• Mondo
  • Lunedì 17 agosto 2026

In Marocco sarà il calcio a decidere le elezioni?

Il presidente della federazione calcistica Fouzi Lekjaa potrebbe vincerle e diventare primo ministro: gestirebbe i Mondiali del 2030, ma anche molti problemi

Il presidente federale Fouzi Lekjaa festeggiato dopo la qualificazione del Marocco agli ottavi di finale dei Mondiali 2026, il 29 giugno a Guadalupa, alla periferia di Monterrey, in Messico (Alex Pantling - FIFA/FIFA via Getty Images)
Il presidente federale Fouzi Lekjaa festeggiato dopo la qualificazione del Marocco agli ottavi di finale dei Mondiali 2026, il 29 giugno a Guadalupa, alla periferia di Monterrey, in Messico (Alex Pantling - FIFA/FIFA via Getty Images)
Caricamento player

A fine luglio Fouzi Lekjaa è entrato ufficialmente nel Partito dell’Autenticità e della Modernità (PAM), uno dei tre della coalizione di governo del Marocco. Lekjaa è già ministro delegato al Bilancio, ma soprattutto dal 2014 è il presidente della federazione calcistica marocchina: sotto la sua guida il calcio del Marocco è diventato rilevante a livello mondiale. Era nel governo come tecnico, e l’entrata nel partito segna l’inizio della sua carriera politica in senso stretto: sarà candidato alle elezioni parlamentari in programma il 23 settembre e potrebbe essere nominato capo del prossimo governo dal re Mohammed VI.

La Costituzione del Marocco prevede infatti che il re possa scegliere il capo del governo fra i membri del partito che ha ottenuto più voti, e il PAM potrebbe farcela. La notizia del suo ingresso nel partito era attesa ed è rilevante: tra le altre cose il nuovo governo dovrà preparare e poi gestire il prossimo Mondiale maschile di calcio, che nel 2030 si giocherà tra Marocco, Spagna e Portogallo. In questi anni il paese ha già investito circa 900 milioni di euro per l’organizzazione del Mondiale, che vede come un’opportunità e uno strumento per facilitare la crescita del paese sia a livello economico che di rilevanza internazionale.

Allo stesso tempo il Marocco è alle prese con una crescente inflazione, con l’aumento del costo della vita e con una disoccupazione ancora troppo alta, soprattutto fra i giovani. A fine luglio decine di migliaia di persone migranti sono entrate dal Marocco nell’exclave spagnola di Ceuta, per poi tornare indietro poche ore dopo: molti si erano organizzati sui social, con la speranza di essere accolti in Spagna e quindi nell’Unione Europea.

Il re Mohammed VI, che ha un’enorme influenza sulla politica del paese, sembra avere individuato Lekjaa come l’uomo in grado di gestire tutto questo.

Fouzi Lekjaa a Mosca per il congresso della Fifa nel 2018 (AP Photo/Alexander Zemlianichenko)

Il primo ministro uscente è Aziz Akhannouch, uomo d’affari e milionario a capo del partito di orientamento liberale Raggruppamento Nazionale degli Indipendenti (RNI), che alle elezioni del 2021 era stato il più votato. Con il tempo però è diventato impopolare: lo si è visto anche dalle grandi proteste dello scorso settembre, fatte principalmente da giovani marocchini che accusavano il governo di spendere troppi soldi per costruire stadi e infrastrutture mentre il livello dell’istruzione e della sanità pubblica resta molto basso.

Akhannouch ha già annunciato che non si ripresenterà alle elezioni di settembre, cosa che favorisce ulteriormente Lekjaa. 

Uno dei cartelli dei manifestanti che sottolinea le spese per gli stadi e le pessime condizioni degli ospedali, il 5 ottobre 2025 a Casablanca (AP Photo/Mosa’ab Elshamy)

Lekjaa ha 56 anni e in passato è stato direttore dell’Amministrazione fiscale del Marocco, ruolo da cui ha supervisionato la riscossione delle tasse e le riforme fiscali. Ha ottenuto però popolarità e successo soprattutto come capo della federazione calcistica: sotto la sua presidenza sono stati fatti grandi investimenti per migliorare il livello degli allenatori e del campionato e per la creazione di una scuola calcio federale a Salé, l’Accademia Mohammed VI, che è diventata la più importante del continente. Lekjaa ha anche ispirato un’operazione che ha molto migliorato il livello della Nazionale: il reclutamento di giocatori della diaspora, cioè calciatori di origini marocchine cresciuti calcisticamente altrove. Sono perlopiù calciatori nati all’estero, che avrebbero potuto giocare anche con altre nazionali, come Francia o Spagna.

Sono così arrivati il quarto posto al Mondiale 2022 (miglior risultato di sempre per una squadra africana), il bronzo olimpico nel calcio maschile alle Olimpiadi di Parigi 2024, la vittoria nei Mondiali Under 20 e quella contestata nella Coppa d’Africa del 2025, e i quarti di finale raggiunti nell’ultima edizione dei Mondiali.

Lekjaa ha avuto anche un ruolo nel definire la candidatura del Marocco per organizzare i Mondiali del 2030 e poi nel gestire l’inizio dei lavori per ospitarli: è anche vicepresidente della Confederazione africana di calcio e ha rapporti stretti con il presidente della FIFA Gianni Infantino: tra le altre cose ha sostenuto il suo piano di privatizzare alcune quote dell’organizzazione, poi ritirato tra molte proteste.

Fouzi Lekjaa con un ritratto del re Mohammed VI, il 10 febbraio 2026 a Rabat (EPA/JALAL MORCHIDI)

Nei prossimi anni, il futuro primo ministro dovrà fare in modo che i nuovi stadi siano completati in tempo, aumentare le capacità ricettive del paese, migliorare gli aeroporti e portare a termine progetti ambiziosi legati ai trasporti interni, oltre a coordinare la sicurezza in vista dell’evento. Dovrà anche gestire grandi quantità di denaro, garantendo che una parte dei fondi venga investita anche per migliorare la vita quotidiana degli abitanti, che hanno mostrato di non voler accettare che le attenzioni si concentrino solo sul progetto del Mondiale.

– Leggi anche: Il Marocco ha grandi ambizioni e grandi problemi

Prima il Partito dell’Autenticità e della Modernità dovrà vincere le elezioni. Non è scontato, ma è comunque messo piuttosto bene grazie alla popolarità di Lekjaa e alla crisi dei partiti rivali. Il Partito della Giustizia e dello Sviluppo, formazione islamista al governo fra il 2011 e il 2021, è in una profonda crisi di consensi, l’Istiqlal, storico partito conservatore e partner di governo dell’RNI e del PAM, ha avuto finora un ruolo minore, mentre lo stesso RNI è fortemente indebolito da alcuni scandali. 

Il Marocco inoltre non è una democrazia piena: si svolgono elezioni con vari partiti tutto sommato regolari, ed esiste un’alternanza al potere, ma nonostante la nuova Costituzione del 2011 i poteri del re restano molto ampi. Il re guida il Consiglio dei ministri che prende le decisioni più importanti in tema di politica estera e interna, può promulgare leggi attraverso i decreti regi senza passare dal parlamento, mantiene una legittimazione religiosa e una consolidata rete di potere che attraversa le più importanti espressioni della società e dell’economia marocchina. Per questo continua di fatto a guidare la politica del paese, influenzando anche le scelte di molti partiti, fra cui quelli dell’attuale maggioranza.

Negli ultimi anni questa importanza del re e l’immutabilità del sistema politico marocchino, nonostante i cambi al governo, hanno portato a una certa disaffezione dalla politica di buona parte della popolazione: l’affluenza alle elezioni, già bassa, è in costante calo, anche fra i giovani che partecipano alle proteste e alle manifestazioni.