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  • Martedì 16 giugno 2026

Le molte accuse di violenze in un nuovo, grande carcere in Ecuador

L'ha voluto il presidente Daniel Noboa, ispirandosi alle prigioni di Bukele a El Salvador: ci sono denunce di malattie, torture e malnutrizione

L'ingresso a El Encuentro di Angel Esteban Aguilar Morales, uno dei capi del gruppo criminale Los Lobos, il 20 marzo 2026 (EPA)
L'ingresso a El Encuentro di Angel Esteban Aguilar Morales, uno dei capi del gruppo criminale Los Lobos, il 20 marzo 2026 (EPA)
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Il carcere di massima sicurezza El Encuentro in Ecuador è stato inaugurato poco più di sei mesi fa ed è un simbolo della linea dura del presidente Daniel Noboa contro le organizzazioni criminali attive nel paese. È stato costruito sul modello di quelli fatti a El Salvador dal presidente Nayib Bukele, e come quelli è al centro di denunce di violazioni di diritti umani, tortura e detenzione in condizioni inumane. Nel carcere i prigionieri muoiono per malattie, soffrono la fame e la sete, non possono incontrare parenti né avvocati. Spesso non si sa nemmeno chi ci sia, a El Encuentro: era stato presentato come un centro di massima sicurezza per la detenzione dei più pericolosi narcotrafficanti e membri di bande armate, ma ospita anche prigionieri comuni e politici accusati di corruzione.

Negli ultimi anni la costruzione di carceri di massima sicurezza, isolate e da gestire con ostentata durezza, è stata una delle principali proposte di molti politici di destra in America Latina, presentata come una soluzione alla violenza dei gruppi criminali, in crescita in molti paesi. In queste carceri, però, non sono rispettati nemmeno i più basilari diritti dei detenuti e le detenzioni sono spesso arbitrarie.

Una delle celle collettive del CECOT, in Salvador, il 30 gennaio 2026 (AP Photo/Salvador Melendez)

Bukele costruì a El Salvador nel 2022 il Centro de Confinamiento del Terrorismo, conosciuto come CECOT: può contenere fino a 40mila persone, ha spazi ridottissimi per i detenuti e chi ci viene rinchiuso, spesso dopo processi di massa, raramente esce o ha contatti con l’esterno. Noboa è di destra, è in carica dal 2023 ed è stato rieletto nel 2025. Con El Encuentro ha replicato in piccolo il modello di Bukele: la prigione può contenere 800 detenuti ed è stata costruita in una foresta, abbattendo alberi su una superficie di 160mila metri quadrati, nella provincia costiera di Santa Elena, circa 500 chilometri a sud di Quito.

È costituita da cinque padiglioni ottagonali, quattro cortili, sei torri di sorveglianza alte quasi 10 metri e muri di nove metri (sei di cemento, tre di reti). Ogni padiglione ha 40 celle da quattro persone: i detenuti all’arrivo vengono rasati e vestiti con una tuta arancione, e da allora non hanno contatti con l’esterno, tranne rare eccezioni. I primi detenuti arrivarono il 10 novembre del 2025, quando per stessa ammissione del governo le strutture erano state costruite «al 35-40 per cento». Per il territorio in un raggio di 15 chilometri intorno al carcere è vietata la circolazione. Oltre alle restrizioni gli abitanti del posto lamentano le conseguenze ambientali della struttura sull’ambiente circostante, per esempio con l’inquinamento quasi immediato del vicino fiume, per molti l’unica fonte di acqua dolce.

I detenuti nel carcere El Rodeo a Portoviejo, Ecuador, prima dell’apertura de El Encuentro, il 5 giugno 2024 (AP Photo/Cesar Munoz)

Le informazioni sul carcere sono molto limitate, perché avvocati, politici e parenti non vi hanno accesso, ma nel corso dei mesi ci sono state varie denunce fatte da detenuti che erano stati trasferiti in altre strutture. Dicono che a El Encuentro il cibo è molto scarso, così come l’acqua, che viene descritta come «poca e di color marrone». Le condizioni igieniche sono terribili, l’assistenza medica molto limitata: a maggio sono morti tre detenuti per malattie: due di tubercolosi, uno di pancreatite. Nel carcere sono comuni dengue e malaria, così come la malnutrizione e la disidratazione.

A fine maggio sono state pubblicate alcune foto di un trasferimento di 35 detenuti malati di tubercolosi: il trasferimento è il segno di una probabile epidemia all’interno del carcere, negata ufficialmente dalle autorità, ma le foto mostrano anche persone in condizioni di salute molto precarie. Alcuni sono molto magri, faticano a stare in piedi, devono essere sostenuti dagli altri.

L’immagine di una cella a El Encuentro, dove è rinchiuso Angel Esteban Aguilar Morales, uno dei capi del gruppo criminale Los Lobos (EPA)

A queste denunce si aggiungono quelle di maltrattamenti, torture e violenze sessuali da parte dei militari che gestiscono la prigione. Secondo le denunce del Comitato delle famiglie per una vita dignitosa dentro e fuori dal carcere (COFAVID) i detenuti vengono picchiati regolarmente, svegliati in piena notte, messi sotto getti d’acqua e «soffocati con sacchetti pieni di gas in testa». L’attivista di sinistra Omar Campoverde, accusato di far parte di un’organizzazione terroristica, ha denunciato di aver subito violenza sessuale e ha detto che il suo non è un caso isolato.

A El Encuentro ci sono anche vari politici. Uno è Jorge Glas, vicepresidente dell’Ecuador tra il 2013 e il 2018 che ha ricevuto diverse condanne per reati di corruzione. L’ex sindaco di Guayaquil, Aquiles Álvarez, è uno dei pochi a cui è stato garantito qualche contatto esterno con gli avvocati: è nel carcere da febbraio, senza una sentenza definitiva, e ha perso oltre 20 chili. Il governo sostiene che sia una «tattica difensiva» e che gli avvocati gli abbiano suggerito di non mangiare.

Il presidente dell’Ecuador Daniel Noboa, il 14 maggio 2026 a Washington (AP Photo/Jacquelyn Martin)

Nonostante le polemiche, Noboa ha già approvato la costruzione di un altro carcere molto più grande, sul modello di questo e nella stessa provincia: nei progetti dovrà contenere oltre 15mila detenuti e i lavori per costruirlo dureranno un anno e mezzo. Le carceri dell’Ecuador sono sovraffollate e in generale le condizioni di detenzione sono pessime: secondo un’inchiesta dei media investigativi Tierra de Nadie e Connectas nel 2025 in Ecuador sono morti in prigione 1.220 detenuti, più di tre al giorno. Molte delle morti sono imputabili a malattie e mancata assistenza medica.

Le misure repressive non hanno avuto finora risultati paragonabili a quelli del Salvador. Lì le dimensioni ridotte del paese e caratteristiche peculiari delle bande criminali hanno permesso alla radicale azione di Bukele di avere effetti enormi, quasi azzerando crimini violenti e omicidi. In Ecuador il 2025 è stato l’anno più violento di sempre, con oltre 9mila omicidi. Nel 2026 l’Ecuador ha condotto anche operazioni militari congiunte con gli Stati Uniti sul suo territorio: il tasso di omicidi è calato, ma non in modo consistente. Nonostante la propaganda del governo, la vittoria nella guerra al narcotraffico è lontana.