C’è un grave scandalo finanziario in Turchia
Sette società finanziarie erano cresciute tantissimo, poi la bolla è scoppiata: ci sono 45 arresti e mezzo milione di persone coinvolte
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In Turchia è scoppiata una bolla finanziaria che ha coinvolto aziende per un valore equivalente a 18 miliardi di euro. La bolla è legata a sette società finanziarie che gestivano 131 fondi d’investimento, e ha coinvolto quasi mezzo milione di persone che avevano investito in quei fondi, oltre che importanti politici e un noto professore universitario.
Le conseguenze economiche del caso potrebbero danneggiare il processo avviato negli ultimi anni dalla Turchia per riguadagnare la fiducia degli investitori nazionali e internazionali sotto la guida del ministro del Tesoro e delle Finanze Mehmet Şimşek, dopo che per alcuni anni il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan aveva imposto scelte contrarie alla teoria economica tradizionale per perseguire i suoi obiettivi politici, con pessimi risultati.
La bolla era cominciata circa due anni fa, quando sette società finanziarie cominciarono a investire – tramite i loro fondi d’investimento – in aziende le cui azioni erano solitamente poco scambiate, facendone rapidamente salire il prezzo. La rapida crescita spingeva molte persone a unirsi agli investimenti, fornendo ai fondi nuovi capitali da investire in quelle aziende o in altre simili. La crescita era talmente robusta che la società di investimento Hedef, una delle sette coinvolte e che gestiva vari fondi, è diventata per un breve periodo la seconda società per capitalizzazione alla Borsa di Istanbul.
Questa crescita però non è passata inosservata. Il gruppo finanziario MSCI a giugno aveva segnalato i rischi nell’investire nella Borsa turca, perché riteneva possibile che alcune società stessero manipolando in modo coordinato il valore di alcune azioni. La bolla è scoppiata a metà settembre quando la società finanziaria Pusula, che gestiva vari fondi, non è stata in grado di eseguire i pagamenti previsti ad alcuni investitori. Questo ha spinto altri investitori a ritirare i propri investimenti presso quella e altre società. Le azioni di Hedef, per esempio, sono scese al prezzo di 8 lire turche: ad agosto avevano raggiunto il picco a oltre 360 lire.
Per arginare la crisi, a fine mese è dovuta intervenire la Commissione per i mercati finanziari, l’ente che vigila sull’andamento della borsa in Turchia, disponendo la liquidazione dei fondi. La Borsa di Istanbul ha escluso 27 aziende dal BIST 100, il principale indice di riferimento della Borsa.
La bolla ha coinvolto anche personalità importanti della politica e del mondo accademico turco. Fatma Betul Sayan Kaya si è dimessa dal ruolo di vicepresidente dell’AKP, il partito conservatore di Erdogan, dopo che l’opposizione l’aveva accusata di essersi arricchita investendo in questi fondi prima che cominciassero a perdere valore.

Fatma Betul Sayan Kaya durante una conferenza stampa a Istanbul, Turchia, 12 marzo 2017 (AP)
Durante alcune indagini su TERA, una delle sette società finanziarie coinvolte e quella più esposta, la polizia ha arrestato il suo presidente Emre Tezmen e due membri del consiglio di amministrazione, i fratelli Kerem e Emre Alkin. Il primo è stato ambasciatore turco all’OCSE tra il 2021 e il 2024, il secondo è un importante economista e rettore dell’università Topkapı di Istanbul, oltre che noto commentatore televisivo. In totale finora sono state arrestate più di 45 persone.
Il ministro Şimşek ha cercato di tranquillizzare la popolazione. Ha detto che non c’è il rischio che la crisi diventi sistemica, cioè che contagi e danneggi altri investitori o altri settori dell’economia. Ha spiegato che le società coinvolte rappresentano solo una piccola parte del settore delle società d’investimento.
La Commissione per i mercati finanziari è intervenuta ordinando la liquidazione dei 131 fondi d’investimento; Şimşek ha paragonato la decisione a una sorta di quarantena, che riduce il rischio che i problemi si diffondano.

Una donna davanti ad alcuni schermi alla Borsa di Istanbul, Turchia, 25 giugno 2018 (AP/Emrah Gurel)
Il processo di liquidazione durerà sei mesi e prevede che le autorità svolgano una progressiva vendita dei beni posseduti dai fondi, e che utilizzino i proventi per rimborsare gli investitori. La liquidazione però ha un problema: le cifre raccolte non permettono di ripagare totalmente gli investitori.
Le autorità turche hanno avviato quindi un insolito piano per ridurne le perdite: prevede che chi ha liquidato le proprie posizioni prima che la bolla scoppiasse – e quindi ha ottenuto un profitto – possa restituire, senza obblighi, una parte delle somme ottenute, che saranno poi suddivise tra gli investitori che hanno subito una perdita.
Si sta valutando anche una proposta che permetterebbe a chi deteneva partecipazioni inferiori a un milione di lire turche (circa 18mila euro) di avere diritto a un pagamento iniziale pari all’importo del proprio investimento, limitando i rimborsi a chi aveva investimenti più consistenti. Non è però chiaro come sarebbe finanziata questa misura.
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