Valter Lavitola è stato arrestato per l’attentato a Sigfrido Ranucci

Era già indagato con l'accusa di esserne il mandante

Valter Lavitola (Massimo Percossi/Ansa)
Valter Lavitola (Massimo Percossi/Ansa)
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È stato arrestato Valter Lavitola, imprenditore che era già indagato con l’accusa di essere il mandante dell’attentato compiuto nell’ottobre del 2025 contro il giornalista Sigfrido Ranucci, conduttore della trasmissione di Rai 3 Report. Durante le indagini il pubblico ministero può chiedere l’arresto di una persona indagata per diverse ragioni: se ritiene che possa scappare o inquinare le prove, per esempio. Non è ancora noto il motivo dell’arresto di Lavitola, mentre il reato contestato è strage aggravata dal metodo mafioso.

Nell’attentato venne fatta esplodere una bomba rudimentale fuori da casa di Ranucci a Campo Ascolano, una frazione del comune di Pomezia, vicino a Roma. Vennero distrutte due auto di Ranucci ma non ci furono feriti. A fine giugno erano state arrestate quattro persone con l’accusa di aver compiuto materialmente l’attentato, poi alcuni giorni più tardi venne indagato Lavitola con l’accusa di esserne il mandante: un fatto sorprendente per diverse ragioni, a partire dal fatto che Ranucci e Lavitola sono molto amici.

Il giudice per le indagini preliminari ha disposto l’arresto anche per Clesio Tavares Gomes, un dipendente del ristorante di Lavitola. Ha 47 anni, origini camerunensi e anche lui è indagato per l’attentato: secondo l’inchiesta sarebbe stato incaricato da Lavitola di trovare le persone che potessero eseguirlo materialmente. La procura non è mai riuscita a rintracciarlo. Lavitola ha sempre sostenuto che fosse tornato in Camerun per gestire alcuni affari, e non perché stava scappando.

Le ragioni dell’attentato sono ancora un mistero, così come non è chiaro quale potesse essere il possibile movente di Lavitola, che ha negato le accuse. A rendere questa storia ancora più strana c’è il fatto che Lavitola, per sua stessa ammissione, stava progettando di far entrare Ranucci in politica, e in particolare di fargli ottenere il ruolo di capo di un’eventuale coalizione del “campo largo”, che va da Alleanza Verdi e Sinistra a Italia Viva di Renzi, passando per il PD e il Movimento 5 Stelle.

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