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  • Venerdì 30 ottobre 2026

Gli stati in bilico che non dovrebbero esserlo

Alle elezioni statunitensi di metà mandato i candidati Democratici al Senato stanno andando bene in stati conservatori, e male dove non dovrebbero

La cupola del Campidoglio, la sede del Congresso degli Stati Uniti nella capitale Washington (AP Photo/J. Scott Applewhite)
La cupola del Campidoglio, la sede del Congresso degli Stati Uniti nella capitale Washington (AP Photo/J. Scott Applewhite)
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Alle elezioni statunitensi di metà mandato del 3 novembre si voterà anche per rinnovare 35 seggi del Senato, circa un terzo dei 100 totali. Secondo i sondaggi, i Democratici stanno andando bene in posti dove di solito i Repubblicani vincono agevolmente: stati come il Texas, il Kansas e la South Carolina sono diventati “in bilico”, ossia contendibili, ed entrambi i partiti ci stanno investendo parecchi soldi ed energie. I risultati in questi stati decideranno quale partito avrà la maggioranza al Senato nei prossimi due anni, e i Repubblicani non sono messi bene.

Alle elezioni di metà mandato il partito del presidente – i Repubblicani appunto, in questo caso – va quasi sempre male. Quest’anno però la situazione è particolarmente negativa per loro: il tasso di popolarità di Donald Trump è intorno al 37 per cento, il dato più basso per un presidente a questo punto del mandato negli ultimi cinquant’anni. Questa impopolarità si trasmette ai candidati: nei sondaggi in cui viene chiesto agli elettori se voterebbero per un generico candidato Democratico o per un generico candidato Repubblicano, i Democratici sono avanti di quasi 9 punti percentuali.

A questo punto della campagna i Democratici non avevano un vantaggio così ampio dal 2006, quando ottennero la maggioranza sia alla Camera sia al Senato. Ci sono però anche due stati, il Maine e il Minnesota, in cui la situazione è opposta: i Democratici dovrebbero essere nettamente favoriti, ma soprattutto per contingenze locali la competizione è aperta.

Vediamo qualche storia particolare.

Texas
In Texas il 37enne Democratico James Talarico è dato in vantaggio di circa 2 punti percentuali sul Repubblicano Ken Paxton. Da anni si parla di una possibile vittoria Democratica in Texas, favorita negli ultimi anni dall’arrivo di centinaia di migliaia di persone da stati più progressisti, come la California, e dalla crescita della popolazione latinoamericana. Chi ci andò più vicino fu Beto O’Rourke, che nel 2018 perse contro il Repubblicano Ted Cruz per meno di 3 punti percentuali. O’Rourke però non fu quasi mai dato in vantaggio nei sondaggi, cosa che invece sta succedendo con Talarico.

Talarico è un seminarista presbiteriano. Ha idee progressiste, ma usa sempre una retorica pacata e parla continuamente della sua fede religiosa, cosa che ha una certa presa sull’elettorato di uno stato conservatore come il Texas. È favorito anche dal fatto che Paxton non piace praticamente a nessuno, è finito in mezzo a vari scandali e pochi anni fa era stato messo sotto impeachment dal suo stesso partito.

Un’eventuale vittoria dei democratici in Texas sarebbe clamorosa, e cambierebbe molte cose nelle prossime campagne elettorali: uno stato enorme, complicato ed eterogeneo tornerebbe contendibile dopo decenni di dominio Repubblicano, ed entrambi i partiti dovrebbero dirottare lì soldi e risorse.

– Leggi anche: È l’anno buono per i Democratici in Texas?

Alaska
L’Alaska è uno stato conservatore, dove i Repubblicani vincono le presidenziali dal 1968, ma anche molto particolare: rurale, isolato, particolarmente esposto agli effetti del cambiamento climatico e con un’economia basata su pesca, petrolio e gas naturale. Questo avvantaggia i candidati che nelle loro proposte e nella loro comunicazione riescono a tenere insieme la tutela delle comunità locali e lo sfruttamento delle risorse naturali, come la Democratica Mary Peltola: da parte di madre appartiene agli Yupik, uno dei popoli indigeni dell’Alaska, è moderata e favorevole a nuove trivellazioni, per esempio.

Nel 2022 Peltola fu eletta alla Camera per l’unico seggio dello stato battendo l’ex governatrice Repubblicana Sarah Palin, e nel 2024 perse per pochi punti. Ora è data avanti nei sondaggi sul senatore Repubblicano Dan Sullivan, in carica dal 2015. È però coinvolta in un brutto scandalo: secondo un’inchiesta ben documentata del New York Times, il Partito Democratico in Alaska avrebbe reclutato persone sconosciute per riempire le schede elettorali e creare confusione tra gli elettori. Uno di loro si chiama Dan Sullivan, proprio come il senatore Repubblicano uscente.

– Leggi anche: Trump perderà l’Alaska?

Kansas
Fino a qualche mese fa i Democratici non pensavano certo di poter essere competitivi in Kansas, che non elegge un senatore Democratico dal 1932. Nelle ultime settimane però qualcosa è cambiato: il senatore uscente Repubblicano Roger Marshall è dato di poco indietro nella media dei sondaggi rispetto al Democratico Adam Hamilton. Hamilton è un Democratico atipico: è un pastore metodista centrista e ha fondato la più grande chiesa metodista del paese. Come Talarico, punta sulla religione per attrarre gli elettori Repubblicani, e sostiene che le politiche dell’amministrazione Trump non rispecchino quello che predicava Gesù nei Vangeli.

Un sermone di Adam Hamilton per la morte di Dolly Parton

Marshall invece sta faticando a convincere gli elettori: lo penalizza soprattutto l’aver cercato in tutti i modi di compiacere Trump nei suoi sei anni di mandato, cosa che ora gli rende difficile prendere le distanze dalle sue politiche meno popolari. Il Kansas è uno stato prevalentemente agricolo ed è stato colpito duramente dai dazi imposti da Trump e dagli aumenti dei prezzi causati dalla guerra in Medio Oriente: il prezzo del gasolio, usato in molti macchinari agricoli, è aumentato di quasi l’80 per cento rispetto allo scorso anno.

Nebraska e South Carolina
Anche in Nebraska e in South Carolina, come in Kansas, fino a qualche mese fa nessuno pensava che i Repubblicani potessero perdere. Poi però in Nebraska si è candidato l’indipendente Dan Osborn, che nel 2024 era andato vicino a vincere l’altro seggio dello stato ed è risultato fin da subito competitivo contro il senatore uscente Pete Ricketts. La candidata Democratica, che non aveva alcuna speranza di battere Ricketts, si è ritirata per far confluire su Osborn i voti Democratici. Ora nella media dei sondaggi Osborn è alla pari con Ricketts.

In South Carolina è vacante il seggio che era occupato dal Repubblicano Lindsey Graham, morto lo scorso luglio. Al suo posto è stata nominata temporaneamente la sorella, Darline Graham, che però ora deve farsi eleggere: è data di pochissimo avanti rispetto alla Democratica Annie Andrews. Lindsey Graham era in carica dal 2003, era molto influente su temi come la difesa e la politica estera, su cui aveva posizioni aggressive, ed era uno stretto collaboratore di Trump. Darline Graham è molto meno nota ed esperta, e questo la penalizza: ad agosto, a una domanda su Taiwan, aveva ammesso di non saperne molto di sicurezza nazionale.

Iowa e Ohio
Iowa e Ohio sono un caso diverso rispetto ai precedenti: fino al 2012 erano stati in bilico, e il Democratico Barack Obama vinse nel 2008 e nel 2012. Con Trump si sono spostati molto a destra.

Il seggio dell’Ohio è peraltro quello che J.D. Vance ha lasciato a gennaio del 2025 per diventare vicepresidente. Jon Husted, il Repubblicano nominato senatore al suo posto, nella media dei sondaggi è indietro di 3 punti percentuali rispetto al candidato Democratico Sherrod Brown, un politico molto esperto e che è già stato senatore dell’Ohio per 18 anni, dal 2007 fino al 2025 (nel 2024 si era ricandidato ma perse contro il Repubblicano Bernie Moreno).

Josh Turek durante le Paralimpiadi di Londra del 2012 (AP Photo/Lefteris Pitarakis)

In Iowa invece il candidato Democratico Josh Turek, campione paralimpico di basket in carrozzina, sta facendo una campagna con toni e proposte moderate e centriste. Su diversi temi, come l’immigrazione, ha preso posizioni distanti da quelle del suo partito, e sta facendo a gara con la sua avversaria Repubblicana Ashley Hinson (già deputata federale) a chi si mostra più pragmatico. I due, che nei sondaggi sono quasi appaiati, si accusano a vicenda di non essere in grado di contrastare le spinte più estremiste dei rispettivi partiti.

Maine
La senatrice Repubblicana Susan Collins ha 73 anni, è in carica dal 1997 e sta cercando di essere rieletta per un sesto mandato. Collins è sempre stata una delle politiche Repubblicane più moderate, e questo le ha permesso di continuare a vincere in uno stato che nel tempo si è spostato verso i Democratici. Quest’anno l’impopolarità di Trump rischiava di essere dirimente anche per lei, ma i Democratici hanno pasticciato nella scelta del candidato.

Le primarie Democratiche erano state stravinte da Graham Platner, che però a luglio si è dovuto ritirare per le numerose e circostanziate accuse di violenza sessuale nei suoi confronti. Al suo posto il Partito Democratico ha candidato Troy Jackson, un politico locale di lunga esperienza ma poco carismatico, che per ora è dato poco più di 2 punti percentuali avanti a Collins.

Il dibattito del 15 ottobre tra i candidati per il Senato in Maine: la Repubblicana Susan Collins e il Democratico Troy Jackson (Gregory A. Rec/Portland Press Herald via AP)

Minnesota
Il Minnesota è uno stato solidamente Democratico, ma a queste elezioni il partito è messo in seria difficoltà da uno scandalo su un vasto sistema di frodi intorno a un programma di sussidi dell’amministrazione di Joe Biden (2021-2025). Secondo le indagini, un’organizzazione non profit riceveva moltissimi soldi e li distribuiva a decine di altre, che dichiaravano di usarli per fornire migliaia di pasti al giorno alle famiglie più povere. I pasti erano in realtà inesistenti, e le inchieste hanno trovato situazioni simili per servizi di psicoterapia e formazione professionale, con un totale di oltre un miliardo di dollari rubati.

In Minnesota c’è la più grande comunità somala degli Stati Uniti, e molte delle persone incriminate sono di origine somala: sono partiti da lì i raid anti-immigrazione fatti a gennaio dagli agenti dell’ICE e di altre agenzie federali.

Lo scandalo ha costretto il governatore Tim Walz a rinunciare a un terzo mandato. Ne paga le conseguenze anche la candidata Democratica al Senato Peggy Flanagan, che è la vicegovernatrice di Walz. Il Minnesota non elegge un senatore Repubblicano dal 2002 ma Flanagan, che ha posizioni progressiste, è data di poco avanti alla Repubblicana Michele Tafoya, un’ex giornalista sportiva molto conosciuta che in campagna elettorale sta insistendo proprio sulle frodi.

– Leggi anche: Perché proprio in Minnesota?