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  • Lunedì 5 ottobre 2026

Una mozione radicale dei Verdi britannici contro Israele

Definisce il sionismo una forma di razzismo e chiede la creazione di un unico, nuovo stato in Palestina: è un problema per il leader Zack Polanski

Il leader dei Verdi, Zack Polanski, insieme al leader dei Verdi scozzesi, Ross Greer, durante un comizio a Londra, il 3 ottobre
Il leader dei Verdi, Zack Polanski, insieme al leader dei Verdi scozzesi, Ross Greer, durante un comizio a Londra, il 3 ottobre (Vuk Valcic/ZUMA Press Wire)
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Domenica i Verdi britannici, alla loro convention annuale, hanno approvato una mozione che equipara il sionismo al razzismo e propone di sostituire lo stato di Israele con un unico, nuovo stato in Palestina. Sono dichiarazioni radicali, da cui è inevitabilmente scaturito un caso politico: tutti gli altri maggiori partiti britannici hanno criticato i Verdi, accusandoli di essersi radicalizzati, e il governo israeliano ha emesso un divieto d’ingresso contro il loro leader, Zack Polanski, che è ebreo ma non si identifica con l’ideologia sionista.

Il sionismo è il movimento politico e ideologico cominciato nel Diciannovesimo secolo che, in risposta alle persecuzioni e all’antisemitismo subìti dagli ebrei in Europa, invocava la creazione di uno stato indipendente in Palestina in cui gli ebrei potessero vivere al sicuro. Lo stato di Israele fu fondato nel 1948, su terre che erano in larga parte già abitate da comunità arabe, e dopo grosse violenze (è una spiegazione molto in breve, e molto semplificata: qui c’è la versione lunga della storia).

Negli ultimi decenni, e in particolare negli ultimi anni, si è diffusa una visione del sionismo non come movimento di autodeterminazione del popolo ebraico, ma come ideale colonialista che si è realizzato a danno delle persone palestinesi. Con la nascita dello stato di Israele i palestinesi persero le loro case e le loro terre, e sono tuttora discriminati: perciò, secondo questa visione, l’ideologia stessa che sta alla base della nascita di Israele sarebbe un’ideologia razzista.

– Leggi anche il libro di Altrecose: Per parlare di Israele

Questa visione è accettata da un certo numero di studiosi, ma è anche molto contestata e secondo i suoi critici sconfina nell’antisemitismo, perché mette in dubbio la legittimità stessa dello stato di Israele. È quello che di fatto fa anche la mozione dei Verdi britannici quando sostiene che Israele dovrebbe sciogliersi in un unico stato di Palestina. Questa posizione è contraria a quella di gran parte della comunità internazionale, che da decenni sostiene la “soluzione dei due stati”, ossia la convivenza nella regione tra lo stato israeliano e un nuovo stato palestinese, a cui però il governo di Israele è categoricamente contrario.

La mozione dei Verdi britannici è passata mentre Polanski non era presente. Aveva saltato la votazione (e buona parte della convention) per fare campagna per l’elezione suppletiva di un seggio del parlamento britannico di giovedì, a cui è candidato. Le mozioni congressuali diventano automaticamente la linea del partito, che però non è obbligato a inserirle nel programma elettorale. La mozione è stata considerata un segnale che Polanski non ha pienamente il controllo del partito.

Prima del voto, Polanski non aveva preso esplicitamente posizione: aveva sostenuto che la nozione di sionismo del testo fosse collegata «allo sfollamento e al genocidio delle persone palestinesi», e quindi che si potesse parlare di razzismo. I delegati però hanno bocciato gli emendamenti, da lui caldeggiati, che puntavano a tutelare i membri ebrei dei Verdi, favorevoli al sionismo o che frequentano centri legati a quell’ideologia, come la maggioranza delle sinagoghe britanniche.

Dopo il voto, Polanski ha firmato insieme ai due vice-leader e a tutti e cinque i parlamentari dei Verdi una dichiarazione congiunta che sostiene che il partito «non tollererà mai alcuna forma di discriminazione o intimidazione» tra i suoi membri, e che non ci siano contraddizioni tra sostenere «i diritti dei palestinesi e quelli delle persone ebree». Quattro dei cinque parlamentari, e due precedenti leader dei Verdi, si erano detti contrari fin dall’inizio alla mozione, che era invece invece sostenuta dalla corrente Greens for Palestine, guidata dagli attivisti pro Palestina.

I due vice leader dei Verdi, Mothin Ali e Rachel Millward, tra il pubblico della convention, a Brighton il 2 ottobre

I due vice-leader dei Verdi, Mothin Ali e Rachel Millward, secondo e terza da sinistra, tra il pubblico della convention, a Brighton il 2 ottobre (Phil Lewis/SOPA Images via ZUMA Press Wire)

Alla convention si è visto uno scollamento tra la base storica dei Verdi e i moltissimi nuovi attivisti entrati durante la leadership di Polanski, iniziata a settembre del 2025. Anche grazie a uno stile più polarizzante e a tratti populista, Polanski aveva portato il partito ai massimi storici nei sondaggi e gli iscritti da 63mila agli attuali 230mila. Molti dei nuovi tesserati sono stati attirati dalla linea esplicitamente pro Palestina dei Verdi, mentre all’epoca il governo Laburista di Keir Starmer stava mantenendo una posizione paludata e ingessata sulla guerra nella Striscia di Gaza.

A febbraio, la combinazione tra questo entusiasmo e la delusione dell’elettorato progressista per i Laburisti aveva portato i Verdi a vincere la prima elezione suppletiva della loro storia, per il seggio di Gorton e Denton, alla periferia di Manchester. A marzo avevano brevemente toccato il secondo posto nei sondaggi, ma da allora sono scesi al quarto, per il recupero dei Laburisti col nuovo leader e primo ministro Andy Burnham, che ha preso posizioni più nette contro Israele, per esempio aderendo alle sanzioni di una dozzina di paesi occidentali per l’interruzione dell’acquisto di beni e servizi prodotti nelle colonie israeliane illegali in Cisgiordania.

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