La Spagna imporrà controlli di frontiera all’Italia

Come ritorsione per la decisione del governo italiano di non rimuovere quelli che ha introdotto per la Spagna dopo la crisi di Ceuta

Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a ottobre del 2023 (AP Photo/Manu Fernandez)
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez con la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, a ottobre del 2023 (AP Photo/Manu Fernandez)

Il governo spagnolo guidato da Pedro Sánchez ha annunciato che a partire dalla mezzanotte fra venerdì e sabato imporrà controlli di frontiera sugli aerei e sulle navi provenienti dall’Italia. È una ritorsione contro la decisione italiana di introdurre a sua volta controlli sulla Spagna dopo la crisi di Ceuta, l’exclave spagnola in Marocco dove il 30 luglio erano entrate decine di migliaia di migranti. Venerdì il governo spagnolo aveva chiesto ufficialmente a quello italiano di rimuovere i controlli e aveva minacciato ritorsioni «commisurate», ma l’esecutivo di Giorgia Meloni si era rifiutato.

I controlli saranno fatti a campione negli aeroporti e nei porti (dato che Spagna e Italia non condividono alcun confine terrestre) sull’identità e sulla nazionalità dei passeggeri e, in caso di cittadini di paesi esterni all’Unione Europea, anche sul visto o sul permesso di soggiorno. Il governo spagnolo ha specificato che dureranno fino al 7 settembre, a meno che non cambino le condizioni che hanno portato alla loro imposizione.

Il governo spagnolo ha motivato l’introduzione dei controlli citando la «persistente pressione migratoria irregolare» a cui è soggetta l’Italia. È una spiegazione che ricalca i timori del governo italiano riguardo alla crisi migratoria a Ceuta e richiama le pesanti critiche mosse dal ministro degli Esteri spagnolo, José Manuel Albares, che lunedì aveva definito il governo italiano non all’altezza della gestione degli sbarchi sulle sue coste, in particolare a Lampedusa, e di avere un atteggiamento ipocrita, dal momento che molti più migranti entrano nell’Unione Europea dall’Italia che dalla Spagna.

Il governo spagnolo aveva definito i controlli italiani «ingiusti», contrari agli interessi dell’Unione Europea e discriminatori nei confronti delle persone spagnole e aveva chiesto la loro rimozione entro domenica 9 agosto. Il governo italiano aveva risposto che «non accetta ultimatum» e che intende mantenere i controlli almeno fino al 15 agosto, dicendo che «in quella data, come annunciato dalle stesse autorità spagnole, è infatti attesa a Ceuta una nuova ondata migratoria». In realtà non c’è stato alcun annuncio formale del governo, ma sono stati i media spagnoli a riferire che la Guardia Civil ritiene plausibile che sarà organizzato un nuovo tentativo di ingresso di massa.

Questa possibilità al momento è solo basata sul fatto che in molti gruppi sui social media marocchini, alcuni dei quali hanno centinaia di migliaia di follower, stanno circolando messaggi in cui tante persone sembrano organizzarsi per attraversare la frontiera a Ceuta in quella data.

L’organizzazione e l’incitamento tramite i social sono stati tra le cause della crisi migratoria della scorsa settimana. Il 30 luglio oltre 70mila persone erano entrate a Ceuta partendo dal Marocco, alcune a nuoto e altre dopo aver scavalcato e poi travolto le barriere di confine. L’arrivo improvviso di così tante persone migranti aveva messo in crisi il sistema di accoglienza di Ceuta, che non ha le strutture né i mezzi per gestirle.

Nel giro di poche ore il governo spagnolo aveva schierato migliaia di soldati nell’exclave, con l’obiettivo di fermare e rimpatriare quante più persone possibili: il giorno dopo quasi tutte le persone arrivate a Ceuta erano di fatto rientrate in Marocco, anche costrette da condizioni inaccettabili, dato che le autorità locali avevano deciso di non dare loro acqua, cibo e una sistemazione. Altre erano rimaste a Ceuta, che era rimasta per giorni piena di polizia ed esercito.

Migranti provenienti dal Marocco in fila su una spiaggia per ricevere cibo a Ceuta, in territorio spagnolo, 3 agosto 2026 (AP Photo/Bernat Armangue)

Ceuta ha circa 83mila abitanti e si trova nella punta nord del Marocco, ma è territorio spagnolo e dunque dell’Unione Europea: entrarci significa poter chiedere asilo o un’altra forma di protezione internazionale, e potenzialmente raggiungere l’Europa continentale.

Anche per questo la crisi aveva assunto rapidamente una rilevanza politica internazionale: dopo questi fatti i leader europei di destra di vari paesi avevano dato contro a Sánchez e alle sue politiche migratorie. Il governo italiano aveva fatto un passo ulteriore, ripristinando per un mese, a partire dal 1° agosto, i controlli di frontiera con la Spagna.

Come quelli annunciati venerdì dalla Spagna, i controlli italiani consistono nel chiedere i documenti dei passeggeri sulle navi e sugli aerei provenienti dalla Spagna. Il governo spagnolo ha accusato l’Italia di compromettere con i controlli di frontiera la mobilità di migliaia di persone, generando incertezza giuridica nel pieno dell’estate, quando molte persone si spostano per viaggiare.

Nella sua risposta il governo italiano ha specificato che i controlli riguardano solo le persone con il passaporto di un paese fuori dall’Unione Europea. Questo non è del tutto vero, perché in realtà le autorità portuali e aeroportuali stanno facendo controlli a campione su chi arriva dalla Spagna, che quindi possono interessare anche cittadini italiani, spagnoli o in generale europei.

Agenti della polizia di frontiera durante alcuni controlli all’aeroporto di Fiumicino a Roma, 1 agosto 2026 (ANSA/TELENEWS)

I media e un po’ anche il governo hanno creato confusione definendo la decisione una «sospensione del trattato di Schengen» sulla libera circolazione delle persone nell’Unione Europea: in realtà si tratta di una possibilità prevista dal trattato stesso, che consente di ripristinare i controlli di frontiera «in caso di minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza interna».

La proposta del governo italiano comunque sposta poco dal punto di vista del controllo dei flussi migratori, e al governo di Meloni serve più che altro per opportunità politica, per mostrarsi fermo nel contrasto all’immigrazione in un momento in cui viene incalzato da destra dal nuovo partito del generale Roberto Vannacci.