Cosa c’è nel nuovo regolamento sugli affitti brevi proposto dall’Unione Europea
Permetterebbe a Stati, regioni e comuni di vietarli dove le case costano troppo e di limitare anche l'acquisto delle seconde case
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Mercoledì 9 settembre la Commissione europea presenterà una proposta di regolamento per dare a Stati, regioni e comuni il potere di vietare o limitare gli affitti brevi nelle zone dove le case costano troppo rispetto ai redditi degli abitanti. Se la proposta sarà approvata, nelle stesse zone sarebbe possibile vietare alle persone di comprare casa se non per abitarci o per metterla in affitto sul lungo periodo, e in questo modo contenere la diffusione degli affitti brevi.
Il regolamento fa parte del piano europeo sulla casa che presenterà Dan Jørgensen, il commissario responsabile delle politiche abitative. Le informazioni circolate negli ultimi giorni e diffuse da diversi giornali europei e italiani fanno parte di alcune bozze del regolamento, quindi non sono definitive, e comunque il testo dovrà passare dal Consiglio e dal Parlamento europeo, che possono chiedere e ottenere modifiche.
Uno degli aspetti più importanti del regolamento è che non si tratta di una direttiva, ma di un provvedimento che si applica direttamente in tutti i paesi europei senza che ogni governo debba approvare una legge nazionale specifica. In questo modo verrebbero legittimate le norme approvate dai sindaci di molte grandi città italiane che negli ultimi anni hanno cercato di introdurre regole più severe affrontando però molti ricorsi in tribunale.
Il piano prevede di introdurre limitazioni nelle aree definite «sotto stress abitativo», caratterizzate da parametri precisi: sono quelle dove i prezzi di vendita delle case sono almeno otto volte superiori ai redditi annuali degli abitanti, in media. Un altro parametro di cui tenere conto è come cambia questo rapporto nel tempo: per rientrare nelle aree sotto stress abitativo, il divario tra prezzi e redditi deve essere peggiorato nei dieci anni precedenti e non deve essere destinato a migliorare nei tre anni successivi, tenendo conto della domanda di acquisto e dell’andamento della popolazione.
Dentro quelle aree, l’articolo 5 del regolamento dà agli amministratori la possibilità di limitare gli affitti brevi o vietarli del tutto nelle zone più critiche. Il secondo strumento, il più discusso, prevede di poter limitare l’acquisto di immobili che non siano l’abitazione principale del proprietario o messi a disposizione di un inquilino sul lungo periodo. È discusso perché per la prima volta l’Unione Europea interverrebbe direttamente sulle compravendite immobiliari.
La Commissione europea ha proposto queste limitazioni per tentare di contenere i prezzi delle case, che negli ultimi anni sono cresciuti molto più dei redditi: secondo i dati della Commissione sono aumentati del 64,9 per cento tra il 2015 e il 2025, mentre gli affitti del 21,8 per cento. Nel 2024 quasi il 10 per cento di chi viveva nelle città dell’Unione spendeva per la casa più del 40 per cento del proprio reddito disponibile.
Tuttavia, nella bozza la stessa Commissione riconosce che limitare gli affitti brevi e le seconde case non risolve il problema della mancanza di case: ne servirebbero più di 2 milioni di nuove ogni anno, che non vengono costruite per i costi di costruzione troppo alti, per il prezzo proibitivo dei terreni o delle aree da riqualificare e per i tempi di autorizzazione troppo lunghi.



