• Mondo
  • Martedì 27 ottobre 2026

Finora l’affluenza in Israele è la più alta mai registrata

Alle 18 è stata del 66,7 per cento: foto e notizie sulle elezioni per rinnovare il parlamento israeliano

Un uomo vota in un seggio elettorale di Haifa, Israele (AP Photo/Baz Ratner)
Un uomo vota in un seggio elettorale di Haifa, Israele (AP Photo/Baz Ratner)
Caricamento player

Alle 18 (ora locale) di martedì quasi cinque milioni di persone israeliane avevano già votato per rinnovare i 120 membri della Knesset, il parlamento unicamerale del paese, che poi dovrà votare la fiducia a un nuovo governo. La Commissione elettorale centrale ha detto che l’affluenza era del 66,7 per cento, di molto superiore al 57,7 alle elezioni del 2022 alla stessa ora, e in generale la più alta mai registrata a quest’ora.

La chiusura dei seggi è prevista alle 21 italiane (alle 22 ora locale) e lo spoglio dei voti inizierà subito dopo. Il Likud, il partito di destra del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, ha chiesto che venga rinviata la chiusura dei seggi. Yashar, il partito conservatore del generale Gadi Eisenkot e principale sfidante di Netanyahu, si è però detto contrario sostenendo che non sono accaduti eventi che giustifichino il prolungamento dell’orario di voto. La Commissione elettorale centrale non ha ancora deciso se farlo: per la legge israeliana potrebbe decidere di tenere i seggi aperti anche per un giorno in più.

Le elezioni sono molto sentite: sono le prime dopo l’attacco di Hamas del 7 ottobre del 2023 e Benjamin Netanyahu si gioca qualcosa di più della sopravvivenza politica. I partiti dell’opposizione sionista sperano di sconfiggerlo e allontanarlo definitivamente dal potere, dopo che ci è rimasto quasi ininterrottamente dal 2009. Ci sono poi i partiti arabi che potrebbero ottenere un risultato storico.

La giornata elettorale per questo motivo è molto concitata e i leader dei vari partiti stanno facendo appelli accorati ai propri sostenitori affinché vadano a votare. Gli appelli insistono quasi tutti sul fatto che l’alta affluenza stia favorendo gli avversari. Lo ha fatto soprattutto Netanyahu che sul suo profilo X ha pubblicato diversi post in cui mostra presunte file di elettori arabi ai seggi e sta parlando delle elezioni come di una guerra.

Netanyahu guida una coalizione di estrema destra, di cui oltre al suo partito fanno parte i partiti di estrema destra Potere ebraico, del ministro della Sicurezza nazionale Itamar Ben Gvir, e Sionismo religioso, del ministro delle Finanze Bezalel Smotrich; e i due partiti ultraortodossi, Ebraismo della Torah Unito (UTJ) e Shas.

A sfidarlo c’è una eterogenea coalizione di opposizione sionista, cioè favorevole all’esistenza di Israele come stato ebraico, guidata da Eisenkot e dal suo partito. Della coalizione fa parte anche la lista di centrodestra Insieme in cui si sono uniti Naftali Bennett e Yair Lapid; la lista di destra laica Yisrael Beitenu di Avigdor Lieberman; e ciò che è rimasto della sinistra israeliana, ormai marginale: i Democratici di Yair Golan.

Questi partiti sono accomunati soprattutto da una forte ostilità politica nei confronti di Netanyahu e del modo in cui ha governato negli ultimi anni, sfruttando l’incarico di primo ministro per sottrarsi ai processi per corruzione e per impedire la creazione di una commissione d’indagine indipendente sugli errori e sui fallimenti che permisero l’attacco di Hamas del 7 ottobre. Nessuno mette però davvero in discussione le guerre che Netanyahu ha iniziato in Medio Oriente: casomai se ne contesta la gestione, ritenendola o troppo oltranzista o troppo morbida.

Il risultato delle elezioni è molto incerto: è plausibile, guardando i sondaggi, che nessuno dei due blocchi raggiunga la maggioranza di 61 seggi in parlamento. Potrebbe quindi essere decisivo il terzo blocco, quello formato dalle liste arabe: la più conservatrice Ra’am e la Lista Comune, che riunisce un partito comunista, uno più tradizionale e uno nazionalista. Il loro risultato dipenderà soprattutto da quanto riescono a mobilitare il voto gli elettori arabi, che sono oltre un milione (su sette totali) ma che storicamente votano meno degli altri.

I seggi hanno aperto alle 6 italiane (7 ora locale). Hanno già votato tutti i principali leader politici, compresi i due principali sfidanti: Netanyahu a Gerusalemme, e Eisenkot, nella città di Herzliya vicino a Tel Aviv. Prima di andare a votare Eisenkot ha visitato la tomba del figlio che morì a 25 anni nel dicembre del 2023 durante un’operazione di salvataggio di ostaggi di Hamas a Gaza. Nelle immagini che arrivano dai seggi si vedono militari impegnati nei controlli di sicurezza, gruppi di ebrei ultraortodossi e famiglie di coloni armati.

– Leggi anche: La sinistra in Israele è quasi sparita