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  • Lunedì 31 agosto 2026

Shein si sta quotando in borsa nel momento peggiore

Per via di nuovi ostacoli normativi e commerciali e della sua pessima reputazione, che negli ultimi tempi è addirittura peggiorata

Un temporary shop di Shein a Milano, 23 marzo 2024 (Emanuele Cremaschi/Getty)
Un temporary shop di Shein a Milano, 23 marzo 2024 (Emanuele Cremaschi/Getty)
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Martedì 1° settembre l’azienda cinese di moda a basso prezzo Shein si quoterà in borsa a Hong Kong, con l’obiettivo di raccogliere almeno 1,7 miliardi di dollari dalla vendita di una parte delle sue azioni. La quotazione porterà il valore complessivo del gruppo a circa 26,5 miliardi di dollari: una cifra molto inferiore rispetto alla valutazione che aveva ricevuto nel 2022, di quasi quattro volte tanto. Ma all’epoca era il principale rivenditore di abbigliamento negli Stati Uniti, conosciuto e apprezzato da una parte dei consumatori per i prezzi stracciati e l’ampissima offerta.

Shein aveva raggiunto quel risultato grazie alla forte crescita dell’e-commerce durante la pandemia e all’applicazione di strategie di marketing molto aggressive, che avevano grandemente aumentato la visibilità del marchio sui social network. Negli ultimi quattro anni però la sua reputazione è grandemente peggiorata, e la sua valutazione si è ridotta di conseguenza.

Nel corso degli ultimi anni, parallelamente all’espansione di Shein, si sono diffuse le ostilità nei suoi confronti, dovute in buona parte alle crescenti consapevolezze sull’enorme impatto ambientale della cosiddetta “fast fashion”, ma anche ad altre ragioni. Nel tempo infatti sono emerse informazioni sulle pessime condizioni di lavoro dei dipendenti nelle aziende fornitrici, compresa la presenza di manodopera minorile nella sua filiera, e sono state scoperte varie pratiche commerciali ingannevoli utilizzate nella promozione dei prodotti.

Shein infatti ha un modello di progettazione dei vestiti basato sulla pratica di copiare quelli di altre case di moda o designer, che ha provocato proteste soprattutto in Europa. Nel 2021 un’indagine aveva poi rivelato come i suoi capi d’abbigliamento contenessero una quantità potenzialmente tossica di alcune sostanze chimiche. L’azienda aveva rimosso i capi in questione dal proprio sito.

Shein è stata multata per comunicazione ingannevole in Italia e in Francia ed è indagata dalla Commissione Europea per presunte violazioni di alcune leggi europee e per la vendita di prodotti illegali, fra cui una serie di bambole sessuali con fattezze infantili che l’anno scorso era stata ritirata dal mercato dopo aver creato uno scandalo. L’anno scorso le proteste contro Shein erano culminate nelle polemiche per l’apertura del suo primo negozio fisico, a Parigi all’interno del centro commerciale BHV: circa sette mesi dopo, lo scorso giugno, è stato annunciato che chiuderà.

Il peggioramento della reputazione di Shein è stato accompagnato dal tentativo, rivelatosi poi fallimentare, di prendere le distanze dal regime cinese. L’azienda aveva adottato questa strategia per facilitare una possibile quotazione in borsa a New York e per rassicurare gli investitori sulle accuse relative all’utilizzo di cotone proveniente dallo Xinjiang, la regione occidentale della Cina nota per la detenzione di membri della minoranza musulmana degli Uiguri e per l’impiego di lavoro forzato.

Per perseguire questi obiettivi alla fine del 2022 Shein aveva trasferito la propria sede legale a Singapore (una pratica molto comune tra le aziende cinesi, nota come “Singapore Washing”) e nominato come nuovo presidente esecutivo il sinoamericano Donald Tang, ex vicepresidente della banca d’affari statunitense Bear Stearns. Durante il suo mandato Tang, che è stato rimosso dall’incarico a luglio, aveva impostato la sua comunicazione sulla necessità di far percepire Shein come un’azienda occidentale a tutti gli effetti.

(Kiran Ridley/Getty Images)

Nel 2024, durante una conferenza a Los Angeles, Tang disse che Shein era ormai diventata essenzialmente «un’azienda statunitense», sottolineando quanto il mercato americano fosse importante per il gruppo. La dichiarazione di Tang suscitò forti critiche in Cina e contribuì a rendere più delicato il rapporto dell’azienda con le autorità cinesi, da cui dipendeva l’approvazione della quotazione all’estero. Alla fine il tentativo di quotazione a New York fallì, anche per via delle verifiche delle autorità statunitensi sulla società e sulla sua catena di approvvigionamento in Cina.

Nei mesi successivi Shein provò a quotarsi in borsa a Londra. Nell’aprile del 2025 era riuscita a ottenere l’approvazione dalla Financial Conduct Authority (FCA), l’ente che vigila sulle attività finanziarie del Regno Unito, ma le autorità cinesi non autorizzarono la quotazione. Tre mesi dopo l’azienda presentò la documentazione per la quotazione a Hong Kong.

Shein dovrà inoltre affrontare una serie di nuove difficoltà normative e commerciali. Dal 1° luglio 2026 anche i pacchi dal valore inferiore ai 150 euro importati all’interno dell’Unione Europea vengono tassati, per un importo fisso di 3 euro ciascuno. La misura è stata adottata proprio allo scopo di ridurre l’import da aziende cinesi, come AliExpress, Temu e per l’appunto Shein. Un provvedimento simile è entrato in vigore anche negli Stati Uniti, il mercato più importante per Shein.

– Leggi anche: Il goffo tentativo di Shein di ripulirsi l’immagine

Tag: ipo-Shein