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  • Venerdì 24 aprile 2026

Un processo con quasi 500 imputati, a El Salvador

Sono accusati di reati legati a bande criminali, nell'ennesimo tentativo di repressione da parte del governo di Nayib Bukele

Alcuni presunti membri dell'M-13 (AP/Salvador Melendez)
Alcuni presunti membri dell'M-13 (AP/Salvador Melendez)
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Il 21 aprile a El Salvador è iniziato un processo in cui sono imputati 486 presunti membri dell’organizzazione criminale Mara Salvatrucha, nota anche come MS-13, una delle più pericolose del paese e di tutto il continente americano. I capi d’imputazione riguardano più di 47mila crimini commessi tra il 2012 e il 2022, tra cui omicidi, femminicidi, estorsioni, rapimenti e traffico d’armi. La procura generale di El Salvador ha chiesto che per ciascun reato sia applicata la pena detentiva massima.

Alcuni di questi furono commessi nel fine settimana più sanguinoso di El Salvador dalla fine della guerra civile (conclusa nel 1992): quello tra il 25 e il 27 marzo del 2022, quando furono uccise 87 persone. Il giorno successivo il presidente Nayib Bukele aveva imposto per la prima volta lo stato di emergenza, che è stato ripetutamente rinnovato ed è tuttora in vigore.

Da allora il suo governo ha messo in atto politiche estremamente repressive, attraverso quelle che sono ritenute sistematiche violazioni dei diritti umani, ed è diventato sempre più autoritario. Le forze di sicurezza hanno arrestato più di 91.500 persone, spesso arbitrariamente o in assenza di prove, e il Congresso ha approvato un decreto che autorizza i processi di massa. La scorsa settimana una riforma imposta dal governo ha introdotto la pena del carcere a vita a partire dai 12 anni.

(AP/Salvador Melendez)

73 imputati saranno processati in contumacia, cioè in loro assenza, mentre gli altri 413 si trovano in cinque carceri. La maggior parte è detenuta al CECOT, un’enorme prigione che può ospitare fino a 40mila detenuti. Si trova nel mezzo di un’estesa e disabitata campagna vicino a Tecoluca, circa 70 chilometri a sud dalla capitale San Salvador, è stato inaugurato nel 2023 e da allora è diventato il simbolo dell’intransigenza di Bukele nei confronti delle bande criminali.

Fin da subito il CECOT ha attirato molte critiche da parte di diversi gruppi di attivisti, secondo cui la struttura non offre nessun tipo di garanzia rispetto ai diritti umani dei detenuti. Martedì, subito dopo l’inizio del processo, la Commissione interamericana per i diritti umani ha scritto che il governo di Bukele sta «sospendendo il diritto alla difesa legale e all’inviolabilità delle comunicazioni, e prolungando i tempi della detenzione amministrativa».

Nonostante le polemiche il governo di Bukele ha pubblicizzato molto i metodi brutali che ha adottato per la lotta al crimine, con cui ha trasformato il paese da uno dei più pericolosi del mondo a uno dei più sicuri della regione. Bukele ha anche limitato molto i diritti democratici e le libertà civili: in quasi sette anni al governo ha imposto un controllo sempre maggiore sulle istituzioni e fatto approvare una riforma costituzionale che ha abolito i limiti ai mandati presidenziali, con il chiaro scopo di restare al potere ancora a lungo.

– Ascolta anche: Un dittatore di successo, con Tiziano Breda