L’Unione Europea vuole dare molti più poteri a Frontex
La Commissione intende più che raddoppiare i suoi agenti, e fare in modo che si occupino più direttamente di rimpatri di migranti
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Martedì la Commissione europea ha presentato un nuovo regolamento – cioè una norma di legge che avrebbe uguale valore in tutti gli stati – per aumentare i poteri di Frontex, la criticata agenzia europea che svolge funzioni di guardia di frontiera e costiera. Se approvato nella versione proposta dalla Commissione, il regolamento quadruplicherà gli agenti dell’agenzia, creerà una forza di riservisti che potrà essere dispiegata in casi di emergenza e darà a Frontex un ruolo centrale nel sistema dei rimpatri delle persone migranti.
Per entrare in vigore il regolamento dovrà essere approvato dal Parlamento europeo e dal Consiglio dell’Unione Europea, ed è possibile che alcune sue parti vengano eliminate o limate. Allo stesso tempo, la misura era già stata annunciata ed è sostenuta dalla stragrande maggioranza degli stati membri. È verosimile insomma che possa essere approvata più o meno in questa forma. La proposta della Commissione è in linea con le politiche europee degli ultimi anni, sempre più ostili all’immigrazione.
Per prima cosa la Commissione europea vuole aumentare il numero di agenti che lavorano per Frontex, dai 7mila permanenti attuali a 30mila. Di questi, 13mila sarebbero agenti permanenti: in parte assunti direttamente da Frontex e in parte distaccati dalle forze dell’ordine nazionali per un determinato periodo di tempo. Altri 17mila invece andrebbero a formare un nuovo corpo di riservisti: si tratterebbe di agenti delle guardie di frontiera e costiera degli stati membri, che pur rimanendo a lavorare per i loro paesi potrebbero essere dispiegati in qualsiasi punto dell’Unione in caso di necessità e con pochissimo preavviso. Per esempio nel caso di un nuovo ingresso di massa di migranti nell’exclave spagnola di Ceuta, come successo a luglio.
Il regolamento dà inoltre a Frontex nuovi poteri per monitorare i contenuti online che possano rappresentare un pericolo per le frontiere europee, dopo che si era scoperto che molte persone si erano convinte ad entrare a Ceuta dal Marocco dopo aver visto dei post online pieni di notizie false o fuorvianti.

Un drone Heron II di Frontex, usato per sorvegliare il mar Mediterraneo, all’aeroporto di Tympaki, sull’isola di Creta, in Grecia, il 17 febbraio del 2026 (AP Photo/Lefteris Pitarakis)
L’altro pezzo importante del regolamento riguarda le procedure di rimpatrio delle persone che non hanno il diritto di rimanere nel territorio dell’Unione. Al momento l’efficacia di questo sistema varia molto da paese a paese ed è oggetto di grandi discussioni fra gli stati membri.
Per risolvere parzialmente questo problema, negli scorsi mesi l’Unione ha deciso di creare dei centri di rimpatrio in paesi che non fanno parte dell’Unione, ma accettano di ospitare strutture dove collocare temporaneamente le persone la cui richiesta d’asilo è stata respinta. Diverse organizzazioni per i diritti umani li hanno definiti dei buchi neri di legalità, dove le persone rischiano concretamente di essere esposte ad abusi.
Al momento Frontex si occupa principalmente di fornire assistenza logistica agli stati nei casi di rimpatrio volontario, ma il nuovo regolamento la metterebbe al centro del sistema dei rimpatri: creerebbe all’interno di Frontex un «centro di coordinamento e pianificazione» che affianchi gli stati membri in ogni procedura individuale di rimpatrio.

La commissaria europea per le Tecnologie digitali e di frontiera Henna Virkkunen e il commissario per gli Affari interni e la migrazione Magnus Brunner presentano il nuovo regolamento sul potenziamento di Frontex, il 27 ottobre del 2026 (Foto di Dursun Aydemir/Anadolu via Getty Images)
Due articoli che hanno suscitato preoccupazioni da parte delle ong che si occupano di diritti umani daranno poi a Frontex il potere di aiutare paesi che non fanno parte dell’Unione Europea a rimpatriare le persone migranti, una cosa che finora l’agenzia non aveva mai fatto. Sulla base di accordi bilaterali, l’agenzia potrà sostenere i paesi esterni all’Unione nel rimpatrio delle persone che avevano raggiunto il territorio europeo ma la cui richiesta d’asilo era stata respinta, ma anche di quelle intercettate prima che entrassero in territorio europeo.
I paesi che potranno usufruire dell’aiuto di Frontex in questo contesto saranno: «i paesi candidati all’entrata nell’Unione, i paesi vincolati dalla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, i paesi designati come “paesi terzi sicuri” a livello dell’Unione e altri paesi, purché sussista un chiaro interesse dell’UE». Dal 2026 l’Unione ha cambiato la definizione di “paese terzo sicuro” per inserire anche quelli che discriminano solo alcune categorie di persone, o dove esistono delle regioni in cui sono in corso violazioni dei diritti umani. Il testo sostiene che questi rimpatri dovranno comunque rispettare il diritto delle persone migranti a non essere rimandate in un paese dove potrebbero subire abusi o discriminazioni.
Ci sono buone ragioni per ritenere che il rispetto dei diritti umani non sia esattamente in cima alle priorità di Frontex, che ha da tempo una pessima reputazione.
Diverse inchieste hanno provato come negli ultimi dieci anni l’agenzia abbia collaborato o compiuto respingimenti di richiedenti asilo, vietati dalle leggi europee e dai trattati internazionali. Sulla cosiddetta “rotta balcanica” aiuta regolarmente le guardie di frontiera della Croazia e della Grecia a impedire con la forza che i migranti entrino nei loro territori per fare richiesta d’asilo. Da qualche anno i suoi agenti sono dispiegati per la stessa ragione anche in Serbia, sebbene quest’ultima non faccia parte dell’Unione Europea.
Nel Mediterraneo Frontex ha invece un ruolo più indiretto ma centrale nel respingimento di migranti: i suoi aerei e i suoi droni militari sorvolano giornalmente il Mediterraneo centrale e forniscono le coordinate delle imbarcazioni di migranti alla cosiddetta Guardia costiera libica e alle autorità tunisine, che poi li riportano indietro con metodi violenti. Una volta tornate in Libia e in Tunisia, le persone che erano a bordo di quelle imbarcazioni finiscono nei centri di detenzione libici oppure vengono abbandonate in zone desertiche dalle autorità tunisine.
Nel bilancio dell’Unione Europea per il periodo 2028-2034, attualmente in discussione, Frontex dovrebbe comunque ricevere 12 miliardi di euro, il doppio rispetto a quanto ricevuto fra il 2021 e il 2027.



