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  • Giovedì 22 ottobre 2026

L’Iran ha quasi esaurito il petrolio della “flotta fantasma”

Cioè quello caricato sulle petroliere prima del blocco navale statunitense, che era una fonte essenziale di ricavi per il regime

Tracce di petrolio sulla spiaggia dell'isola ianiana di Qeshm, sullo stretto di Hormuz, in una foto di fine agosto 2026
Tracce di petrolio sulla spiaggia dell'isola iraniana di Qeshm, sullo stretto di Hormuz, in una foto di fine agosto 2026 (Amirhosein Khorgooi/ISNA via AP)
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L’Iran ha quasi esaurito le scorte di petrolio che era riuscito a caricare sulla flotta di petroliere prima del blocco navale statunitense ai suoi porti, che è in atto da aprile e aveva avuto una breve interruzione in estate durante i negoziati infruttuosi tra il regime iraniano e l’amministrazione statunitense di Donald Trump.

Si tratta di petroliere della cosiddetta “flotta fantasma”, vecchie imbarcazioni usate per eludere le sanzioni internazionali, che sono già oltre lo stretto di Hormuz. Per il regime iraniano è un problema perché i proventi dei carichi, venduti anzitutto alla Cina, sono essenziali per l’economia nazionale, messa sempre peggio proprio a causa del blocco. Venerdì il comando delle forze statunitensi in Medio Oriente ha sostenuto che il blocco abbia impedito all’Iran ricavi per 25 miliardi di dollari dalle vendite di petrolio.

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Di solito i carichi vengono pagati nel giro di due mesi dalla consegna, quindi per un po’ di tempo il regime continuerà a ricevere i versamenti in valuta straniera di cui ha bisogno. Però adesso, di fatto per la prima volta dall’inizio della guerra lo scorso febbraio, l’Iran sta rimanendo senza petrolio in mare.

Secondo la società specializzata Kpler, all’inizio di ottobre rimaneva sulle petroliere meno di 1 milione di barili di petrolio, contro i 135 milioni di barili all’inizio della guerra. Tra giugno e luglio, con la sospensione del blocco navale, il regime aveva cercato di concentrare le partenze di petroliere, ma anche questi carichi si sono ormai esauriti.

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Storicamente l’Iran ha usato le petroliere come una specie di riserva galleggiante, anche perché durante il blocco statunitense aveva saturato i depositi a terra. Dopo la partenza, le petroliere della “flotta fantasma” stazionano al largo delle coste di Malaysia e Singapore. Da lì i carichi, per essere meno rintracciabili, vengono trasferiti su altre petroliere che li portano a destinazione in Cina.

I proventi delle vendite di petrolio sono la principale fonte di valuta straniera per il governo iraniano e coprono fino al 40 per cento del bilancio statale. Le alternative via terra finora non sono state sufficienti. Al contrario, le esportazioni di petrolio degli altri paesi del Golfo Persico, sotto la guida degli Stati Uniti attraverso Hormuz o lungo percorsi alternativi, da poco hanno superato i livelli di prima della guerra.