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  • Mercoledì 28 ottobre 2026

Il successo dei partiti arabi in Israele potrebbe non bastare

Alle elezioni hanno quasi raddoppiato i seggi: potrebbero essere determinanti per formare un nuovo governo, ma è più complicato di così

Alcune donne festeggiano il risultato nella sede di Ra'am a Sakhnin, in Israele, 27 ottobre 2026 (AP Photo/Mahmoud Illean)
Alcune donne festeggiano il risultato nella sede di Ra'am a Sakhnin, in Israele, 27 ottobre 2026 (AP Photo/Mahmoud Illean)
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Uno dei principali cambiamenti nella nuova Knesset, il parlamento israeliano che uscirà dalle elezioni di martedì, sarà il successo dei partiti arabi, cioè quelli che rappresentano i cittadini palestinesi di Israele. Secondo i risultati preliminari i due principali partiti arabi, Ra’am e la Lista Comune, dovrebbero ottenere 19 seggi, quasi il doppio dei 10 che avevano nella legislatura appena conclusa: è un record.

Visto che entrambe le coalizioni ebraiche – quella di estrema destra del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, e quella di centro di Gadi Eisenkot – non dovrebbero raggiungere la maggioranza dei seggi, i partiti arabi potrebbero avere un ruolo determinante nella formazione del prossimo governo di Israele. Ma potrebbe non essere per niente semplice.

Il successo dei partiti arabi è dovuto principalmente al grande aumento dell’affluenza dei cittadini palestinesi di Israele. Rappresentano circa il 21 per cento della popolazione e sono i discendenti dei palestinesi che non abbandonarono le loro case dopo la fondazione dello stato di Israele, nel 1948: centinaia di migliaia di persone furono costrette a farlo con la violenza, in quella che viene ricordata come la Nakba, “la catastrofe”.

L’affluenza è stata alta in tutto il paese: poco meno del 78 per cento, il dato più alto da quasi trent’anni. Ma in Israele nel suo complesso l’affluenza è sempre stata abbastanza alta: alle elezioni precedenti, nel 2022, era stata del 70 per cento. Il dato eccezionale è però quello dei cittadini palestinesi israeliani, che sono passati da un’affluenza storicamente bassa, del 40-50 per cento, a sfiorare l’80 per cento in alcune circoscrizioni. L’aumento rispetto al 2022 è stato di 23 punti percentuali a Nazareth, di 24 a Shefar’am e di 37 a Umm al Fahm.

– Leggi anche: Sui manifesti dei partiti arabo-israeliani c’è scritto «Votate»

È il risultato di una precisa strategia della leadership di entrambi i partiti arabi: Ra’am, un partito conservatore islamico guidato da Mansour Abbas, e la Lista Comune, che contiene al suo interno varie formazioni, dai comunisti ai riformisti. Entrambi hanno puntato sull’idea che queste elezioni sarebbero state decisive per cacciare il governo di estrema destra di Netanyahu, che nei confronti dei palestinesi israeliani (e non solo) è stato uno dei più brutali e discriminatori della storia di Israele.

Con questo obiettivo in mente la popolazione palestinese israeliana ha votato in massa, come hanno mostrato le file ai seggi martedì. Lo sforzo però potrebbe essere vanificato.

Con i loro seggi i partiti arabi potrebbero facilmente portare al governo una delle due coalizioni (tendenzialmente quella di Eisenkot), facendole superare la maggioranza assoluta di 61 seggi. È ciò che vorrebbero i loro elettori: secondo un sondaggio dell’Università di Tel Aviv fatto prima delle elezioni, il 77 per cento dei palestinesi israeliani vorrebbe che i loro partiti entrassero nel governo e influenzassero la politica israeliana dall’interno.

Per rendersi più appetibile Ra'am ha anche inserito come secondo in lista un politico ebreo: Yoav Segalovitz, un ex ufficiale di polizia, qui con la camibia bianca vicino a Mansour Abbas, 23 ottobre 2026 (AP Photo/David Goldman)

Per rendersi più appetibile Ra’am ha anche inserito come secondo in lista un politico ebreo: Yoav Segalovitz, un ex ufficiale di polizia, qui con la camicia bianca vicino a Mansour Abbas, 23 ottobre 2026 (AP Photo/David Goldman)

Ma i partiti arabi subiscono un ostracismo storico molto pesante nella politica israeliana: con una breve eccezione nel 2021, quando Ra’am entrò per un anno in un governo di coalizione di centrodestra guidato da Naftali Bennett, non hanno mai fatto parte di nessun esecutivo israeliano. Anche quest’anno tanto la coalizione di Netanyahu quanto quella di Eisenkot hanno promesso di non allearsi né con Ra’am né con la Lista Comune, temendo che questo le avrebbe danneggiate tra i loro elettori ebrei.

Nella coalizione di Eisenkot ci sarebbero però forze politiche disposte all’alleanza. Subito dopo il voto Yair Golan – il leader dei Democratici, cioè l’unico partito progressista di un certo rilievo nel paese – ha detto che «dobbiamo smettere di accettare la divisione razzista di Netanyahu tra i voti degli ebrei e quelli degli arabi». Altri membri della coalizione però hanno promesso che non si alleeranno con i partiti arabi in nessun caso, e che non parteciperanno nemmeno a un governo di minoranza se sarà formato con il sostegno esterno dei partiti arabi.