Filmarsi tutto il giorno per insegnare all’AI a svolgere compiti umani
È quello che fanno migliaia di persone in India mentre fanno lavori domestici, nelle loro case o in studi creati apposta
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Nella città di Karur, nel sud dell’India, la 21enne laureata in ingegneria Rani N. passa le giornate a filmarsi con una telecamera montata sulla testa mentre piega asciugamani o svolge altre faccende domestiche per insegnare all’intelligenza artificiale come svolgere compiti umani. Parlando con AFP ha detto che filma circa 90 video al giorno, in una stanza arredata per sembrare quella di un appartamento, ma che in realtà è uno studio di Objectways, un’importante azienda nel settore della generazione e della “annotazione” dei dati per l’intelligenza artificiale.
Negli ultimi anni l’intelligenza artificiale ha fatto enormi progressi nell’ambito dei modelli di linguaggio e dell’analisi dei dati, mentre sta avendo più difficoltà nella creazione di sistemi in grado di orientarsi nella vita reale, che sono necessari per esempio per far funzionare le auto a guida autonoma o i robot umanoidi. Se da una parte questi robot sono sempre più in grado di svolgere mansioni in autonomia, dall’altra faticano ancora a svolgere compiti molto facili per gli esseri umani, come piegare i vestiti o svuotare la lavastoviglie.
Secondo gli sviluppatori il modo migliore per insegnarglielo è fornire ai modelli di intelligenza artificiale decine di migliaia di ore di filmati in prima persona, definiti «dati egocentrici», come quelli girati da Rani N. e dai suoi colleghi. Questi dati, una volta generati, vengono poi “annotati”: significa che viene applicata al video una descrizione per spiegare all’AI di che tipo di gesto si tratta, in modo da poterlo rendere comprensibile e ripetibile.
In India, dove l’età media è 28 anni (rispetto a quasi 49 in Italia) e la mancanza di opportunità per i giovani è un problema sistemico spesso oggetto di grosse proteste, il settore dell’annotazione dati si sta espandendo velocemente.
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Objectways è stata creata nel 2019 da Ravi Rajalingam, un imprenditore indiano che vive negli Stati Uniti e che ha fondato l’azienda nella sua città natale, Karur, che ha circa 440mila abitanti. Oggi l’azienda impiega 2.600 persone, 300 delle quali assunte nell’ultimo mese: alcune si filmano, mentre altre si occupano di guidare i sistemi di intelligenza artificiale nell’analisi di questi video.
Objectways paga i suoi dipendenti non specializzati dai 180 ai 220 euro al mese, uno stipendio considerato dignitoso per la città, ma impiega anche lavoratori freelance che vengono pagati circa 2 euro all’ora per filmarsi da casa o durante il loro lavoro principale in fabbrica mentre svolgono azioni come attaccare delle etichette, tagliare le verdure o pulire il bagno. Un’altra attività molto richiesta è quella di filmarsi mentre si dispongono oggetti come bottigliette d’acqua o bicchieri in specifiche posizioni o in composizioni geometriche, usando telecamere dotate di sensori di profondità che aiutano l’intelligenza artificiale a prendere le misure dello spazio.
I clienti di Objectways sono principalmente società statunitensi che utilizzano l’intelligenza artificiale nei propri prodotti.
Sebbene si stimi che entro la fine del decennio il settore di addestramento dell’AI contribuirà all’economia del paese fino a 10 miliardi di dollari, il governo indiano si è recentemente detto preoccupato per la sua sostenibilità a lungo termine.
Intervistato dal New York Times, S. Krishnan, un importante funzionario del ministero dell’Informatica e della Tecnologia del paese, ha detto che l’India dovrebbe evitare di creare troppi posti di lavoro legati all’intelligenza artificiale che potrebbero scomparire in pochi anni, come è successo a molti mestieri (per esempio quelli nei call center) che sono stati recentemente sostituiti proprio dall’intelligenza artificiale.
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