Per Abdul El-Sayed non era affatto facile
Ha vinto un seggio al Senato da sinistra in uno stato in bilico, e dopo una campagna elettorale in cui è stato attaccato strumentalmente per la sua fede musulmana
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Il candidato Democratico Abdul El-Sayed ha vinto una delle competizioni più importanti delle elezioni di metà mandato statunitensi, stravinte dai Democratici: quella per un seggio in Senato in Michigan, uno stato tradizionalmente in bilico fra Repubblicani e Democratici. El-Sayed diventerà il primo senatore musulmano della storia degli Stati Uniti, nonché uno dei pochi espressi dalla fazione di sinistra del Partito Democratico, e ha uno stile retorico molto anti-establishment: motivi per i quali sarà verosimilmente uno dei politici Democratici più in vista dei prossimi anni.
In una giornata di grandi vittorie per i Democratici, dovute anche all’impopolarità di Donald Trump, la vittoria di El-Sayed è arrivata con un margine più ridotto – tra il 6 e il 7 per cento – di quello di altri candidati, e in un seggio che era già del partito. Ma El-Sayed, per la sua identità e le sue idee, aveva anche subìto una campagna elettorale molto ostile da parte dei Repubblicani, che a due giorni dal voto avevano perfino ricevuto l’endorsement della principale sfidante di El-Sayed alle primarie Democratiche, Haley Stevens.
El-Sayed è figlio di due immigrati egiziani e sulle sue origini, e sul suo nome in particolare, hanno insistito molto sia Trump sia l’avversario Repubblicano Mike Rogers, con attacchi xenofobi. Trump lo ha accusato falsamente di essere uno jihadista, apparentemente soltanto sulla base della sua fede musulmana. El-Sayed rivendica esplicitamente sia il suo nome sia la sua fede: lo ha fatto anche nel discorso con cui ha commentato la sua vittoria.
Stando alle prime indicazioni El-Sayed è riuscito a vincere grazie a una campagna elettorale che ha generato molto entusiasmo, soprattutto nelle città e tra i giovani. In Michigan i Democratici hanno anche riconquistato molti elettori Repubblicani che alle presidenziali del 2024 avevano votato Trump.
A Dearborn per esempio El-Sayed ha preso più dell’82 per cento dei voti, più del doppio di quelli che aveva preso la candidata Democratica Kamala Harris nel 2024. Dearborn è una città a ovest di Detroit che con i suoi 105mila abitanti è la più grande città statunitense con una maggioranza di residenti di origini arabe e di religione musulmana.
Due anni fa molte persone musulmane a Dearborn e in Michigan votarono Trump credendo alle sue promesse di fermare le guerre combattute da Israele nella Striscia di Gaza e in Libano, e di risollevare l’economia statunitense mettendo fine all’aumento dei prezzi. Trump le ha disattese entrambe e gli elettori lo hanno apparentemente punito per questo.
Rimane notevole che un candidato con proposte di sinistra come quelle di El-Sayed sia riuscito a vincere in un posto molto diverso da quelli in cui vanno forte normalmente i candidati più radicali, innanzitutto molto urbani e progressisti.
El-Sayed per esempio propone una riforma sanitaria che offra una copertura di base a tutti i cittadini, e ha posizioni molto nette su Israele. Definisce genocidio le sue operazioni nella Striscia di Gaza, è contrario all’invio di aiuti militari e ritiene che anche l’establishment del Partito Democratico sia stato troppo accondiscendente con il governo di estrema destra del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu.
Queste posizioni lo hanno portato a scontrarsi con i politici Democratici più moderati: soprattutto durante le primarie, che sono state molto combattute e che aveva vinto di poco. La sua principale sfidante, Haley Stevens, è invece una sostenitrice di Israele e aveva ricevuto più di 30 milioni di dollari dall’AIPAC, la più potente lobby filo-israeliana attiva negli Stati Uniti.
L’establishment del Partito Democratico ha comunque sostenuto El-Sayed alle elezioni di metà mandato, tanto che insieme a lui ha fatto campagna elettorale anche l’ex presidente Barack Obama, ancora molto influente nel paese.
Inizialmente anche Stevens aveva dato il suo appoggio a El-Sayed. Poi però due giorni prima delle elezioni aveva cambiato idea e deciso di sostenere Rogers, il suo avversario Repubblicano. Stevens infatti voleva che El-Sayed condannasse più nettamente uno spot diffuso da un’organizzazione esterna alla campagna del candidato Democratico e da cui lui aveva comunque preso le distanze.
Lo spot è contrario al sostegno militare a Israele ed è stato molto discusso: mostra una coppia di americani in un supermercato che critica i prezzi troppo alti di alcuni prodotti, come le uova, e sostiene che siano dovuti al fatto che i soldi dei contribuenti statunitensi vengono usati per «uccidere i palestinesi».
– Leggi anche: La lite tra Stevens ed El-Sayed
Non si può stabilire quanto il sostegno di Stevens a Rogers abbia influenzato il voto degli elettori del Michigan: sicuramente non è bastato a far perdere El-Sayed.



