Se manca l’acqua nei fiumi europei mancano un sacco di altre cose
È un grande problema non solo per l'agricoltura, ma anche per il trasporto delle merci e la produzione di energia elettrica
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Lunedì nelle vicinanze della centrale nucleare di Cernavoda, nella Romania sud orientale, un getto d’acqua alto alcune decine di metri si è sollevato dal Danubio. Era la conseguenza di un’esplosione programmata nel letto del fiume per smuovere un affioramento roccioso, in modo da far fluire più acqua per alimentare i sistemi di raffreddamento della centrale messi a dura prova dalla siccità delle ultime settimane.
L’estremo rimedio dell’esplosione è un segnale evidente della grave crisi idrica che sta interessando l’Europa: buona parte dei fiumi più grandi del continente è senz’acqua a causa delle scarse piogge e delle temperature ampiamente sopra la media stagionale. Come mostra il caso romeno, il basso livello dei fiumi non è solo un problema ambientale, ma una crisi che coinvolge i trasporti, l’industria, la produzione elettrica, l’agricoltura e il turismo, senza contare il rischio per milioni di persone di rimanere senza acqua potabile.
Alla fine di luglio, il sistema tedesco di controllo dei fiumi indicava livelli estremamente bassi nel 44 per cento delle stazioni di misurazione del Reno e nel 78 per cento di quelle del Danubio, due dei fiumi europei più grandi e importanti. Nel punto di misurazione di Kaub, vicino a Coblenza, la profondità navigabile del Reno è arrivata a 25 centimetri, un valore simile a quello della crisi idrica del 2018 e vicino al record storico. Il problema della scarsità d’acqua riguarda anche il Po in Italia e diversi altri fiumi nell’Europa orientale e centro-occidentale.
Soprattutto per i fiumi di grandi dimensioni, il primo e più evidente effetto dei bassi livelli dell’acqua è la difficoltà per le navi di navigare, con la conseguente riduzione delle merci trasportate. Se il fiume si abbassa, una nave che normalmente viaggerebbe a pieno carico rischia di toccare il fondale e di conseguenza deve viaggiare a capacità ridotta. In alcuni tratti del Reno le navi viaggiano a un quinto della loro capacità normale e servono quindi più viaggi o più navi, con un aumento dei costi e dei tempi per il trasporto. Tutto questo ha un impatto sulla consegna di cereali, minerali, carburanti e prodotti chimici, in un periodo in cui il loro prezzo è più alto del solito a causa della crisi dei combustibili fossili.

Il livello del Reno in forte diminuzione vicino a Oberwesel, Germania, 30 luglio 2026 (Thomas Lohnes/Getty Images)
Storicamente, molte fabbriche sono state costruite in prossimità dei grandi fiumi proprio perché questi rappresentavano una via di trasporto economica e affidabile. Il basso livello dell’acqua sta obbligando molte aziende a intensificare i trasporti su strada, con costi più alti e un maggiore impatto ambientale. Qualcosa di analogo accadde anche nel 2018, quando i bassi livelli del Reno contribuirono a un aumento dei costi e a una riduzione della produzione industriale tedesca che ebbe un forte impatto sul prodotto interno lordo della Germania in quell’anno.
I produttori agricoli lungo il Danubio sono in difficoltà nel trasportare i loro raccolti, proprio perché le chiatte non riescono a transitare facilmente in alcuni tratti del fiume. Le alternative come camion e treni non sono sempre percorribili e richiedono sforzi logistici difficili da coordinare, soprattutto in una fase di alta domanda con pochi mezzi a disposizione.

Il Danubio e sullo sfondo la centrale nucleare di Paks a Dunaszentbenedek, Ungheria, 31 luglio 2026 (Janos Kummer/Getty Images)
Oltre ai problemi logistici, il settore agricolo è in difficoltà per la minore disponibilità di acqua. Molti canali che portano l’acqua dai fiumi più grandi sono asciutti o hanno una portata molto ridotta che non permette di raggiungere i canali più piccoli e i sistemi di irrigazione. Verso il delta del Po il livello di allerta siccità è elevato e, come negli anni scorsi, si sta presentando il problema della risalita dell’acqua marina nel letto del fiume. In questo modo l’acqua diventa inutilizzabile per l’irrigazione e il sale riduce la fertilità del suolo. Le stime indicano una riduzione della produzione agricola non solo nella Pianura padana dove fluisce il Po, ma anche in altri paesi come la Francia e la Romania sempre a causa dei bassi livelli dei fiumi.
Il caldo e la siccità fanno aumentare la domanda di acqua proprio mentre la disponibilità diminuisce, con rischi per molte comunità di non disporre per giorni di acqua potabile. Nei Paesi Bassi è stata dichiarata un’emergenza per la scarsità d’acqua con forti limitazioni al suo utilizzo, soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura. In Ungheria migliaia di persone sono rimaste senz’acqua potabile a nord di Budapest, sempre a causa della minore portata dei fiumi.

Il Po nella zona di Mantova, 1 agosto 2026 (Alberto Lingria/Xinhua/ABACAPRESS.COM via ANSA)
Come ricorda l’esplosione in Romania, i fiumi sono un’importante risorsa anche per il raffreddamento degli impianti industriali, in particolare quelli nucleari. In Ungheria la centrale di Paks, che di solito produce circa il 40 per cento dell’elettricità nazionale, ha dovuto ridurre progressivamente la produzione fino a sospenderla a causa dell’impossibilità di ottenere acqua a sufficienza per il raffreddamento dei reattori. Per l’Ungheria è un grave problema vista la quota rilevante di energia elettrica prodotta da quell’impianto.
In Romania l’esplosione controllata ha permesso di mantenere pienamente attivo uno dei due reattori della centrale di Cernavoda, ma se la situazione non dovesse migliorare potrebbe rendersi necessaria la sospensione dell’attività anche del secondo reattore. In Francia la produzione di energia elettrica dalle centrali nucleari è stata ridotta sia per la scarsità d’acqua, sia perché l’acqua disponibile può diventare troppo calda nei processi di raffreddamento degli impianti, causando seri problemi agli ecosistemi. Altri problemi stanno interessando diverse centrali idroelettriche europee, che non possono funzionare a pieno regime a causa della minore quantità di acqua nei bacini artificiali.

Un lago vicino a Bad Ischl, Austria, 2 agosto 2026 (Christian Bruna/Getty Images)
La minore quantità di acqua nei fiumi non è solamente legata alla scarsa piovosità. Le analisi condotte finora non hanno rilevato una chiara tendenza di lungo periodo verso una diminuzione delle piogge su gran parte dell’Europa. Ma il cambiamento climatico, dovuto principalmente alle attività umane con alte emissioni di gas serra, sta facendo aumentare l’evaporazione a causa delle temperature più elevate e questo rende più probabili e intense le condizioni di siccità.
L’atmosfera più calda sottrae più acqua a fiumi, laghi, suolo e vegetazione portando poi a eventi meteorologici intensi come tempeste e alluvioni concentrate in tempi molto brevi. Secondo le analisi, la crisi climatica ha reso le condizioni di siccità del 2026 più gravi rispetto a quelle che si sarebbero verificate in sua assenza.

La mappa mostra l’andamento dei flussi dei fiumi europei a luglio 2026, confrontando le portate dei fiumi con i dati storici 1995-2024 (EDO)
Nel complesso, il problema di per sé non è il livello più basso di un fiume, ma le sue conseguenze sulla disponibilità di acqua per gli usi più disparati. In condizioni normali se una chiatta non può navigare si possono usare i camion, ma se le navi che non possono usare i fiumi diventano migliaia non ci sono alternative di trasporto sufficienti. Lo stesso vale per la minore produzione di energia elettrica in un momento in cui la domanda è più alta, per esempio per le necessità di raffrescamento degli edifici, o per l’agricoltura.
Le crisi si sommano e si amplificano a vicenda, diventando al tempo stesso una nuova normalità e non più un’emergenza. Qualcosa di analogo era infatti successo già nel 2018 e nel 2022, sempre a causa della temperatura ben al di sopra della media del periodo estivo per un intero continente.



