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  • Giovedì 15 ottobre 2026

La destra “legge e ordine” si sta prendendo l’America Latina

Ha intercettato la percezione d'insicurezza diffusa nell'elettorato, e il prossimo potrebbe essere Flávio Bolsonaro in Brasile

Flávio Bolsonaro, a sinistra, durante una visita alla Polizia militare di Rio de Janeiro, il 15 maggio
Flávio Bolsonaro, a sinistra, durante una visita alla Polizia militare di Rio de Janeiro, il 15 maggio (EPA/Antonio Lacerda)
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Dal 2023 candidati di destra o estrema destra hanno vinto 13 delle 16 elezioni presidenziali in America Latina. Il prossimo potrebbe essere Flávio Bolsonaro in Brasile: il figlio dell’ex presidente Jair Bolsonaro è favorito al ballottaggio del 25 ottobre contro il presidente uscente Luiz Inácio Lula da Silva, di sinistra.

Bolsonaro e gli altri appartengono a una nuova destra, populista e religiosa: nei fatti è trumpiana, anche per la vicinanza al presidente degli Stati Uniti che spesso ha cercato di influenzare le elezioni per favorirla. Un’altra cosa che accomuna questi leader è la promessa di ristabilire “legge e ordine”, se necessario a scapito delle libertà civili. La sicurezza è stata definita «la nuova moneta di scambio politica» dell’America Latina, nel senso che frequentemente ha scavalcato l’ideologia come fattore che orienta i voti.

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La retorica della destra ha funzionato perché di solito ha sfidato avversari di sinistra per cui la sicurezza non era una priorità e che, se erano al governo, non potevano neppure contrapporre una situazione economica fiorente (su questo la destra propone tagli ispirati al presidente argentino Javier Milei). Soprattutto, in questi anni nell’elettorato è cresciuta la sensazione di insicurezza per l’imperversare di gruppi criminali transnazionali, come il venezuelano Tren de Aragua, molto potente e violento.

Vale anche per il Brasile. Il 26 per cento della popolazione, secondo uno studio che ha elaborato i dati del sondaggio Latinobarómetro, vive in zone sotto il controllo di gruppi criminali, dove lo stato è praticamente assente. Il caso di Rio de Janeiro, la seconda città del paese, è eclatante: negli ultimi anni le bande armate si sono allargate molto e infestano circa un terzo del territorio di Rio, in cui abitano quasi tre milioni di persone.

L’inaspettato vantaggio di Bolsonaro al primo turno si spiega anche con una netta vittoria nello stato di Rio, dove ha preso il 53 per cento. Nella lotta alla criminalità Bolsonaro propone di copiare Nayib Bukele, il presidente di El Salvador che è il modello della destra latinoamericana: quindi più poteri alla polizia, incarcerazioni di massa in prigioni enormi, castrazione chimica per chi è condannato per molestie sessuali.

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Bukele è riuscito effettivamente a piegare le bande criminali di El Salvador e, nonostante le sistematiche e documentate violazioni dei diritti umani, si è fatto degli estimatori nei paesi circostanti e pure alla Casa Bianca. Altri leader di destra hanno replicato questi metodi: per esempio il presidente ecuadoriano Daniel Noboa, senza ottenere i risultati sperati, ma venendo intanto rieletto per un secondo mandato.

La polizia brasiliana durante la cruenta operazione del 28 ottobre 2025

La polizia brasiliana durante la cruenta operazione del 28 ottobre 2025 (Jose Lucena/TheNEWS2 via ZUMA Press Wire)

In Brasile c’è stato un assaggio di questi metodi brutali e basati sulla forza proprio a Rio, dove governa il partito di Bolsonaro. All’incirca un anno fa ci fu la più grande operazione di polizia contro il Comando Vermelho, uno dei maggiori gruppi criminali della città e del paese. Si concentrò sulle favelas (quartieri sorti in modo informale con gli edifici ammassati) di Alemão e Penha ed ebbe connotati da guerra urbana, con barricate e droni: morirono almeno 120 persone, tra cui quattro poliziotti.

Fu l’operazione di polizia con più morti nella storia del Brasile. Fu molto discussa, perché coinvolse pezzi di città nella guerriglia e la polizia entrò in assetto da guerra nelle favelas, con decine di mezzi blindati e un dispiegamento di 2.500 agenti. Il governo nazionale di Lula esitò a prendere posizione, mentre quello bolsonarista locale lo accusava d’averlo lasciato solo. Eppure l’operazione incontrò sostegno popolare: secondo un sondaggio di pochi giorni dopo, erano favorevoli il 62 per cento degli abitanti di Rio e quasi l’88 per cento di quelli di Alemão e Penha.

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A lungo la sinistra brasiliana ha affrontato il fenomeno da una prospettiva sociale, a partire dalla riduzione della povertà come strumento per scardinare i gruppi criminali. Nel 2025 Lula sostenne che anche gli spacciatori fossero vittime del narcotraffico, fu criticato e ritrattò velocemente. In questo mandato ha aumentato gli aiuti alle famiglie povere, ma i progressi contro la criminalità sono stati limitati e considerati da larghe parti della popolazione insoddisfacenti.

Il presidente di El Salvador Nayib Bukele con Donald Trump a un incontro di marzo dello Shield of the Americas, a Miami

Il presidente di El Salvador Nayib Bukele con Donald Trump a un incontro di marzo dello Shield of the Americas, a Miami (AP Photo/Mark Schiefelbein)

I gruppi armati come il Comando Vermelho o il Primeiro Comando da Capital, quello di San Paolo, sono ormai attivi in tutti gli stati federali brasiliani. Hanno infiltrato la politica e hanno dimensioni paragonabili a quelle dei più famosi cartelli colombiani o messicani. A maggio gli Stati Uniti hanno designato entrambi come organizzazioni terroristiche. Ultimamente Lula ha adottato un nuovo slogan, che è parzialmente una correzione di tiro e dice «Protezione per i lavoratori, prigione per i criminali».

L’affermazione di presidenze e governi di destra ha ridisegnato la mappa politica dell’America Latina: quella più su nell’articolo, anni fa, sarebbe stata una macchia rossa.

Ha anche dato alleati all’iniziativa politico-militare di Trump chiamata Shield of the Americas, di cui fanno parte 12 paesi (non il Brasile). È incentrata sulla risposta al narcotraffico con metodi alla Bukele – o alla Trump, se consideriamo i bombardamenti indiscriminati alle barche accusate di narcotraffico nel mar dei Caraibi o la cattura dell’ex presidente venezuelano Nicolás Maduro. In questo contesto, quando recentemente gli Stati Uniti hanno chiesto l’arresto del procuratore generale boliviano, la Bolivia (che ha il primo governo di destra da quasi vent’anni) ha eseguito.