• Mondo
  • Mercoledì 28 ottobre 2026

Alle elezioni israeliane è in vantaggio Netanyahu

Diversamente da quanto suggerivano gli exit poll: lo scrutinio è al 48 per cento, per ora nessuna coalizione avrebbe la maggioranza in parlamento

Benjamin Netanyahu durante un discorso alla sede del suo partito, il Likud, il 28 ottobre 2026 (AP/David Goldman)
Benjamin Netanyahu durante un discorso alla sede del suo partito, il Likud, il 28 ottobre 2026 (AP/David Goldman)
Caricamento player

Secondo i primi risultati parziali alle elezioni parlamentari israeliane è in vantaggio il Likud, dell’attuale primo ministro di destra Benjamin Netanyahu. Con il 48 per cento dei voti contati, ha ottenuto il 27 per cento, contro il 22 per cento del partito del suo principale avversario, il generale Gadi Eisenkot, di centrodestra. Né la coalizione di Netanyahu né quella di Eisenkot al momento avrebbero la maggioranza dei seggi in parlamento: la prima controllerebbe 55 seggi, la seconda 50. I primi risultati quindi smentiscono gli exit poll circolati ieri, che in un primo momento davano in testa la coalizione di Eisenkot, e poi i due blocchi in parità: va detto che non sempre in Israele gli exit poll sono accurati, e spesso in passato i risultati definitivi si sono discostati anche di diversi seggi da quelli prospettati.

Per formare un governo è necessaria la maggioranza di 61 seggi su 120, e con questi risultati sarebbe quindi necessaria un’alleanza. Per questo motivo saranno fondamentali i partiti arabi, che secondo i primi risultati hanno ottenuto 15 seggi.

L’affluenza è stata altissima: ha votato il 77,7 per cento degli aventi diritto, il dato più alto dal 1999. È stata alta anche tra le persone arabe israeliane, che votano storicamente meno degli ebrei israeliani perché sono sfiduciate, boicottano le istituzioni israeliane oppure non si sentono rappresentate dai partiti.

Queste elezioni sono state le prime dagli attacchi di Hamas in Israele del 7 ottobre 2023, e quindi le prime dall’inizio della guerra nella Striscia di Gaza e delle successive operazioni militari di Israele in Medio Oriente. Tutti i principali leader politici avevano presentato le elezioni come decisive per il futuro di Israele, e hanno fatto appelli continui per dire alle persone di andare a votare.