Specialità italiane: stoccare il gas
In vista dell'inverno le scorte dell'Italia sono messe meglio di quasi tutti gli altri paesi europei: com'è stato possibile?
- Condividi
- X
- Regala il Post

Durante l’estate l’Italia ha continuato a comprare molto gas naturale e a stoccarlo nei depositi sotterranei in vista dell’inverno, quando servirà: secondo i dati aggiornati al 9 settembre, le riserve sono piene all’84 per cento, 17 punti percentuali in più rispetto alla media europea. L’Italia è messa meglio rispetto a molti altri paesi europei e in particolare rispetto alla Germania, che finora ha riempito soltanto il 54 per cento dei suoi depositi, esponendo la sua industria al rischio di non avere abbastanza gas nei prossimi mesi.
Le ragioni della lungimiranza italiana si spiegano con scelte industriali fatte negli ultimi decenni e soprattutto con un meccanismo di incentivi pubblici – soldi, in sostanza – messo in piedi negli ultimi anni per limitare le distorsioni del mercato, legate alle guerre e alle crisi internazionali.
Gli stoccaggi di gas naturale servono perché i consumi non sono costanti durante l’anno: i dati più recenti dicono che a giugno in tutta Italia sono stati consumati 3,7 miliardi di metri cubi di gas, a gennaio invece erano stati superati di poco i 9 miliardi di metri cubi. Senza le scorte, l’Italia dovrebbe importare moltissimo gas nei periodi di picco della domanda, e per farlo dovrebbe avere gasdotti (le condotte per trasportare il gas) e rigassificatori (gli impianti per trasformare il gas naturale liquefatto in aeriforme) che nel resto dell’anno sarebbero sottoutilizzati.
Sarebbe un sistema costoso e molto esposto al mercato, visto che l’Italia produce soltanto il 4 per cento del suo fabbisogno.
La maggior parte dei depositi si trova in pianura Padana, ricavati da vecchi giacimenti esauriti in cui prima il gas naturale veniva solo prelevato e ora viene pompato e poi prelevato quando serve. Il riempimento, che nel settore viene chiamato iniezione, va da aprile a ottobre. Oggi i siti di stoccaggio sono 13, hanno una capacità complessiva di circa 19 miliardi di metri cubi e sono quasi tutti gestiti da Snam, la principale azienda che trasporta il gas in Italia, partecipata al 30 per cento dallo Stato.
L’Italia scelse di dotarsi di questi depositi decenni fa – il primo entrò in funzione nel 1964 a Cortemaggiore, in provincia di Piacenza – negli anni in cui il settore del gas era un monopolio pubblico. Come ha scritto sul Sole 24 Ore Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, una società di ricerca e consulenza in campo energetico, per molto tempo questo approccio è stato giudicato un eccesso di zelo, una protezione da eventi molto improbabili come una riduzione delle importazioni dalla Russia o dall’Algeria. Poi l’improbabile è successo davvero: nel 2022 l’Italia ha dovuto rinunciare al gas russo e nel 2026 a quello del Qatar.
Il gas naturale viene materialmente comprato da aziende energetiche, grossisti, venditori e grandi consumatori che si contendono la capacità degli stoccaggi attraverso aste. In tempi normali, comprare in anticipo il gas conviene: si compra d’estate, quando la domanda e quindi i prezzi sono bassi, si rivende d’inverno a un prezzo più alto. Negli ultimi anni però il mercato è cambiato per via delle guerre. Quest’anno, per esempio, la guerra in Medio Oriente e in particolare il bombardamento iraniano all’impianto di Ras Laffan, in Qatar, hanno tolto dal mercato un quinto del gas naturale liquefatto (GNL) disponibile in tutto il mondo.
La mancanza improvvisa del gas esportato dal Qatar ha fatto salire i prezzi e ha reso il mercato molto più instabile: chi lo compra il gas oggi rischia infatti di venderlo tra qualche mese a un prezzo inferiore, per di più lasciandolo fermo per mesi.
Per compensare questo rischio, già dal 2022 l’Italia ha introdotto un incentivo chiamato “premio giacenza” gestito dall’Arera, l’autorità pubblica che regola i mercati dell’energia. In pratica, il premio protegge le aziende che comprano il gas coprendo le eventuali differenze negative tra il prezzo estivo del gas e quello invernale, e anche gli interessi pagati per tenerlo fermo.
Se gli operatori riescono a vendere il gas a un prezzo decisamente più alto rispetto all’estate, il premio è nullo; se riescono a venderlo a un prezzo più alto, ma che non compensa interamente gli interessi pagati, Arera rimborsa la quota rimanente; se invece le aziende vanno in perdita, viene compensata sia la quota degli interessi che delle perdite.
Il premio giacenza ha un limite di spesa: è legato al gas naturale effettivamente presente nei depositi il 31 ottobre e vale fino a quando è stata assegnata la capacità necessaria ad arrivare al 90 per cento, l’obiettivo stabilito dall’Unione Europea. Lo scorso anno, per esempio, Arera ha dato 182 milioni di euro come premio giacenza.
In Germania non c’è niente di simile, e questo spiega in parte perché i depositi tedeschi sono ancora mezzi vuoti. Nel 2022, dopo l’invasione russa dell’Ucraina, il governo tedesco fece di tutto per riempire i depositi in un momento in cui i prezzi erano altissimi, spendendo 8 miliardi di euro. Senza alcun tipo di protezione, ora gli operatori tedeschi sono molto restii a comprare gas, perché temono di rivenderlo a un prezzo più basso, perdendo molti soldi.
Questa situazione dipende anche dalle previsioni del mercato che mostrano un calo dei prezzi nei prossimi mesi: un calo, tra le altre cose, spinto dalle ricorrenti rassicurazioni fatte dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha promesso più volte – finora invano – di far finire la guerra in Medio Oriente.
Secondo Snam, la capacità degli stoccaggi italiani può coprire potenzialmente un terzo dei consumi invernali. In questo modo si gestiscono meglio i picchi di consumo e si può far fronte a eventuali blocchi improvvisi delle importazioni, come è accaduto durante le guerre degli ultimi anni. La lungimiranza incide quindi sulla disponibilità di gas naturale, ma non ha effetti sul prezzo, che invece segue il Title Transfer Facility (TTF), il principale mercato per gli scambi di gas.
Il TTF, che ha sede ad Amsterdam, nei Paesi Bassi, è una piattaforma virtuale (e un indice) in cui si vendono e acquistano gas e futures sul gas, cioè contratti per scambiare una certa quantità di gas in una data futura e a un prezzo prestabilito a livello internazionale, un sistema su cui le scelte di un singolo paese influiscono pochissimo.
– Leggi anche: Come viene stabilito il prezzo del gas



