In testa al campionato di calcio turco c’è una squadra curda
L’Amedspor gioca contro squadre ben più ricche, i suoi tifosi la considerano quasi una nazionale e cantano "Bella ciao" prima di ogni partita
di Valerio Moggia
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Vincendo 3-2 domenica sera contro il Beşiktaş, l’Amedspor è salito al primo posto della Süper Lig, il campionato turco. È un grande risultato sportivo, ma anche un fatto rilevante oltre il calcio: la squadra è un simbolo, per certi versi quasi una nazionale, della comunità curda e del Kurdistan turco.
L’Amedspor ha sede a Diyarbakır, la principale città a maggioranza curda della Turchia, e nell’ultimo decennio ha raggiunto una grande notorietà non solo nel Kurdistan turco, ma anche tra la diaspora curda in giro per il mondo. La sua promozione nella Süper Lig è stata definita «un atto politico» dal giornalista turco Murat Cinar, in un articolo pubblicato sul Manifesto.
Il club fu fondato nel 1972 con il nome di Melikahmet Turanspor, per via dello sponsor Turan Gazozlar, una bibita gassata turca molto popolare negli anni Sessanta e Settanta. In seguito ha cambiato nome più volte, fino a che nel 2014 non ha assunto quello di Amedspor, in riferimento al nome curdo di Diyarbakır, cioè Amed.
Questo cambio di denominazione aveva lo scopo di rendere popolare il club tra la comunità curda nel mondo e avvenne in un contesto storico molto delicato: quello dell’interruzione dei negoziati tra la Turchia e il PKK, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan, l’organizzazione politica e paramilitare che per più di quarant’anni combatté una guerra contro lo stato turco per ottenere l’autonomia politica e sociale della popolazione curda in Turchia. Il gruppo è considerato un’organizzazione terroristica da Stati Uniti, Turchia e Unione Europea. A maggio del 2025 ha dichiarato lo scioglimento, e ha poi iniziato il disarmo.
I curdi sono un gruppo etnico che vive in una regione divisa tra Turchia, Siria, Iraq e Iran. Non esistono dati precisi su quanti curdi vivano in Turchia, dato che le autorità locali non indicano le etnie nei censimenti, ma le stime parlano di 14 o 15 milioni di persone, che sono circa il 20 per cento dell’intera popolazione turca. Storicamente hanno vissuto in condizioni di marginalizzazione sociale e culturale, cosa che ha alimentato movimenti e rivendicazioni indipendentiste.
L’Amedspor diventò col tempo un simbolo identitario e di resistenza del popolo curdo, e questa popolarità ebbe e ha tuttora anche conseguenze negative. Il club iniziò a essere colpito da multe e sanzioni da parte della Federcalcio turca, e i suoi tifosi si ritrovarono spesso vittime di insulti razzisti e aggressioni fisiche da parte delle tifoserie avversarie. Dal 2015 fu imposto ai tifosi dell’Amedspor il divieto di trasferta e spesso il club è stato costretto a giocare le proprie partite casalinghe a porte chiuse, cioè con lo stadio vuoto.

Calciatori e tifosi dell’Amedspor esultano dopo un gol al Beşiktaş (Ahmet Serdar Eser/Anadolu via Getty Images)
In parallelo è cresciuto un tifo organizzato vivace e politicamente consapevole, connotato in senso antifascista, antirazzista e antisessista, come spesso si nota dai cori e dalle coreografie allo stadio. “Bella ciao”, celebre canzone della Resistenza italiana, viene suonata – e cantata con grande trasporto – nello stadio di Diyarbakır prima di ogni partita. Un altro coro molto frequente è “Jin, jiyan, azadi”, un noto slogan curdo che significa “Donna, vita, libertà”. Durante la partita contro il Beşiktaş, in un paio di occasioni lo speaker dello stadio ha anche lanciato il coro “Lunga vita al Kurdistan”.
Nel campionato, l’Amedspor è per ora davanti a squadre ben più ricche e famose. Il passaggio da piccolo club molto legato alla propria comunità a squadra con grandi ambizioni è avvenuto dopo l’elezione a presidente di Aziz Elaldı, nel 2023. Un anno dopo, l’Amedspor venne promosso in seconda divisione, e nell’estate del 2024 Elaldı fece un viaggio per stabilire relazioni con vari club in giro per l’Europa, in particolare con il St. Pauli di Amburgo, il Werder Brema e il Bordeaux, tutti con tifoserie storicamente di sinistra.
Nell’ottobre del 2025 Elaldı ha lasciato la presidenza a Nahit Eren, che rappresenta bene il legame tra l’Amedspor e la sua comunità. A Diyarbakır, Eren è conosciuto soprattutto per il suo impegno nella difesa dei diritti umani e per essere stato presidente dell’associazione locale degli avvocati. La sua nomina è stata funzionale a difendersi meglio dalle azioni ostili delle istituzioni turche, ma anche a valorizzare gli aspetti politici del club. «L’Amedspor ha il dovere di dare visibilità a questioni sociali o a gruppi emarginati nella sfera pubblica», ha detto in un’intervista dello scorso marzo al sito curdo in lingua inglese Pung, aggiungendo che le aspettative intorno al club «vanno oltre quelle riposte in qualsiasi altra società sportiva».
L’Amedspor è infatti anche conosciuto come “la Squadra del Popolo”, per i suoi legami con la comunità curda. «È un nome che è strettamente connesso con gli UltrAmed, il primo gruppo ultras dell’Amedspor», ha detto al Post Mahsum Kazıkçı, portavoce del gruppo. Gli UltrAmed sono composti in particolare da persone provenienti dalla classe lavoratrice di Diyarbakır, ma ci sono anche studenti, professori universitari e avvocati. Il legame con la dirigenza dell’Amedspor, attraverso quote associative e membri eletti nell’assemblea del club, permette agli UltrAmed di «avere la forza di monitorare le azioni della dirigenza e chiamarla a rispondere del proprio operato», dice Kazıkçı.
L’altro principale gruppo della tifoseria dell’Amedspor è il Barikat. «È il gruppo più numeroso, antifascista e contrario alla commercializzazione del calcio. Incarna il patriottismo curdo, soprattutto nella diaspora internazionale: è anche per il Barikat che l’Amedspor gode di un affetto simile a quello di una squadra nazionale», dice uno dei membri del gruppo. Il Barikat ha una presenza radicata non solo nello stadio di Diyarbakır, ma anche all’estero. Ne esiste anche un gruppo parallelo solo femminile, la Mor Barikat, cioè la “barricata viola”: il viola è il colore tradizionalmente usato negli abiti femminili curdi.

(Mehmet Masum Suer/SOPA Images via ZUMA Press Wire)
Un dettaglio che ha reso ancora più particolare la vittoria di domenica sul Beşiktaş è il fatto che le due tifoserie hanno buoni rapporti, dato che i Çarşı del Beşiktaş (un gruppo organizzato di tifosi) sono di estrema sinistra e antirazzisti. Non sono mancati tuttavia gli scontri, come quello dello scorso marzo, quando con un comunicato i Çarşı presero le distanze da alcuni loro componenti che avevano partecipato a una festa dei tifosi dell’Amedspor: il comunicato accusava gli ultras curdi di sostegno al PKK, e quindi di essere separatisti (o, peggio, terroristi). UltrAmed e Barikat criticarono il comunicato dei Çarşı, che venne ritirato.
Questo episodio mette in luce le complessità delle rivendicazioni identitarie curde in Turchia, dove anche una buona parte della sinistra tradizionale è contraria alle idee indipendentiste. Nel 2025, quando il PKK ha annunciato la fine della lotta armata, i problemi si sono ridotti e le restrizioni alle trasferte dei tifosi dell’Amedspor sono state in buona parte annullate. Tuttavia, le discriminazioni sistematiche persistono.
In primo luogo, da parte di alcune tifoserie avversarie di estrema destra, come quella del Bursaspor e quella del Kocaelispor, che il 24 agosto ha sventolato allo stadio contro l’Amedspor alcuni sacchi di plastica gialla, come quelli in cui le forze dell’ordine turche avvolgono i corpi dei miliziani del PKK uccisi.
Poi ci sono le discriminazioni da parte delle autorità turche. Un caso significativo è avvenuto all’inizio del 2026, quando l’attaccante Çekdar Orhan ha ricevuto cinque giornate di squalifica per “propaganda ideologica”, dopo aver celebrato un gol facendo il gesto di intrecciarsi i capelli. Il riferimento è a una tendenza divenuta popolare sui social tra le persone curde in risposta al video di un soldato siriano che tagliava la treccia a una guerrigliera curda uccisa. Negli stessi giorni, l’Amedspor aveva pubblicato sui propri canali social il video di una tifosa a cui veniva acconciata una treccia: il club ha ricevuto 600mila lire turche di multa (quasi 11mila euro).

Tifosi dell’Amedspor in trasferta; in casa lo stadio da 33mila posti ha sempre registrato il tutto esaurito in questo inizio di stagione (Ahmad Mora/Getty Images)
Per l’Amedspor, il primo posto in classifica è un traguardo simbolico di grande valore, anche se difficilmente riuscirà a rimanere lì fino al termine della stagione. Il vero obiettivo comunque, come ha detto più volte il presidente Eren, è quello di dimostrare di poter competere ai massimi livelli del calcio turco nonostante i vari ostacoli economici e politici che il club deve superare. Inoltre l’Amedspor vuole rappresentare un’alternativa possibile a un sistema sportivo dominato da club indebitati, che spendono cifre esorbitanti per i giocatori grazie al sostegno dello stato turco.
Negli ultimi anni i principali club della Turchia hanno fatto notizia proprio per i loro acquisti costosi. Solo la scorsa estate, il Galatasaray ha preso Rafael Leão dal Milan, il Fenerbahçe Mason Greenwood dal Marsiglia e Romelu Lukaku dal Napoli, il Trabzonspor Mohamed Salah dal Liverpool e Fabinho dall’Al-Ittihad, mentre il Beşiktaş ha acquistato Dušan Vlahović dalla Juventus e Leandro Trossard dall’Arsenal.
L’Amedspor invece è tra le squadre che hanno speso di meno nella Süper Lig, con solo 9 milioni di euro investiti nel calciomercato. Rispetto alla stagione precedente, i rinforzi principali sono stati il portiere del Nantes Alban Lafont (che ha giocato alla Fiorentina nell’annata 2018/19) e gli attaccanti Yira Sor del Genk e Gift Orban, in prestito dall’Hoffenheim (l’anno scorso giocò all’Hellas Verona). Orban è attualmente anche il capocannoniere del campionato con 7 gol, al pari di Mohamed Salah: l’anno scorso al Verona ne aveva segnati altrettanti in tutta la stagione.



