Lula sta facendo campagna contro
Il rallentamento dell’economia ha spinto il presidente brasiliano a puntare sulle critiche ai suoi avversari, invece che sulle proposte
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Il 4 ottobre Luiz Inácio Lula da Silva proverà a farsi rieleggere presidente del Brasile, alla fine della settima campagna elettorale presidenziale della sua lunga carriera politica. Negli ultimi mesi Lula, che ha 80 anni ed è leader del principale partito di sinistra del paese, ha concentrato il suo discorso politico su due questioni: contro la famiglia Bolsonaro, visto che l’altro principale candidato è Flávio Bolsonaro, di destra e figlio del suo storico avversario Jair; e contro Donald Trump, che ha spesso descritto come un pericolo per la democrazia brasiliana e promotore delle «tentazioni egemoniche» degli Stati Uniti in Sudamerica.
Tutto il resto, nella comunicazione di Lula, è venuto dopo, anche perché negli ultimi quattro anni il presidente uscente non è riuscito a ottenere risultati così positivi da poter essere presentati in maniera efficace in campagna elettorale.
In economia gli indici sono stati perlopiù buoni, ma con un rallentamento nell’ultimo anno e un problema significativo di debito pubblico e delle famiglie. Per quel che riguarda la criminalità, i progressi sono stati limitati e considerati da larghe parti della popolazione insoddisfacenti. Le misure sociali hanno aiutato le famiglie più povere, ma da destra sono arrivate accuse di assistenzialismo e clientelismo. I successi maggiori sono stati nel campo delle politiche ambientali – su cui però i brasiliani sono divisi – e nella contrapposizione ai dazi e alle ingerenze statunitensi, apprezzata da buona parte di elettori ed elettrici.

Lula durante un comizio a Rio de Janeiro, il 22 agosto 2026 (AP Photo/Bruna Prado)
In campo economico, Lula sta facendo leva soprattutto su due dati.
Fra il 2022 e il 2025 il PIL del Brasile è cresciuto dell’8,9 per cento, contro una media inferiore al 6 per cento degli altri paesi sudamericani. Il tasso di disoccupazione inoltre è sceso costantemente, fino al minimo storico del 5,3 per cento del trimestre giugno-agosto 2026 (era al 9,6 per cento alla fine del mandato di Jair Bolsonaro, nel 2022). A questo si aggiunge che i redditi medi sono aumentati di circa il 12 per cento e che il governo ha alzato anche il salario minimo quasi della stessa percentuale.
Questi dati descrivono una situazione positiva, almeno fino al 2025, quando la crescita ha subìto un rallentamento, confermato anche nel 2026 a tutti i livelli (PIL, occupazione, salari). Almeno in parte dipende dal costo del denaro, che in Brasile resta molto alto, vicino al 14 per cento: significa che chi ha preso un prestito o ha deciso di comprare beni a rate si trova a pagare molti più interessi. Le persone indebitate in Brasile sono moltissime e i debiti non pagati sempre di più.
Come in passato l’azione del governo di Lula in economia è stata incentrata su temi sociali, come l’estensione dei diritti delle lavoratrici, e sussidi diretti e aiuti alle famiglie in varia forma (sussidi che peraltro ha aumentato nelle ultime settimane). I critici di Lula lo hanno accusato di promuovere misure poco efficaci e finalizzate solo a ottenere vantaggi elettorali, mentre gli investitori internazionali hanno mostrato preoccupazione per l’impatto delle misure di redistribuzione sui conti dello stato.

Il presidente Lula finge di fare un controllo dentistico al direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus a Rio de Janeiro nel luglio del 2026: durante la campagna elettorale si è spesso mostrato in situazioni particolari, nel tentativo di ringiovanire la sua immagine (AP Photo/Bruna Prado)
Da sinistra invece le critiche sono arrivate per l’apertura a nuove esplorazioni e trivellazioni petrolifere marine nella zona vicina alla foce del Rio delle Amazzoni: il peso del petrolio sull’economia brasiliana è in crescita. Lula ha invece mantenuto ampiamente le promesse in campo ambientale riguardo alla deforestazione, calata di circa il 30-40 per cento ogni anno dopo i massimi toccati durante la presidenza Bolsonaro. L’obiettivo è la “deforestazione netta zero” entro il 2030: significa che per ogni chilometro quadrato di foresta abbattuta ne verrà piantato un chilometro quadrato in un’altra area del Brasile.
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Una cosa su cui ha puntato molto Lula in campagna elettorale è il concetto di soberania, sovranità, in particolare in contrapposizione con le ingerenze trumpiane. Ha funzionato e la sua popolarità è aumentata nei momenti di massima tensione con il governo statunitense. Lula ha cercato anche nuove alleanze e nuovi sbocchi commerciali per rendersi più indipendente dagli Stati Uniti: la Cina è oggi il primo partner commerciale e ci sono stati nuovi accordi con Unione Europea e India.

Lula con il sindaco di New York Zohran Mamdani a New York, il 21 settembre 2026 (Dave Sanders/The New York Times via AP)
La principale preoccupazione di elettori ed elettrici resta comunque la sicurezza. Ma secondo il sondaggio della società di ricerche AtlasIntel i brasiliani si fidano più di Lula che di Bolsonaro sulla maggior parte degli argomenti tranne criminalità e traffico di droga. Il numero di omicidi e reati gravi è in costante calo negli ultimi anni, ma ancora piuttosto alto.
Bolsonaro ripropone misure radicali che si sono dimostrate molto popolari – al di là della loro reale efficacia – in altri paesi dell’America Latina, come la costruzione di nuove carceri, sullo stile di quelle di Nayib Bukele a El Salvador. Lula non ha ricette altrettanto immediate.
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