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  • Sabato 26 settembre 2026

Il decreto sugli studenti stranieri è stato fortemente ridimensionato

Nell'ultima versione il governo ha inserito molte deroghe che lo rendono applicabile in pochi casi

Studenti al primo giorno di scuola in un istituto di Bologna, il 15 settembre 2026 (Alessandro Ruggeri/LaPresse)
Studenti al primo giorno di scuola in un istituto di Bologna, il 15 settembre 2026 (Alessandro Ruggeri/LaPresse)
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Le conseguenze del decreto legge con cui il governo di Giorgia Meloni ha fissato il limite del 30 per cento di alunni stranieri per ogni classe sono state largamente ridimensionate dall’aggiunta di molte deroghe che ridurranno drasticamente il numero di studenti coinvolti. Nonostante l’imponente propaganda fatta negli scorsi giorni dalla stessa Meloni e dal ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara, nemmeno il governo sa quanti alunni potrebbero essere effettivamente interessati.

Dalle prime vaghe dichiarazioni di Meloni sembrava che il limite del 30 per cento si sarebbe applicato molto genericamente agli studenti stranieri. Nell’anno scolastico 2024/2025 (l’ultimo per cui sono disponibili dati) quelli senza cittadinanza italiana erano poco più di 911mila su un totale di oltre 7 milioni e 700mila, l’11,8 per cento sul totale dei bambini e ragazzi dalla scuola per l’infanzia alle scuole superiori. Le classi in cui superano il 30 per cento, secondo quanto detto da Valditara al programma L’aria che tira su La7, sono almeno 34mila. Ma lui stesso ha detto che il numero di quelle su cui avrà effetto il provvedimento «scenderà notevolmente», e di non essere in grado di fare una stima più precisa.

In fase di stesura del provvedimento infatti sono state aggiunte delle deroghe, non ancora pubblicate in un testo ufficiale ma fatte circolare tra i giornalisti. L’aspetto più controverso del decreto è che prevede che gli studenti stranieri possano essere spostati in un altro istituto, e perfino in un’altra città, per rispettare la distribuzione del 30 per cento  per classe. Ma sono state previste molte esenzioni: il decreto dice infatti che il limite deve essere applicato «nel rispetto del principio di prossimità», oltre che «tenendo conto del domicilio dell’alunno» o delle sue «comprovate esigenze familiari», in particolare quelle legate alla presenza di figli con disabilità e che «non permettono soluzioni alternative».

Sono esenzioni che lasceranno con ogni probabilità ampio margine per evitare che gli studenti vengano effettivamente trasferiti. E si aggiungono agli altri criteri che avevano ristretto il numero di studenti stranieri a cui si applica il decreto: solo quelli che non sono nati in Italia, e che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia (per chi inizia le elementari) o tre anni di elementari (per chi si iscrive alle medie). Il provvedimento si applica inoltre solo alle prime classi, non a quelle già formate.

– Leggi anche: Limitare gli studenti stranieri nelle classi è quasi impossibile

Sui numeri, comunque, circolano alcune stime. Sabato il Corriere della Sera ha pubblicato quella del laboratorio di politica sociale del Politecnico di Milano, basata sui dati forniti dal ministero dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2022/23. Secondo lo studio, applicando i criteri del decreto le classi con oltre il 30 per cento di stranieri sarebbero solo 155, cioè lo 0,5 per cento del totale, e nel concreto rischierebbero di essere spostati soltanto 290 studenti.

Quelli che rientrano nelle casistiche descritte dal decreto sarebbero, sempre secondo le stime del Politecnico, 26mila. Ma solo pochi di loro fanno anche parte delle classi che dovrebbero essere ricomposte per mantenersi sotto il limite del 30 per cento, e quindi dovrebbero essere spostati.

Era stato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a imporre al governo le deroghe e le correzioni che hanno ridimensionato gli effetti del decreto. Il governo Meloni lo aveva presentato principalmente per ragioni di propaganda e convenienza politica, nel tentativo di assumere posizioni più radicali per inseguire il partito di estrema destra di Roberto Vannacci, Futuro Nazionale, in crescita nei sondaggi in vista delle elezioni politiche del 2027.