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  • Martedì 3 novembre 2026

Quando sapremo i risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti

Tra l'1 e le 3 arriveranno i primi dati interessanti, ma è probabile che si debba aspettare almeno la mattina di mercoledì per avere un'idea più precisa

Una volontaria mentre prepara le macchine per votare a New York, la mattina del 3 novembre prima dell'apertura dei seggi (AP Photo/Yuki Iwamura)
Una volontaria mentre prepara le macchine per votare a New York, la mattina del 3 novembre prima dell'apertura dei seggi (AP Photo/Yuki Iwamura)
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I risultati delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti saranno il primo vero giudizio politico di elettori ed elettrici sul secondo mandato del presidente Donald Trump. Si vota martedì per eleggere tutti i 435 deputati della Camera federale, 35 senatori su 100, 36 governatori su 50 e un sacco di incarichi locali.

I seggi aprono in mattinata, quindi nel pomeriggio italiano. I primi chiuderanno a mezzanotte ora italiana; gli ultimi, nelle piccole isole Aleutine a ovest dell’Alaska, alle 7 di mattina di mercoledì. Ogni stato ha modalità e tempi di conteggio diversi, e ci vorrà un po’ per capire quale partito ha guadagnato più seggi.

Se le elezioni saranno combattute è possibile che si debba aspettare anche qualche giorno per sapere chi ha ottenuto la maggioranza alla Camera e al Senato: nel 2022 Associated Press diede per certo il controllo del Senato da parte del Partito Democratico quattro giorni dopo le elezioni, mentre per la certezza della vittoria Repubblicana alla Camera ci vollero 8 giorni. Al contrario, se i risultati saranno molto buoni per un partito è possibile che già nella mattinata italiana del 4 novembre avremo una buona idea di come sono andate le cose.

Negli Stati Uniti non esiste un organismo nazionale che abbia il compito di monitorare e coordinare lo scrutinio elettorale, e di dare aggiornamenti periodici o in tempo reale sui risultati. Per questo si fa affidamento sui media più affermati – come il New York Times, CNN e Associated Press, tra gli altri – che seguono gli scrutini, aggregano i voti e calcolano chi sarà il vincitore o la vincitrice in tutti i collegi. Sono valutazioni statistiche, fatte spesso prima che il conteggio effettivo dei voti finisca, ma sono sempre molto affidabili.

Guardiamo le tempistiche più nel dettaglio.

Gli stati i cui seggi chiudono a mezzanotte non daranno molte indicazioni (anche se i Democratici potrebbero andare meglio del previsto in Kentucky: sarebbe un ottimo inizio per loro, che farebbe pensare a ottimi risultati anche altrove).

All’una invece iniziano a chiudere i primi seggi interessanti per il Senato. In Georgia ci si accorgerà presto se il candidato Democratico e senatore uscente Jon Ossoff vincerà agevolmente, come indicano i sondaggi, oppure no. Sempre all’una italiana chiuderanno i seggi in South Carolina e in Florida: sono entrambi stati conservatori, ed eventuali risultati incerti non sarebbero un buon segnale per i Repubblicani.

All’una e mezza chiuderanno i seggi in altri due stati fondamentali per il Senato: il North Carolina e l’Ohio. Nel primo è dato in grande vantaggio il candidato Democratico Roy Cooper, e se le agenzie di stampa ci metteranno poco a dichiararlo vincitore sarà un’ottima indicazione per i Democratici. I risultati in Ohio invece saranno probabilmente più aperti, e anche lì è in vantaggio il candidato Democratico Sherrod Brown.

Persone in attesa del comizio del vicepresidente statunitense J.D. Vance in Ohio, il 2 novembre 2026 (Tom Brenner/Pool via AP)

Alle due chiuderanno i seggi in molti stati ma soprattutto in Michigan, Maine, Texas e Kansas. Sono tutti stati in bilico, anche se gli ultimi tre non dovrebbero esserlo: in Maine normalmente vincono i Democratici; in Texas e Kansas i Repubblicani. I risultati in questi stati diranno molto sul controllo del Senato, anche se serviranno almeno un paio d’ore per avere un’idea di come stanno andando. Se poi sono molto incerti è possibile che in Maine e in Texas si debba aspettare anche uno o due giorni.

Alle tre chiudono Nebraska, Iowa e Minnesota, tra gli altri. Sono tutti e tre stati poco popolosi, che contano i voti in fretta: in poche ore e comunque entro la mattina italiana si dovrebbero conoscere i vincitori. Se i Repubblicani vincessero in Iowa e soprattutto in Minnesota – uno stato che ultimamente vota spesso per i Democratici, ma in cui il governo locale è finito coinvolto in un grosso scandalo – per i Democratici diventerebbe molto difficile ottenere la maggioranza al Senato.

Il Campidoglio, la sede del Congresso statunitense, all’alba del 2 novembre (AP Photo/J. Scott Applewhite)

Per sapere chi avrà la maggioranza al Senato potremmo infine dover aspettare i risultati dell’Alaska, dove la gran parte dei seggi chiude alle sei di mattina ora italiana. Si vota con un particolare sistema a scelta classificata, che allunga i tempi per il conteggio (qui avevamo spiegato come funziona). Le tempistiche dello scrutinio dipenderanno molto dai risultati delle prime preferenze, che si sapranno in poche ore: se nessun candidato raggiungerà il 50 per cento dei voti sarà necessario redistribuire le seconde preferenze dell’ultimo arrivato e così via, ma questo avverrà solo dal 18 novembre.

Per la Camera invece saranno importanti i risultati degli stati della costa ovest, dove i seggi chiudono alle cinque di mattina ora italiana. Il più importante è la California, che elegge 52 deputati ed è anche uno degli stati più lenti a contare i voti.

Il Post seguirà le elezioni con un liveblog sempre aggiornato e con due dirette sul canale YouTube di Da Costa a Costa: martedì 3 novembre dalle 20, per capire per cosa si vota e perché queste elezioni sono importanti, e mercoledì 4 dalle 19, per raccontare e commentare i risultati.