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  • Domenica 1 novembre 2026

Per gli ispanici sedotti da Trump è già cambiato tutto

Due anni fa Trump spopolò sul confine, vincendo dove i Democratici dominavano da oltre un secolo: poi sono iniziati i guai

di Laura Loguercio, dal sud del Texas

Manifesti elettorali a Rio Grande City, Texas (Laura Loguercio/il Post)
Manifesti elettorali a Rio Grande City, Texas (Laura Loguercio/il Post)
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Carlos Garcia abita a Rio Grande City, una città di circa 15mila abitanti sul confine meridionale del Texas, negli Stati Uniti. Si è sempre considerato Repubblicano, e anche nel 2024 alle presidenziali votò per Donald Trump. Oggi considera quella scelta «una vergogna: tutte le cose che ha promesso, non le ha fatte. Me ne sono pentito», dice. Alle elezioni di metà mandato del 3 novembre Garcia dice che voterà per i Democratici.

Non è il solo ad aver cambiato idea.

Ci sono buone possibilità che, almeno a queste elezioni di metà mandato, il grande risultato ottenuto da Trump due anni fa tra gli elettori di lingua e cultura latinoamericana non si ripeta, a indicazione del fatto che non fosse l’inizio di una tendenza ma uno spostamento contingente, temporaneo. Molti tra abitanti, esperti, attivisti e politici locali con cui ha parlato il Post nel sud del Texas sono convinti che a novembre i candidati Democratici torneranno a vincere, perché le aspettative delle persone sono state deluse dai Repubblicani. Per capire cosa è successo esattamente, però, bisogna fare una premessa.

Da qualche decennio il Texas è uno stato prevalentemente conservatore, e dove le elezioni statali vengono regolarmente vinte dai Repubblicani. Nelle contee del confine sud-orientale, però, la politica funziona al contrario: vincono i Democratici, in alcuni casi da oltre un secolo. Nella contea di Starr un Repubblicano non vinceva dal 1892, quando Trump vinse nel 2024; in quella di Webb dal 1912. Per questo il successo di Trump fu clamoroso: a Starr vinse con il 57,8 per cento, e a Webb con il 50,7 per cento. Se ne parlò a lungo sui media locali, ma anche nazionali e internazionali.

Le contee sul confine hanno una popolazione a larghissima maggioranza ispanica, in alcuni casi per più del 95 per cento. Tradizionalmente gli ispanici votano per i Democratici, ma nel 2024 Trump ottenne il 44 per cento a livello nazionale in quel segmento demografico, un risultato ottimo per i Repubblicani. Vari sondaggi indicano che quel sostegno è in calo: secondo il New York Times il suo tasso di approvazione tra i latinos è sceso al 31 per cento, e tra le persone ispaniche che votarono per Trump nel 2024 oggi l’11 per cento dice che sosterrà i Democratici.

Nel sud del Texas, due anni fa il successo di Trump beneficiò del fallimento dell’amministrazione di Joe Biden nella gestione dei flussi migratori. Nei primi tre anni del suo mandato, Biden allentò i controlli alle frontiere sugli ingressi irregolari e permise ingressi legali sostanzialmente illimitati, allargando la possibilità di restare nel paese chiedendo asilo, senza avere una strategia efficace per gestire le persone che prevedibilmente ne avrebbero approfittato.

Tra il 2021 e il 2024 gli ingressi di migranti irregolari sul confine con il Messico aumentarono in modo eccezionale, triplicando rispetto al passato e raggiungendo nel 2023 un picco di quasi 2,5 milioni di encounters (cioè arresti, fermi ed espulsioni di migranti irregolari). I programmi di accoglienza e integrazione delle persone entrate nel paese erano insufficienti, in molti casi inesistenti: fu un disastro umanitario e politico, riconosciuto oggi anche da molti politici Democratici, che allontanò dal partito innanzitutto le persone che vivono vicino al confine.

Trump incentrò buona parte della sua campagna presidenziale proprio sulla promessa di ristabilire controlli sul confine e fermare l’immigrazione irregolare. Funzionò, soprattutto nelle comunità che avevano davvero fatto i conti con l’aumento degli ingressi.

La sede del Partito Repubblicano a Laredo, Texas (Laura Loguercio/il Post)

Jose Salazar, il presidente del Partito Repubblicano nella contea di Webb, dice che durante il mandato di Biden capitava di vedere gruppi di migranti che attraversavano a nuoto il Rio Grande, il fiume che per un lungo tratto coincide con il confine con il Messico. «Questo ha fatto cambiare idea a molte persone, a cui non piaceva quello che stavano vedendo», dice. È un’opinione condivisa da praticamente tutti in quella zona, Democratici e Repubblicani.

Salazar racconta che nei mesi precedenti alle elezioni del 2024 «c’era un’energia particolare» intorno al Partito Repubblicano nella sua contea: «Sentivi che qualcosa stava per succedere». La sera del 5 novembre, il giorno delle elezioni, festeggiò la vittoria in un ristorante di Laredo insieme alla moglie e ad alcuni colleghi di partito. Anche lui però riconosce che quest’anno le cose saranno più difficili.

Nel 2024 gli elettori ispanici che votarono per Trump «accettarono un rischio»: ma non lo rifaranno, dice Jessica Vera, presidente dei Democratici nella contea di Starr. Con Trump gli ingressi irregolari di migranti sono diminuiti drasticamente, ma la sua amministrazione ha attuato politiche anti-immigrazione discriminatorie, violente e arbitrarie. Da un lato questo ha allontanato gli elettori ispanici, dall’altro «ha mobilitato i Democratici, e unito il voto dei latinos», sostiene Vera.

Con Trump la presenza di agenti federali sul confine è diventata sempre più pervasiva e invadente nelle vite dei residenti. Le camionette della Border Patrol e dell’ICE, due agenzie federali che si occupano di immigrazione, girano per le città per fermare persone che ritengono sospette. Spesso sono cittadini statunitensi che abitano nella zona e stanno semplicemente andando a casa o al lavoro.

– Leggi anche: Cos’è oggi il confine tra Stati Uniti e Messico

A fine settembre un agente dell’ICE ha sparato e ferito alla schiena un uomo originario del Venezuela a Austin, la capitale del Texas: lavorava per la piattaforma di consegne a domicilio DoorDash. A inizio luglio un altro agente ha ucciso Lorenzo Salgado Araujo, un operaio messicano di 52 anni fermato a Houston. A giugno l’agenzia aveva arrestato Emiliano Andrade-Covarrubias mentre entrava in Texas dal Messico. È morto a metà ottobre mentre era in un centro di detenzione: aveva 56 anni e tre figli, tutti nati negli Stati Uniti.

Questi episodi, e il clima di generale sorveglianza e diffidenza soprattutto nelle zone di confine, hanno creato una paura nell’elettorato latinoamericano che potrà avere conseguenze sul voto di novembre. «L’ICE consegnerà la vittoria ai Democratici», dice Jose Maria “Chemita” Alvarez Jr., ex presidente dei Democratici nella contea di Starr. «Siamo tutti spaventati».

Alcuni Repubblicani contestano la caratterizzazione delle operazioni dell’ICE come indiscriminate. «Trump è in carica da più di 600 giorni, e io sono ancora qui», dice Salazar, che è ispanico. Dall’insediamento di Trump, l’ICE ha arrestato più di 130mila persone in Texas: circa 435 ogni 100mila abitanti, di gran lunga la quota più alta tra i 50 stati statunitensi.

Un mezzo della Border Patrol a Laredo, Texas (Laura Loguercio/il Post)

Il secondo fattore di cui parlano tutti, quando gli si fanno domande sulle elezioni di metà mandato, sono i prezzi diventati troppo alti. La guerra in Medio Oriente, iniziata da Trump e dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu a fine febbraio, ha causato una crisi energetica globale che ha fatto aumentare i prezzi dei carburanti e l’inflazione, quindi in generale il costo della vita. È un problema sentito in tutti gli Stati Uniti, che nel sud del Texas si somma alle preoccupazioni per le politiche migratorie.

Nel 2024 molti latinoamericani votarono Trump credendo alle sue promesse sull’economia, molte delle quali disattese. Eddie Morales Jr., deputato statale in un collegio di confine del Texas, dice che proprio l’inflazione è il primo motivo di preoccupazione tra i suoi elettori. «Parliamo della carne, dei legumi, delle uova… tutti i beni di prima necessità sono aumentati moltissimo. Le persone ne sentono le conseguenze, e sanno che erano state promesse loro molte cose che non si sono realizzate con Trump». Morales dice che l’ultima volta che ha fatto il pieno alla sua auto ha speso 105 dollari.

«Quello che interessa agli elettori ispanici è riuscire a lavorare, sostenere economicamente le loro famiglie, e avere un tetto sopra alla testa. Non sta succedendo, e le persone sono preoccupate», spiega Lydia Camarillo, presidente del Southwest Voter Registration Education Project, un’organizzazione non profit con sede a San Antonio che promuove la partecipazione elettorale dei latinoamericani.

Quando si chiede loro cosa pensino della situazione economica, varie persone che votano Repubblicano con cui ha parlato il Post fanno notare che oggi i prezzi sono comunque più bassi che durante il mandato di Biden: le cose prima andavano peggio, insomma, e in parte è vero.

Nell’estate del 2022 la benzina aveva superato i 5 dollari al gallone, ora è intorno ai 4,50 dollari. L’aumento del 2022 però era attribuibile in parte alla guerra in Ucraina e alla pandemia di Covid-19, cose per cui Biden non aveva responsabilità ma che si trovò a dover gestire, in modo più o meno discutibile (i suoi vasti programmi di spesa pubblica contribuirono eccome all’aumento dei prezzi). La guerra in Medio Oriente però è una conseguenza diretta delle decisioni di Trump.

Al Texas Café di Rio Grande City, un locale storico della zona aperto da quasi novant’anni, Garcia dice che ci è voluto un po’ per convincersi di aver sbagliato a votare per Trump due anni fa. «Non è che non volessi cambiare idea o non voglia accettare questa situazione.. Il problema è che prima non vedevo cosa Trump stava facendo», dice. «Ora è davanti ai miei occhi, con i prezzi. Mi sbagliavo, ma avevo bisogno di vederlo».

Una sala del Texas Café a Rio Grande City, Texas (Laura Loguercio/il Post)

Per contenere le perdite, i Repubblicani stanno puntando sui valori generalmente conservatori delle persone ispaniche, che sono in buona parte cattoliche e con posizioni conservatrici su temi come l’aborto o i diritti della comunità LGBTQ+; approfittando del fatto che su questi temi, nel frattempo, il Partito Democratico ha abbracciato posizioni sempre più radicali.

A metà ottobre un comizio con alcuni candidati Repubblicani a McAllen, una delle città più grandi sul confine sud-orientale del Texas, è iniziato con la preghiera di un pastore che criticava «le ideologie che ci corrompono». Tutti i candidati hanno puntato sull’importanza di difendere i valori conservatori. «Votatemi per mandare a Washington qualcuno che parli per i bambini mai nati», ha detto per esempio Eric Flores, candidato nel 34esimo collegio della Camera federale, riferendosi alla sua posizione antiabortista. «I nostri valori sono: l’amore per Dio, l’amore per la famiglia, l’amore per il paese», ha aggiunto poi Monica De La Cruz, che prova a farsi rieleggere nel 15esimo collegio.

Il momento della preghiera all’inizio di un comizio con candidati Repubblicani a McAllen, Texas (Laura Loguercio/il Post)

I Repubblicani stanno cercando di presentare anche il candidato dei Democratici al Senato, James Talarico, come estremista e troppo radicale per il Texas, nonostante sia un seminarista presbiteriano che parla della sua fede religiosa in qualsiasi intervento pubblico. Tra le altre cose, gli oppositori citano continuamente alcune sue affermazioni del 2021 che poi si è rimangiato, come quella secondo cui «Dio è non binario» e «ci sono sei generi», quindi non solo maschile e femminile.

Sono argomentazioni che possono fare presa sull’elettorato ispanico, ma non è detto che basteranno. «Alle persone non interessano queste cose», dice Jon Taylor, docente di Scienze politiche all’Università del Texas a San Antonio. «Interessa che la benzina è aumentata nell’ultimo anno, e che fare la spesa è diventata un’esperienza orribile».