Gli attacchi russi stanno rendendo pericoloso tutto il mar Nero
Fino alle acque più vicine a Bulgaria e Romania: tra gli obiettivi c'è fermare le esportazioni di grano ucraino
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Negli ultimi mesi gli attacchi contro le navi mercantili nel mar Nero si sono intensificati come non succedeva dal 2022 – cioè dall’inizio dell’invasione russa in Ucraina – e avvengono sempre più spesso anche lontano dalle acque di Russia e Ucraina, fino al largo di Bulgaria e Romania, sulla costa occidentale. In dieci giorni le navi colpite al largo dei due paesi, entrambi membri della NATO e dell’Unione Europea, sono state sette, tre delle quali affondate, con almeno 30 persone morte o disperse.
Sebbene nessuno abbia rivendicato gli attacchi, il governo ucraino, quelli europei e diversi esperti, tra cui la società britannica di sicurezza marittima Ambrey, li attribuiscono alla Russia. Almeno due delle navi colpite trasportavano grano ucraino e la maggior parte andava o veniva dai porti sul fiume Danubio da cui l’Ucraina esporta buona parte dei suoi cereali.
L’obiettivo russo sarebbe quello di rendere pericolose anche le rotte commerciali che passano nella parte occidentale del mar Nero, come era successo nei primi mesi dell’invasione russa dell’Ucraina, e ostacolare in questo modo le esportazioni di prodotti alimentari ucraini, soprattutto del grano. I prodotti agricoli valgono più della metà dei ricavi delle esportazioni ucraine, ma le conseguenze riguardano anche gli stati che importano quei beni, perché il loro prezzo sale.
Nel 2022 la marina russa aveva bloccato i porti ucraini e le esportazioni via mare si erano fermate: per mesi circa 20 milioni di tonnellate di cereali erano rimaste bloccate nei porti, insieme a un centinaio di navi. Le esportazioni ripresero solo con l’accordo sul grano mediato da ONU e Turchia, da cui la Russia si ritirò nel luglio del 2023, annunciando che avrebbe considerato tutte le navi dirette nei porti ucraini come possibili trasporti di carichi militari. Nel frattempo l’Ucraina era riuscita a cacciare la marina russa da gran parte del mar Nero, e a riaprire così le rotte.
Negli ultimi mesi però la Russia ha migliorato le sue capacità di bombardamento a lunga distanza, e per questo la minaccia sul mar Nero è ripresa.
Da questo punto di vista la tattica russa sta avendo successo. Dopo i bombardamenti russi di quest’estate, a fine luglio quasi tutti gli armatori avevano smesso di mandare navi nei porti della zona di Odessa, la principale città ucraina da cui passa di solito il 90 per cento dei cereali esportati dall’Ucraina. Il governo ucraino ha più che dimezzato le previsioni sulle esportazioni agricole della stagione in corso.
Nello stesso periodo anche l’Ucraina ha intensificato gli attacchi contro le navi che commerciano con la Russia. A novembre del 2025 aveva iniziato a colpire le petroliere della cosiddetta “flotta fantasma”, con cui la Russia aggira le sanzioni sul petrolio, e da luglio sta colpendo anche altri tipi di navi mercantili che provengono o sono dirette ai porti russi.
Il 16 settembre il Joint War Committee, l’organismo degli assicuratori di Londra che stabilisce quali zone sono a rischio di guerra, ha esteso la classificazione a tutto il mar Nero, escludendo solo le acque territoriali di Turchia, Romania, Bulgaria e Georgia. È la zona di mare che dista non più di 12 miglia nautiche (circa 22 chilometri) dalla costa di questi paesi.
Le difficoltà del commercio nel mar Nero si vedevano sui prezzi già prima degli attacchi di ottobre. A settembre l’indice dei prezzi dei cereali della FAO, l’agenzia delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, è aumentato del 5,1 per cento rispetto ad agosto e del 17,2 per cento rispetto a un anno prima: il prezzo del grano ha raggiunto il livello più alto da agosto del 2023.
Perfino il primo ministro bulgaro Rumen Radev, che ha vinto le elezioni parlamentari ad aprile ed è considerato filorusso, ha di fatto accusato la Russia. Dopo gli attacchi del 6 ottobre era stato vago e aveva detto che i droni erano «o russi o ucraini». Martedì invece ha convocato l’ambasciatrice russa Eleonora Mitrofanova e le ha detto che l’Ucraina non avrebbe alcun motivo di distruggere le proprie navi. Radev ha chiesto agli altri paesi dell’Unione Europea e della NATO di sostenere una moratoria sugli attacchi contro le navi civili nel mar Nero.

L’incontro tra il primo ministro bulgaro Rumen Radev e l’ambasciatrice russa in Bulgaria Eleonora Mitrofanova del 13 ottobre 2026 (Bulgarian Government via AP)
Gli ultimi due attacchi, tra mercoledì e giovedì, sono stati i più vicini alla costa: hanno colpito due navi cisterna al largo di Sulina, la città romena alla foce del Danubio, e una delle due era dentro le acque territoriali romene, dove nessuna nave era stata colpita nei giorni precedenti.



