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  • Domenica 1 novembre 2026

Una serie giapponese di spionaggio ha fatto arrabbiare molti in Cina

Nella seconda stagione di "Vivant" i cattivi sono spie cinesi, e questo ha provocato forti critiche

(IMDb)
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Nei giorni scorsi diversi media cinesi controllati dal governo se la sono presa molto con il Giappone per colpa di una serie televisiva che parla di spie, Vivant. Nella stagione in corso infatti i cattivi sono cinesi: secondo i media cinesi la serie farebbe parte di una campagna per spingere l’opinione pubblica giapponese contro la Cina.

I protagonisti di Vivant sono gli agenti di un’immaginaria unità d’élite dell’esercito giapponese, che devono proteggere il paese da attacchi dall’estero. Nella prima stagione, uscita nel 2023, la nazionalità degli antagonisti non era specificata. Nella seconda, che è iniziata a luglio, i cattivi appartengono a un’unità di servizi segreti cinesi, anche in questo caso inventata.

In Giappone Vivant ha una popolarità enorme. Anche la prima ministra Sanae Takaichi è una fan: durante un discorso in parlamento ha detto di avere registrato tutte le puntate e di aspettare le vacanze per il nuovo anno per poterle guardare tutte una dietro l’altra (Takaichi, come molti in Giappone, ci tiene molto ad apparire una politica che lavora tantissimo e che non dorme più di tre ore a notte).

Il trailer della seconda stagione di Vivant

La serie è molto lunga, e viene trasmesso solo un episodio a settimana. Le critiche sono dei giorni scorsi, dopo che è uscito un episodio dove si vedono agenti cinesi torturare un agente giapponese.

Diversi importanti media controllati dal governo cinese, come la televisione CCTV o il giornale Global Times, hanno criticato duramente le scelte narrative fatte per Vivant. Il Quotidiano del Popolo, il giornale del Comitato centrale del Partito Comunista cinese, ha accusato la serie di manipolare l’opinione pubblica contro la Cina. Giovedì Guo Jiakun, un portavoce del ministero degli Esteri, ha detto che la serie «mostra come in Giappone ci sia una forza che sta cercando di usare prodotti culturali per diffamare la Cina e diffondere sentimenti anticinesi».

Su Weibo, il principale social network cinese, molti cinesi hanno criticato la serie accusandola anche di rappresentare i cinesi in modo approssimativo e stereotipato: i personaggi cinesi sono interpretati da attori giapponesi, che parlano cinese in modo un po’ goffo. Le critiche sono state così forti che Sanrio, l’azienda giapponese proprietaria di Hello Kitty, si è scusata e ha sospeso la sua collaborazione con Vivant; il mercato di Sanrio si sta espandendo molto in Cina.

Le polemiche su Vivant vanno lette in un contesto più generale di peggioramento dei rapporti tra la Cina e il Giappone, in particolare da quando Takaichi, che è una politica di destra e conservatrice, è stata eletta prima ministra, nell’ottobre del 2025. La ragione principale è Taiwan, un’isola che si autogoverna ma che la Cina considera come parte del proprio territorio e che vorrebbe controllare.

La prima ministra giapponese Sanae Takaichi (AP/Eugene Hoshiko)

La prima ministra giapponese Sanae Takaichi (AP/Eugene Hoshiko)

Poco dopo essere diventata prima ministra Takaichi disse che il Giappone interverrebbe militarmente in difesa di Taiwan nel caso in cui la Cina dovesse attaccarla. Era la prima volta che un primo ministro giapponese diceva una cosa del genere, e la Cina reagì molto male e attuò diverse ritorsioni, simboliche e commerciali: per esempio, vietò le importazioni di pesce giapponese, sconsigliò ai propri cittadini di andare in Giappone e inviò alcune navi della propria guardia costiera al largo delle Isole Senkaku, controllate dal Giappone ma che la Cina rivendica.

La Cina ha criticato Vivant anche riferendosi alla memoria dei crimini commessi dai giapponesi durante l’invasione della Cina, a partire dagli anni Trenta e fino alla fine della Seconda guerra mondiale.

In un episodio, infatti, le spie cinesi torturano un giapponese tagliandogli le dita delle mani. Il Quotidiano del Popolo sostiene che quella tortura fosse in realtà il modo in cui i soldati giapponesi torturavano i cinesi durante l’occupazione, e ha accusato il Giappone di voler ribaltare la realtà per manipolare la memoria dei crimini commessi allora.

La Cina accusa spesso il Giappone di non avere mai preso davvero le distanze dai crimini commessi durante l’occupazione, e in effetti molti politici giapponesi hanno un rapporto ambiguo con quel periodo: la stessa Takaichi, per esempio, prima di diventare prima ministra faceva spesso visita al santuario Yasukuni, dove sono commemorati anche criminali di guerra giapponesi.

Dopo la fine della Seconda guerra mondiale il Giappone ha mantenuto una politica di sicurezza improntata al pacifismo: la sua Costituzione limita il ricorso alla guerra e per decenni il paese ha mantenuto capacità militari relativamente contenute. Negli ultimi anni, però, ha deciso di rafforzarle, aumentando le spese per la difesa e ampliando le possibilità di impiego delle Forze di autodifesa. Anche questa scelta ha contribuito ad aumentare le tensioni con la Cina.