Lula non è ancora stanco
Si è candidato alle elezioni presidenziali in Brasile per la settima volta: ha 80 anni, ma l'età e la salute per ora non sembrano un problema
- Condividi
- X
- Regala il Post

Luiz Inácio Lula da Silva ha partecipato alle elezioni presidenziali in Brasile sei volte: ne ha vinte tre, compresa l’ultima, e a ottobre cercherà il quarto mandato, il secondo consecutivo, mentre la prima presidenza durò dal 2003 al 2011. Ex operaio, sindacalista e storico esponente della sinistra brasiliana, Lula ha 80 anni e nel 2024 fu operato al cervello per una caduta in bagno che gli causò un’emorragia cerebrale. Ma a differenza di quanto successe con il quasi coetaneo Joe Biden negli Stati Uniti, la sua età e la sua salute non sembrano essere una questione centrale della campagna elettorale, almeno per ora.
Nel fine settimana ha presentato ufficialmente la sua candidatura, già sicura da tempo, con grande energia: col cappello di paglia, diventato un elemento fisso del suo look, ha parlato per un’ora e mezza, ha guidato cori e ha baciato sul palco la 59enne moglie Rosangela, detta Janja, che di tanto in tanto posta sui social gli allenamenti del marito, impegnato in esercizi a corpo libero, pesi e sessioni di boxe.
A livello politico, secondo i sondaggi Lula ha molto aumentato i suoi consensi da quando il presidente statunitense Donald Trump si è messo contro il suo governo. Nel giro di un anno Trump ha imposto dazi altissimi contro il Brasile, poi li ha ritirati, poi ne ha introdotti altri, sempre criticando la gestione del paese: Lula ha potuto così presentarsi come il difensore dell’autonomia brasiliana di fronte alle ingerenze della superpotenza statunitense, e sta funzionando.
In questo anche il candidato scelto dalla destra lo sta aiutando: Flávio Bolsonaro, il figlio dell’ex presidente Jair – che non può ricandidarsi perché condannato per il tentato colpo di stato del 2022 – ha forti legami con Trump e dichiarate volontà di graziare il padre. Lula si è quindi descritto come l’unico in grado di difendere la democrazia brasiliana contro le aspirazioni autoritarie della destra.

Lula in posa su una moto per le emergenze durante una visita all’ospedale Andarai a Rio de Janeiro, il 28 luglio 2026 (AP Photo/Bruna Prado)
Queste contrapposizioni hanno aumentato il suo sostegno e migliorato la sua situazione nei sondaggi: ora è favorito al primo turno e in vantaggio contro Bolsonaro all’eventuale ballottaggio. La situazione resta comunque molto in bilico, ma circa un anno fa la vittoria di Lula sembrava molto più improbabile. Del resto i risultati concreti del suo attuale mandato sono stati parziali, senza momenti particolarmente entusiasmanti né grandi novità, e il clima politico generale in America Latina è favorevole alle destre, che governano in tutti i maggiori paesi tranne l’Uruguay e appunto il Brasile.
Lula ha impostato la campagna anche sfruttando questo accerchiamento percepito (l’ultimo incidente sono stati insulti contro Lula del presidente argentino Javier Milei). Nel suo programma c’è una legge che vieta il controllo straniero sulle risorse naturali brasiliane, a partire dalle terre rare, ma anche investimenti consistenti nel settore della Difesa. Lula presenta queste elezioni come una scelta fra l’indipendenza nazionale e la sottomissione agli interessi stranieri.
– Leggi anche: C’è una nuova destra in America Latina

Lula con Donald Trump in un incontro a Kuala Lumpur, in Malaysia, nell’ottobre del 2025 (AP Photo/Mark Schiefelbein)
Il governo di sinistra rivendica anche una situazione economica generale positiva, i livelli di disoccupazione più bassi della storia recente e programmi sociali che hanno favorito le classi più povere. Alcuni di questi riguardano l’esenzione dalle tasse scolastiche per le famiglie che guadagnano meno di 5.000 reais al mese (circa 850 euro) o notevoli agevolazioni fiscali per l’acquisto della prima casa.
Le politiche economiche sono insomma state quelle storiche della sinistra sudamericana, con molti ricorsi ai sussidi e all’indebitamento dello stato, reso solo un po’ meno preoccupante dai notevoli aumenti dei ricavi della vendita di petrolio. In questi anni il Brasile ha scoperto nuovi giacimenti vicino alla zona amazzonica, dove continueranno le trivellazioni da parte della compagnia a partecipazione statale Petrobras.
L’aumento del costo della vita rischia però di allontanare alcuni dei suoi elettori: per evitarlo Lula ha inserito nel programma di governo per il prossimo quadriennio proposte pensate per i settori dell’elettorato che storicamente sono bacini di voti per lui, per il suo partito (quello dei Lavoratori) e per la sinistra. Sono quindi previste misure per gli anziani e per le classi più povere, che sono più numerose nel nordest del paese. La riforma più importante è quella della settimana lavorativa, che potrebbe passare dagli attuali sei giorni lavorativi a cinque, con 40 ore settimanali, senza riduzione degli stipendi.

Lula con la moglie Rosangela da Silva sul palco della convention del partito dei Lavoratori, il 2 agosto 2026 (AP Photo/Andre Penner)
C’è anche un progetto di legge per cercare di contrastare la violenza contro le donne. Secondo i dati del ministero della Giustizia in Brasile nel 2025 ci sono stati 1.518 femminicidi, cioè 0,7 ogni 100mila abitanti (in Italia il dato è di 0,16). È un problema che la destra rifiuta o non considera prioritario, e i sondaggi fra le donne sono molto più sbilanciati rispetto a quelli generali: nel voto femminile il sostegno per Lula è al 50 per cento, quello per Bolsonaro al 40.
Come in molti paesi vicini, secondo i sondaggi il tema più importante per gli elettori resta quello della criminalità, nonostante il numero di omicidi sia in calo dal 2019. Esiste però un problema strutturale di controllo di alcune zone delle grandi città brasiliane da parte di gruppi criminali. Bolsonaro promette una linea dura, con nuove carceri, repressione e diminuzione della maggiore età penale, e attacca Lula sostenendo che il suo governo sia troppo tenero e inefficace.

Foto e manifesti di Flávio Bolsonaro durante la convention del partito Liberale a Brasilia, il 2 agosto 2026 (AP Photo/Eraldo Peres)
In campagna elettorale è ben presente anche il tema della corruzione, e in particolare il caso della banca Master, un enorme scandalo finanziario che ha coinvolto sia personaggi di fiducia di Lula sia altri legati alla famiglia e all’amministrazione Bolsonaro: lo stesso Flávio ha dovuto ammettere di aver avuto contatti con il presidente della banca Daniel Vorcaro. Questo coinvolgimento collettivo ha fatto sì che per il momento l’argomento non sia diventato centrale nella polemica politica.
Lula sta invece cercando di volgere a proprio favore la questione dell’età: Bolsonaro ha 45 anni, quasi la metà dei suoi, ma Lula dice di avere «più esperienza che chiunque altro» nel mestiere di presidente e di essere un politico migliore e più efficiente di quando aveva 57 anni e iniziava il suo primo mandato. Ha detto però che se vincesse questo sarebbe il suo ultimo mandato, cosa a dire il vero abbastanza scontata. Nel 2030 avrà 85 anni, ma soprattutto la Costituzione brasiliana prevede un massimo di due mandati consecutivi: ci si può ricandidare solo dopo una pausa di almeno quattro anni.



