Quando c’è da difendersi, l’Europa guarda anche a Israele
Negli ultimi anni molti paesi, dalla Germania alla Grecia, hanno fatto accordi da miliardi di euro per avere i suoi sistemi più sofisticati
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Negli ultimi anni, mentre sempre più governi europei hanno assunto posizioni critiche verso il governo israeliano per le sue devastanti operazioni militari nella Striscia di Gaza e in Cisgiordania, molti hanno anche fatto accordi con la sua avanzatissima industria della difesa, che è in grado di produrre alcuni tra i sistemi più sofisticati ed efficaci al mondo.
A ottobre del 2022, circa otto mesi dopo l’invasione russa dell’Ucraina, la Germania promosse la European Sky Shield Initiative (ESSI) a cui oggi aderiscono 24 paesi europei (ma non Italia, Francia o Spagna). È un accordo non vincolante, una sorta di dichiarazione di intenti: l’idea è che i governi che ne fanno parte accettino di coordinarsi per acquistare sistemi di difesa in grado di dialogare tra loro, e facciano ordini comuni per ottenere prezzi più vantaggiosi. Gli accordi fatti restano comunque bilaterali.
Fin dall’inizio i sistemi attorno a cui si è concentrata l’iniziativa sono stati tre: gli statunitensi Patriot, il tedesco Iris-t e l’israeliano Arrow 3. È lo strato più esterno della complessa infrastruttura difensiva israeliana, composta da Iron Dome (per gli attacchi a corto raggio), David’s Sling (medio raggio) e appunto Arrow, in grado di intercettare missili balistici a oltre 2.000 chilometri di distanza.
– Leggi anche: Come funzionano le difese aeree israeliane

Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, settembre 2026 (AP Photo/Markus Schreiber)
A settembre del 2023, poco prima degli attacchi di Hamas in Israele del 7 ottobre, la Germania firmò con Israele un contratto da 3,5 miliardi di dollari, all’epoca la più grande commessa di armi nella storia israeliana, per comprare i sistemi di difesa Arrow 3. Negli anni successivi, nei quali sono iniziati i pesanti bombardamenti e l’invasione israeliana della Striscia di Gaza, l’accordo non è mai stato messo in discussione. Nel 2025 la Germania ha quasi raddoppiato la commessa relativa ad Arrow 3, arrivando a 6,5 miliardi, e ha poi chiuso un altro ordine: 2 miliardi di euro di missili Spike di produzione israeliana.
Per ragioni storiche e culturali, la Germania è uno dei paesi più filoisraeliani d’Europa, anche se nell’ultimo anno il governo del cancelliere Friedrich Merz ha criticato esplicitamente le operazioni militari volute dal governo del primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu nella Striscia di Gaza, che hanno ucciso decine di migliaia di persone palestinesi. La Germania è anche uno dei paesi europei che hanno maggiori rapporti col settore della difesa israeliano, sia in termini di importazioni che di esportazioni: per questo è stata anche il paese che ha spinto di più sulla collaborazione con Israele quando si è trattato di scegliere un partner per la difesa.
All’accordo tedesco ne sono seguiti altri, sempre da parte di paesi che nel tempo hanno deciso di far parte dell’iniziativa ESSI.
Nel 2023 la Finlandia firmò un contratto da più di 300 milioni di euro per comprare da Israele i sistemi di David’s Sling (“Fionda di Davide”, da un noto episodio biblico), un altro sistema di difesa che intercetta missili da crociera o balistici a media gittata. Nel 2024 la Slovacchia firmò un contratto con Israele da 560 milioni per Barak Mx (consegnato ad aprile di quest’anno), per i missili a corto e medio raggio. A giugno di quest’anno la Romania ha fatto un accordo da 2 miliardi di euro per l’acquisto di Spyder, un sistema di difesa mobile. Ad agosto la Grecia ha fatto un accordo per l’invio di vari sistemi di difesa per un totale di 3 miliardi di euro.
Negli ultimi tre anni i rapporti tra Israele e vari paesi europei si sono raffreddati, seppure senza mettere in discussione quelli nel settore della difesa. A parte la Spagna, che da subito ha mantenuto un approccio duro, gli altri si sono mossi in modo molto più lento e cauto. Vari governi europei (e occidentali) hanno emesso sanzioni contro singoli individui israeliani ma mai contro lo stato di Israele; hanno emesso comunicati di condanna; di recente hanno deciso di interrompere l’acquisto di prodotti provenienti dalle colonie illegali in Cisgiordania. L’Unione Europea ha anche provato a sospendere un importante accordo commerciale con Israele, ma non c’è riuscita per mancanza di maggioranza qualificata (hanno votato contro Italia e Germania, tra gli altri).
La scorsa settimana la direttrice dell’Agenzia spaziale israeliana, Shimrit Maman, è andata nella sede della Commissione Europea a Bruxelles per incontrare Ekaterina Zaharieva, Commissaria europea per le Startup, la ricerca e l’innovazione, per discutere di accordi in ambiti come l’intelligenza artificiale e la robotica.
– Leggi anche: Chi vende le armi a Israele



