno scorso ed è di 80 euro l’anno o 8 al mese, con la possibilità di scegliere quote volontarie maggiori). Gli abbonati sono 61mila, più 3mila che hanno scelto un pagamento ridotto e 11mila quello gratuito.
domenica 5 Settembre 2021
È un argomento vituperato da noi, per via dei criteri discutibilissimi attraverso cui vengono scelti i quotidiani che lo stato finanzia in Italia, ma sarebbe una questione centrale nella sopravvivenza di una buona informazione, se affrontato seriamente. Da qualche anno lo stanno facendo sempre di più persino negli Stati Uniti, non il paese da cui ci aspettiamo di più interventi statali nelle cose di mercato e di media: ma la crisi dei giornali ha creato un dibattito invece ricco, e che si può dedicare a testate che svolgono un indiscutibile servizio pubblico. Questa settimana ne ha parlato Margaret Sullivan, che scrive di giornali sul Washington Post, annunciando un possibile intervento legislativo del Congresso: il cui difetto principale, però, è che rischia di essere anche lì “content neutral” ovvero indipendente dalla qualità del contenuto, e di favorire – anche lì – testate “super partigiane”.
domenica 25 Luglio 2021
Questa settimana sono stati dieci anni dalla strage di Utøya, in Norvegia, che in Italia – come spesso accade con gli eventi tragici in cui le notizie arrivano incomplete e bisognose di conferme – vide diversi incidenti giornalistici, e uno particolarmente diffuso sui quotidiani di destra, che attribuirono gli attentati al terrorismo islamista senza nessun elemento, e anche in presenza di evidenti smentite.
domenica 25 Luglio 2021
Giancarlo Aneri, imprenditore del vino di antica e grande intimità con parti dell’establishment giornalistico soprattutto milanese, creatore di un premio giornalistico che si chiama Premiolino, alterna spesso la sua presenza sui giornali come inserzionista a quella come protagonista di articoli dedicati alla sua azienda. A volte viene anche invitato a scrivere per i medesimi giornali, e giovedì lo ha fatto Repubblica pubblicando un suo ricordo personale di Indro Montanelli.
domenica 25 Luglio 2021
TikTok, il social network per la condivisione di brevi video popolarissimo soprattutto tra gli adolescenti, non dà la possibilità di aggiungere il link a un sito esterno, nei video che vengono pubblicati: e questo spiega in parte la diffidenza dei giornali di tutto il mondo nei confronti della piattaforma. Gli altri social network come Facebook, Twitter o Instagram, invece, oggi garantiscono con i link diretti agli articoli la parte più consistente del traffico online dei giornali. Su TikTok c’è dal 2019 il Washington Post, tra i pochissimi al mondo con una presidio così attivo: con un profilo gestito interamente da Dave Jorgenson, più spesso noto come “il tizio di TikTok del Washington Post”. L’obiettivo del profilo è abbastanza dichiaratamente solo quello di creare contenuti divertenti (fino a poco tempo fa la bio del profilo diceva “i giornali sono come gli iPad, ma sulla carta”) e che coinvolgano più utenti possibili per avvicinarli al brand. Raramente Jorgenson si cimenta in spiegazioni giornalistiche approfondite e più che altro prende spunto dalle notizie per scherzarci sopra.
Il profilo non porta traffico direttamente misurabile al giornale, ma ha quasi 1 milione di follower in un mercato prevalentemente diverso da quello degli abituali lettori di giornali, e può essere utile ad aumentare il valore del brand e la riconoscibilità della testata, o anche a influenzare le scelte di lettura. I costi sono abbastanza limitati, soprattutto per un grande giornale, visto che c’è solo da pagare lo stipendio a una persona che pensa, recita, realizza e monta i video. Di recente Jorgenson, rispondendo alle domande dei lettori del Washington Post sul suo lavoro, ha dichiarato di impiegare mediamente 3 ore e mezzo per la realizzazione di un video (ne fa due al giorno).Tra le televisioni è molto attiva la rete statunitense NBC, che ha diversi canali verticali su TikTok (tra cui quelli di news e sport, di recente anche uno dedicato alle Olimpiadi).
Tra i grandi giornali italiani solo Repubblica è su TikTok: il profilo è gestito da Gedi Visual, la redazione multimediale delle testate del Gruppo Gedi, che per i motivi già esposti lavora su TikTok con minore priorità, ma con costanza. A differenza di quelli del Washington Post i contenuti di Repubblica su TikTok sono più strettamente giornalistici: si cercano le notizie che si prestano maggiormente al formato da un minuto e poi un giornalista le espone, sostanzialmente senza montaggio: il profilo ha quasi 43mila follower. Il formato di spiegazione delle notizie in un minuto ha un seguito maggiore nel profilo curato privatamente dal giornalista di Repubblica Alessio Balbi, che si chiama “Newsbox” e ha invece oltre 100mila follower. Newsbox è un progetto di Balbi partito da un podcast quotidiano e cresciuto anche su TikTok: il successo è probabilmente dovuto al formato rivolto a tutti, con spiegazioni che non danno nulla per scontato.
domenica 25 Luglio 2021
Condé Nast è la grande multinazionale dei media che pubblica alcune delle testate più famose e autorevoli del mondo, tra cui Vogue, Vanity Fair, Wired, New Yorker, per dire le più note. Le versioni italiane di diversi di questi periodici (termine un po’ desueto, in tempi digitali) hanno concorso – soprattutto all’inizio del millennio, con l’introduzione di Vanity Fair e Wired – a un grosso rafforzamento della sezione italiana dell’azienda, che però è in difficoltà da alcuni anni, come tutte le aziende di periodici di questi tempi. Ci sono stati tagli e assestamenti, e adesso le notizie sono di una riduzione dell’autonomia italiana (e di altre sedi europee) e di un maggiore controllo delle testate da parte della sede europea a Londra: alcune direzioni saranno cancellate, e rimpiazzate da ruoli meno indipendenti di “coordinatori” che faranno capo a un’unica direzione londinese. Tra questi, quello del direttore di Vogue, occupato fino a oggi da Emanuele Farneti (da dopo la morte di Franca Sozzani che ne era stata direttrice per quasi trent’anni) che ha annunciato su Instagram la sua uscita.
domenica 25 Luglio 2021
Ovvero sulla causa legale dedicata alla “storica sede” del Corriere della Sera in via Solferino e che potrebbe mettere molto in difficoltà il suo editore, se dovesse perderla. Dopo la sconfitta italiana sull’arbitrato, adesso si attende la sentenza americana: questa settimana un giudice ha annunciato la propria ricusazione volontaria riferendo di proprie relazioni col fondo Blackstone, ed è stato sostituito.
domenica 25 Luglio 2021
Approfittiamo dell’annuncio che Clubhouse d’ora in poi sarà accessibile a tutti e non solo “su invito”, come era stato dal suo lancio, per portare l’attenzione solo un momento sulla velocità con cui il social network “audio” è passato da essere “la prossima grossa cosa” per tutti, e anche per i giornali, a un luogo che giornali e giornalisti sembrano avere già dimenticato, o almeno accantonato come prospettiva su cui fare investimenti seri. Capita spesso con le “prossime grosse cose”, e non è di certo un ridimensionamento imprevisto, ma stavolta sembra essere capitato prestissimo.
domenica 25 Luglio 2021
È stata molto criticata in giro e sui social network l’insistenza di alcuni quotidiani sull’ipotesi che l’attore Libero De Rienzo fosse morto in conseguenza di abusi di sostanze “stupefacenti”: sia per la grande enfasi e priorità data – a partire dai titoli – a quello che era solo un aspetto della notizia della sua morte, sia per le certezze che quei titoli trasmettevano rispetto a quella che gli articoli descrivevano come una ipotesi da prendere con cautela, appunto.
Per Repubblica ha risposto alle accuse Marco Mensurati, rivendicando la scelta e attaccando le critiche secondo lui promosse per ragioni di amicizia da un “circolo intellettuale che oggi ringhia contro i giornali”.
Alessandro Trocino del Corriere della Sera ha commentato la questione con una lettura più complessa e comprensiva:
“Si può discutere cosa sia una notizia. Cosa meriti di essere divulgato e cosa no. Ma forse quello su cui si dovrebbe discutere non è “se” le notizie meritino di essere riportate. Ma come. La continenza, l’equilibrio, la sensibilità dovrebbero essere un bagaglio comune, del cronista, del capo che titola e del social manager che fa il lancio. Non sempre è così”.
Anna Masera, invece, ha usato la sua rubrica di “Public editor” della Stampa per condividere lo stupore di molti lettori per come era stata promossa, in un titolo e in un articolo, una eventuale relazione – molto dubbia e messa molto in dubbio dall’articolo stesso – tra la morte di una persona e il suo essersi vaccinata.
“I giornali non sono concepiti per restare senza titoli, ma certamente si può fare uno sforzo per raddoppiare l’attenzione nel farli”.
Il direttore del Post Luca Sofri ha infine commentato sul suo blog una risposta opposta di frequente da alcuni giornali e giornalisti nei confronti delle critiche di diverso genere, comprese quelle succitate: quella che dice “le notizie si danno”.
domenica 25 Luglio 2021
Il grosso limite dei mecenatismi occasionali a favore dei giornali da parte di enti o fondazioni – succede molto negli Stati Uniti, per niente da noi – è che sono, appunto, occasionali: possono quindi aiutare a costruire progetti di informazione senza però renderli autonomi economicamente. Sono quindi un potenziale prezioso per iniziative che abbiano bisogno di essere avviate con l’ambizione di trovare poi altri ricavi, oppure che siano in difficoltà e abbiano bisogno di immediati soccorsi: la prima cosa vale più per progetti nuovi e piccoli, la seconda per progetti vecchi e costosi.
Ma negli Stati Uniti questa semplificazione può essere sparigliata, e alcuni giornali in condizioni non floride avrebbero gli strumenti e l’esperienza per dedicarsi a progetti nuovi, se potessero. Vale quindi la pena segnalare l’investimento della Ford Foundation (una delle più grandi del mondo, fondata da Henry Ford, che sovvenziona moltissime attività benintenzionate) che ha dato un milione di dollari per finanziare un team investigativo allo storico quotidiano di New Orleans Times-Picayune e al suo gemello di Baton Rouge (dopo una fusione di tre anni fa) The Advocate.
Ancora più eccezionale, e meno replicabile, è stata la decisione di Jeff Bezos di donare cento milioni di dollari allo scrittore e avvocato Van Jones, abituale commentatore di CNN, e allo chef José Andres per il suo impegno nel creare progetti alimentari in paesi meno sviluppati.
domenica 18 Luglio 2021
Si chiama GB News e ha iniziato le trasmissioni il mese scorso dopo essere stata presentata come “la Fox News del Regno Unito”, in riferimento alla rete televisiva americana di enorme successo nel formare le opinioni più radicali nel proprio pubblico di destra e nell’aver accompagnato i successi (e i fallimenti) di Donald Trump. GB News ha coinvolto nel suo progetto alcuni giornalisti di diverse notorietà nel suo paese, e ha ricevuto iniziali attenzioni e curiosità che sono durate molto poco, con estese delusioni rispetto ai suoi risultati. Questa settimana ha fatto notizia in negativo perché un suo conduttore si è inginocchiato in onda in solidarietà con la nazionale inglese di calcio e contro gli insulti razzisti che aveva ricevuto: però il pubblico stesso della tv (che ospita tra l’altro un programma specificamente dedicato a criticare i presunti eccessi “woke” progressisti) si è indignato contro il gesto, e ha partecipato a un boicottaggio di protesta. Il risultato è stato che i sistemi di rilevazione dell’audience televisiva hanno registrato un pubblico pari a zero per alcuni programmi della rete, mercoledì scorso.
domenica 11 Luglio 2021
USA Today è il quotidiano a maggior diffusione degli Stati Uniti, e l’unico tra quelli considerati non “locali” a definirsi come tale a partire dallo stesso nome (gli altri a distribuzione “nazionale” si chiamano New York Times, Washington Post, Wall Street Journal). Ha neanche 40 anni, ha sempre avuto un approccio più popolare e accessibile, e politicamente meno definito degli altri (ma che nella sintesi e nella grafica fu innovativo e imitato), ed è pubblicato dal gruppo editoriale Gannett: che è l’editore di giornali più grande del paese e possiede molte altre importanti testate di grandi e piccole città. Sia il giornale che l’editore hanno la sede in Virginia, poco fuori Washington, DC.
Questa settimana USA Today, che finora è rimasto sempre un po’ indietro nello spostamento delle priorità sul digitale, anche in virtù della sua grande diffusione cartacea, ha invece annunciato che si allineerà a tutte le altre grandi testate internazionali nel mettere a pagamento almeno parte di suoi contenuti online. È un’ulteriore sanzione, se ce ne fosse stato bisogno, del fatto che nessun giornale a grande diffusione – cartacea e digitale – pensa più che questa sia più sufficiente a garantire ricavi pubblicitari bastanti, e che la quota di ricavi che si può ottenere dai lettori online sia diventata fondamentale, a costo di ridurli in numero.
domenica 11 Luglio 2021
L’Evening Standard è un quotidiano londinese che ha quasi due secoli:è diventato una freepress nel 2009: è più “presentabile” degli altri tabloid britannici ed è di proprietà dell’imprenditore russo Alexander Lebedev, uno dei cosiddetti “oligarchi”, ex ufficiale del KGB. L’anno scorso, con la pandemia e il crollo dell’uso dei mezzi pubblici a Londra – la gran parte della sua distribuzione avviene nelle stazioni della metropolitana ed è un quotidiano del pomeriggio consumato tantissimo da chi esce dal lavoro – il giornale aveva ridotto drasticamente le copie stampate: adesso i dati dell’anno fino a settembre 2020 dicono di un calo dei ricavi del 31%.
domenica 11 Luglio 2021
C’è una questione accessoria ma concretissima, che riguarda l’eventuale ricambio generazionale nelle redazioni dei giornali italiani: avevamo riassunto qualche mese fa i guai dell’INPGi, l’ente di previdenza che si occupa dei contributi pensionistici per la professione dei giornalisti. L’ente è in crisi da diverso tempo e ne è stato disposto il commissariamento, che dal 2019 è già stato prorogato tre volte. L’ultima proroga è scaduta a fine giugno, ma nel decreto sostegni bis approvato venerdì dalla commissione Bilancio della Camera è stata inserita un’ulteriore proroga fino a fine 2021 (e non dovrebbero esserci nuove modifiche nei prossimi passaggi alle Camere). Il bilancio del 2020 dell’Inpgi è stato chiuso con un passivo di 242,2 milioni sulla gestione patrimoniale, e anche su quella previdenziale c’è un grosso buco (di oltre 188 milioni di euro), visto che l’Inpgi ha pagato nell’ultimo anno pensioni per oltre 564 milioni di euro, incassando dai giornalisti iscritti contributi per soli circa 376 milioni. La situazione dell’Inpgi riflette lo squilibrio tra la popolazione di giornalisti più anziana e privilegiata, abituata a stipendi e pensioni che erano possibili in tempi migliori, e quella più giovane e precaria che nella crisi attuale difficilmente ottiene contratti stabili, e quindi anche la possibilità di iscriversi all’Inpgi stesso: il risultato è che il numero di chi paga i contributi continua a ridursi, mentre aumentano i pensionati.
A proposito di questa storia c’è un’ulteriore notizia che coinvolge anche l’Inpgi 2, la gestione separata dell’Inpgi a cui sono iscritti i giornalisti che lavorano come autonomi, cioè i freelance o quelli che hanno contratti di collaborazione con le testate, e che guadagnano mediamente molto meno rispetto a quelli iscritti all’Inpgi 1: il reddito medio dei freelance è intorno ai 15.600 euro all’anno, poco meno di 9mila all’anno quello dei collaboratori, mentre quello dei giornalisti assunti è di circa 60mila euro annuali. La notizia, emersa da un’interrogazione parlamentare del 17 giugno scorso e descritta in un recente articolo del Fatto Quotidiano, è che l’Inpgi starebbe cercando di far confluire gli immobili di sua proprietà in una SICAF, una società di investimento a capitale fisso (attualmente si trovano nel Fondo Amendola, di cui l’Inpgi è l’unico azionista), per fare in modo che le quote di questa società vengano acquistate al 51 per cento dall’Inpgi 2, le cui casse godono invece di buona salute (il restante 49 per cento rimarrebbe all’Inpgi 1). L’obiettivo sarebbe unire le risorse delle due casse previdenziali, cioè gli immobili dell’Inpgi 1 e la liquidità dell’Inpgi 2, per provare a fare investimenti che aumentino il valore di quegli immobili e poi rivenderli, con l’idea di ristrutturare il buco nel bilancio dell’Inpgi 1. L’operazione è considerata dal Fatto potenzialmente molto rischiosa, e se dovesse andare male potrebbe compromettere anche le risorse economiche dell’Inpgi 2. Nell’interrogazione parlamentare presentata dal senatore Elio Lannutti – ex M5S, ora al Gruppo misto, a lungo giornalista – si chiede «se si ritenga necessario intervenire per scongiurare l’ennesima manovra non risolutiva, che rischia di compromettere anche le casse in salute dell’Inpgi 2».
domenica 4 Luglio 2021
Sono stati confermati i dati che citavamo la settimana passata: gli incentivi a lasciare del gruppo internazionale Hearst per le redazioni dei periodici italiani sono stati accolti da 45 giornalisti su 107, compresi 5 direttori. Le testate interessate sono Gente, Marie Claire, Elle, Esquire, Cosmpolitan, Elle Decor e Marie Claire Maison. L’azienda cercherà un nuovo direttore per Gente, mentre affiderà la direzione di tutte le altre testate a Massimo Russo, direttore di Esquire e già in ruoli di responsabilità sul digitale in molti gruppi editoriali italiani.
domenica 4 Luglio 2021
Ai giornali interessa ovviamente aumentare il numero dei propri abbonati complessivi perché ogni abbonato pagante è un’entrata in più da aggiungere a quella voce fondamentale di ricavi: ma anche un abbonato non pagante (o pagante poco) è un capitale che ha del potenziale, e questo spiega come mai alcune testate attivino estese campagne promozionali fatte di sconti e offerte molto convenienti e apparentemente in perdita, per le testate stesse. Perché un abbonato che non paga oggi può diventare più facilmente un abbonato che pagherà domani: sia perché avrà superato un primo ostacolo rilevante, sia pratico che psicologico, ovvero le procedure di registrazione e di immissione dei propri dati, sia perché l’offerta spesso include un rinnovo automatico a pagamento alla scadenza, con meccanismi non immediatissimi per annullarlo (il rinnovo automatico dell’abbonamento al Post si annulla con due clic, ndr).
Ma c’è anche un’altra ragione per aumentare il proprio “monte abbonati” senza aumentare anche il numero degli abbonati paganti: ed è promozionale, sia per presentare pubblicamente i risultati della testata in una luce più favorevole, sia per farlo nei confronti degli inserzionisti a cui raccontare l’esistenza di una comunità estesa e fedele di lettori, anche più di quanto lo sia nei fatti. Quindi alcuni editori non offrono solo singolari offerte individuali, ma raggiungono masse di abbonati gratuiti attraverso comunità strutturate: un esempio è la partnership del Corriere della Sera con il Consiglio dei Dottori Commercialisti che offre gratis a tutti i commercialisti ed esperti contabili iscritti all’albo (circa 120mila persone) l’abbonamento ai contenuti del Corriere online.
domenica 27 Giugno 2021
Quello in cui il Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio assegna la prima delle due quote annuali di contributi pubblici diretti ai quotidiani che ne hanno fatto richiesta in base ai criteri stabiliti dalla legge. Criteri che, come abbiamo spiegato spesso, in teoria dovrebbero sostenere i giornali pubblicati da cooperative di giornalisti, da enti non profit o destinati a minoranze linguistiche – insomma tutelare utili e bisognosi mezzi di informazione – mentre nella pratica sono per buona parte sfruttati con costruzioni formali da giornali con proprietà tradizionali oppure con ricavi già molto cospicui, attribuendo soldi pubblici a una concorrenza piuttosto sleale nei confronti delle altre testate, e senza che ne venga incentivata in nessun modo la qualità dell’informazione o un servizio pubblico. In nome di un’idea di “pluralismo” che si limita a finanziare qualunque testata si costituisca in modo da essere finanziata. Le quote maggiori delle nuove attribuzioni replicano sostanzialmente quelle dell’anno precedente.
Dolomiten 3.088.498,02 euro
Famiglia cristiana 3.000.000 euro
Libero quotidiano 2.703.559,99 euro
Avvenire 2.533.353,97 euro
Italia oggi 2.031.266,98 euro
Il quotidiano del Sud 1.848.080,44 euro
Il manifesto 1.537.625,76 euro
Corriere Romagna 1.109.178,49 euro
Cronacaqui.it 1.103.650,03 euro
Il Foglio 933.228,99 euro
Primorski dnevnik 833.334,04 euro
Il Cittadino 712.049,4 euro
Cronache di (Libra editrice) 629.978,39 euro
Quotidiano di Sicilia 524.703,62 euro
Neue Südtiroler Tageszeitung 516.650,56 euro