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  • Mercoledì 2 settembre 2026

Il caso della 13enne molestata a Torino è diventato politico

Meloni se l'è presa molto con il tribunale di Torino, che ha scarcerato l'uomo accusato della violenza, e Nordio ha di nuovo inviato ispettori

Giorgia Meloni e Carlo Nordio, Roma, 7 settembre 2023  (ANSA/FABIO FRUSTACI)
Giorgia Meloni e Carlo Nordio, Roma, 7 settembre 2023  (ANSA/FABIO FRUSTACI)
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Il ministero della Giustizia ha ordinato un’ispezione al tribunale di Torino, che dopo due giorni di detenzione ha scarcerato in attesa del processo un uomo di 40 anni accusato di aver molestato sessualmente una 13enne, palpandole il seno nel minimarket in cui lui lavorava. L’uomo è un cittadino bangladese e la scarcerazione è stata commentata in modo duro da diversi esponenti della maggioranza, tra cui il leader della Lega Matteo Salvini e la presidente del Consiglio Giorgia Meloni.

È la seconda volta in meno di due settimane che il ministero invia ispettori per verificare l’operato di un magistrato: era successo ad agosto con la procura di Venezia per il femminicidio di Tania Terrin. Ma il ministero aveva ordinato ispezioni sui magistrati anche in altri casi di cronaca molto seguiti, per esempio al tribunale per i minorenni dell’Aquila per il caso della cosiddetta “famiglia nel bosco” (l’inchiesta disciplinare è poi stata archiviata).

Il 28 agosto all’ora di pranzo la 13enne era uscita per andare in un minimarket di Madonna di Campagna, quartiere nella periferia nord di Torino e vicino a casa sua. Arrivata alla cassa per pagare era stata trattenuta dal commesso che le aveva offerto uno snack e le aveva fatto diverse domande, tra cui quanti anni avesse, come ha lei stessa raccontato. La tredicenne ha poi detto alla polizia che lui le si era avvicinato e l’aveva abbracciata, palpandole il seno.

Ha infine detto di essere riuscita a uscire dal minimarket, di aver chiamato la madre e poi un amico, che l’aveva riaccompagnata a casa. Poco dopo il patrigno aveva avvisato la polizia e l’uomo del minimarket era stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale.

Il diritto penale italiano non prevede una fattispecie specifica di reato per le molestie sessuali, che quindi vengono solitamente fatte rientrare nel reato di violenza sessuale, nei casi più gravi (altre volte non sono state riconosciute o sono state fatte rientrare nella violenza privata, che è un reato meno grave). Sono considerate molestie i comportamenti indesiderati a connotazione sessuale che possono essere espressi in forma fisica o verbale e che violano la dignità di una persona, creando un clima intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo. Può essere considerata una molestia, ad esempio, un contatto fisico indesiderato (come un palpeggiamento), ma anche la minaccia o la ritorsione in seguito al rifiuto di una prestazione sessuale.

Il precedente governo aveva provato a introdurre nel codice penale il reato di molestia sessuale, ma la discussione era stata bloccata per l’opposizione della Lega. Nel 2022 Valeria Valente, senatrice del Partito Democratico, aveva presentato un nuovo disegno di legge, ma anche quello è fermo nelle commissioni che dovrebbero discuterlo.

Quando la polizia era arrivata nel minimarket aveva visto i video delle telecamere di sicurezza che puntavano sulla cassa: mostravano la sequenza degli abusi sulla tredicenne, ma anche altri abusi commessi quello stesso giorno e dallo stesso uomo su un’altra cliente, una donna di circa 40 anni non ancora identificata, da lui palpeggiata più volte.

La sera del 28 agosto l’uomo è stato arrestato e portato in carcere, ma due giorni dopo la giudice per le indagini preliminari ha deciso la sua scarcerazione, in attesa del processo, con la misura cautelare dell’obbligo di firma (che consiste nell’ordine di presentarsi in un ufficio di polizia giudiziaria in certi giorni e a certe ore: serve a evitare la fuga). Nell’ordinanza la giudice aveva evidenziato il rischio che l’indagato potesse compiere reati analoghi, vista «la difficoltà a contenere i propri impulsi». Aveva però ritenuto che l’uomo, che non aveva precedenti, fosse stato «collaborativo», attivandosi per consegnare i filmati delle telecamere, e che avesse mostrato «pentimento».

Il caso è stato molto commentato ed è diventato presto una questione politica: martedì Fratelli d’Italia ha organizzato un presidio davanti alla questura di Torino, con uno striscione con scritto «Chiudiamo il pedomarket», a cui erano presenti la vicecapogruppo alla Camera Augusta Montaruli e il vicepresidente del Piemonte Maurizio Marrone.

Meloni è arrivata a suggerire che decisioni come questa compromettano il lavoro fatto dal governo sulla sicurezza, un tema su cui negli ultimi tempi viene spesso attaccata dalle opposizioni e soprattutto dal partito di estrema destra Futuro Nazionale di Roberto Vannacci (nel 2027 ci sono le elezioni politiche). «Le leggi le abbiamo scritte, e sono più severe che mai», ha scritto in un post. «Le Forze dell’Ordine hanno fatto il loro dovere, in poche ore, benissimo. La Procura ha chiesto la misura più dura. Tutta la catena ha funzionato. E poi arriva un provvedimento che la spezza in quarantotto ore, e noi non possiamo fare niente».

Matteo Salvini è tornato a parlare della proposta della Lega sulla castrazione chimica, già molto criticata da associazioni che si occupano di diritti civili, medici, giuristi e movimenti femministi soprattutto perché considerata inefficace allo scopo per cui viene proposta. Nel 2019 era stata contestata dallo stesso Nordio.

Nel frattempo il ministero della Giustizia ha deciso di inviare gli ispettori al tribunale di Torino: «Rilevo che la decisione del gip rientra nell’ambito dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, su cui non posso e non devo interferire. Nondimeno, tenuto conto della eccezionalità del caso e dell’allarme sociale cagionato, ho disposto l’invio di ispettori per acquisire ogni valutazione utile», ha detto Nordio.

– Leggi anche: Il ministro Nordio consiglia alle vittime di violenza di rifugiarsi «in chiesa o in farmacia»