È un momentaccio per il primo ministro portoghese
Non è riuscito a far approvare una riforma importante e l'opposizione l'ha superato nei sondaggi, anche a causa di due scandali
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Il primo ministro portoghese Luís Montenegro, di centrodestra, sta passando un brutto periodo, almeno a livello politico. Di fatto non gliene va bene una da febbraio, quando il candidato del suo Partito Social Democratico (PSD) non si è nemmeno qualificato al ballottaggio delle presidenziali, poi vinte dai Socialisti. In estate la situazione è peggiorata e adesso il PSD, che poco più di un anno fa aveva vinto le elezioni, è stato superato nei sondaggi sia dai Socialisti sia dall’estrema destra di Chega!.
Il governo è incappato in due scandali, con altrettanti ministri.
Il primo riguarda il ministro dell’Interno Luís Neves, che dal 2018 fino allo scorso febbraio era stato il direttore della Polícia Judiciária, quella che si occupa dei reati più gravi come omicidi, corruzione, terrorismo e narcotraffico.
Il caso coinvolge un’impresa edile, Construbarcelos, che ha fatto lavori di ristrutturazione in una casa della famiglia di Neves a Odemira. Di recente i media hanno scoperto che nella sede di Construbarcelos c’era un semirimorchio (la “coda” trainata dai tir) che era stato sequestrato dalla polizia giudiziaria nel dicembre del 2024, durante un’operazione antidroga con cui era stato smantellato un grosso laboratorio di cocaina. La polizia è andata a verificare e ha trovato nella sede dell’impresa anche vari bidoni di acetone e altre sostanze, sequestrati durante la stessa operazione.
La polizia non si spiegava come tutto fosse finito nella sede di Construbarcelos: in teoria avrebbero dovuto essere in un deposito giudiziario a Seixal, nel sudovest del Portogallo e a 350 chilometri da lì. Sarebbe potuto uscire dal deposito solo con un’autorizzazione del capo della Polícia Judiciária, che ai tempi era Neves.
La settimana scorsa Neves ha dato la sua versione: l’impresa si era offerta di farsi carico del semirimorchio e dei bidoni, e così lo Stato aveva risparmiato migliaia di euro per smaltirli. Neves ha ammesso che possano esserci state irregolarità, sostenendo però che la trafila non sia stata illegale. Montenegro e gli altri ministri lo hanno appoggiato.
Tra l’altro, Construbarcelos ha anche ricevuto appalti per 1,9 milioni di euro dalla Polícia Judiciária tra il 2020 e il 2025, quando il capo era proprio Neves: il proprietario è un suo amico, ma Neves ha sostenuto che il loro rapporto di amicizia sia iniziato nel 2023, quando la maggioranza degli appalti era già stata assegnata.
A luglio c’è stato un altro caso, di cui il ministro dell’Istruzione Fernando Alexandre ha dovuto rispondere in parlamento. Ci sono stati ritardi nella correzione dei 300mila esami degli alunni delle ultime classi della scuola superiore, che quest’anno per la prima volta erano digitalizzati. Il governo ha rinviato più volte la pubblicazione dei risultati, che sono molto attesi perché incidono sulle ammissioni all’università.

Il corteo durante lo sciopero del 3 giugno, a Lisbona (Goncalo Fonseca/Bloomberg)
Gli esami, fatti su carta, vengono digitalizzati e poi divisi tra i professori per la correzione. Professori e sindacati avevano segnalato malfunzionamenti e problemi d’accesso al sistema introdotto dal governo. In un primo momento Alexandre aveva minimizzato, sostenendo che la maggioranza delle segnalazioni fosse falsa, ma poi è stato costretto a riconoscere i problemi. Il governo ci ha fatto una figuraccia.
Un ultimo fallimento è stato, a metà giugno, la bocciatura in parlamento della riforma del lavoro fortemente voluta da Montenegro. Il suo governo è di minoranza e dipende di volta in volta dalle astensioni o dai voti dei Socialisti e di Chega!, che ha collaborato soprattutto all’inasprimento delle misure sull’immigrazione. Montenegro sperava proprio nell’appoggio di Chega!, che però in cambio aveva chiesto di abbassare l’età della pensione da 66 anni e 9 mesi a 65 anni. Il governo si era rifiutato sostenendo che sarebbe costato più di 2,5 miliardi di euro all’anno.
– Leggi anche: In Portogallo il governo di centrodestra è poco di centro e molto di destra
La riforma avrebbe cambiato un centinaio di articoli del codice del lavoro. Tra le altre cose, avrebbe reso più facili i licenziamenti e avrebbe consentito ai datori di lavoro di aggiungere due ore alle otto giornaliere dei loro dipendenti (con un limite annuale) e di non reintegrarli in caso di licenziamento illegittimo ma di pagare invece un indennizzo. La riforma era stata molto contestata dai sindacati e aveva causato due scioperi generali in sei mesi. Gli scioperi generali sono piuttosto rari in Portogallo: quello di dicembre era stato il primo dal 2013.
Lo scorso dicembre Montenegro si era liberato dalle accuse di conflitto d’interessi che nel 2025 avevano fatto cadere il suo primo governo e portato a elezioni anticipate. La procura generale infatti aveva chiuso le indagini sul suo coinvolgimento in una società che aveva tra i clienti anche aziende che lavoravano col governo. La stessa procura, però, a febbraio ne ha aperte di nuove per frode fiscale sui lavori di ristrutturazione di una casa di Montenegro a Espinho, nel nord del paese.



