È morto Franco Baresi
Aveva 66 anni, era stato uno dei più grandi calciatori italiani di sempre
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È morto il calciatore Franco Baresi, storico capitano del Milan e della nazionale italiana. Era considerato uno dei più forti difensori della storia del calcio. La morte è stata annunciata venerdì mattina dal Milan. Mercoledì sera il Milan, smentendo alcuni giornali che avevano diffuso la notizia della sua morte prima che fosse avvenuta, aveva scritto su X che Baresi stava affrontando «un momento delicato».
Nell’agosto del 2025, infatti, Baresi si era sottoposto a un intervento chirurgico per rimuovere un nodulo polmonare, cioè una piccola area di tessuto dei polmoni con una densità maggiore, ed era poi entrato in una fase di convalescenza e recupero. In una delle sue ultime apparizioni in pubblico aveva partecipato alla cerimonia di apertura delle Olimpiadi di Milano Cortina 2026, portando la fiaccola olimpica allo stadio di San Siro, a Milano.
Baresi nacque nel 1960 a Travagliato, in provincia di Brescia. Giocò per tutta la sua carriera (dal 1977 al 1997) nel Milan, di cui fu per diversi anni capitano. Quando smise di giocare a calcio, il Milan ritirò la sua maglia numero 6: significa che nessun altro calciatore la vestirà più. È il modo con cui le squadre sportive ricordano i propri giocatori più importanti.
Il suo ruolo era quello del libero, cioè un difensore libero di non marcare direttamente nessun avversario, che doveva intervenire in caso di necessità e guidare la difesa. È un ruolo che, per come si sono evolute tattica e regole del calcio, oggi non esiste più.
Era alto un metro e 76, molto intelligente tatticamente e difficile da superare con un dribbling. Il celebre giornalista sportivo Gianni Brera scrisse che Baresi aveva «uno stile unico, prepotente, imperioso, talora spietato» nell’intervenire sul pallone «come una belva».
Fece parte del cosiddetto “grande Milan” allenato da Arrigo Sacchi, squadra diventata famosa per le sue importanti vittorie e per un modo di giocare rivoluzionario. Nel 1989 arrivò secondo nella votazione per il Pallone d’oro, il più importante premio individuale del calcio: lo vinse un suo compagno di squadra, l’attaccante nederlandese Marco Van Basten. L’allora presidente del Milan, Silvio Berlusconi, gliene regalò comunque uno identico a quello del vincitore.

Franco Baresi del Milan contro Roberto Baggio della Juventus, nel 1995 (Allsport UK /Allsport)
Baresi vinse sei scudetti, per due volte a inizio anni Ottanta il campionato di Serie B e soprattutto tre Coppe dei Campioni (come venivano chiamate allora) o Champions League. All’anagrafe era “Franchino” e veniva spesso chiamato Kaiser Franz perché giocava e aveva un carisma e un ruolo simili a quello del tedesco Franz Beckenbauer.
Fu capitano anche della nazionale, con la quale giocò per 13 anni di cui quattro da capitano. Partecipò a tre edizioni dei Mondiali e diventò campione del mondo nel 1982. In quell’edizione, tuttavia, non giocò mai: aveva 22 anni ed era la riserva del difensore della Juventus Gaetano Scirea. Litigò con l’allenatore Enzo Bearzot e non fu convocato ai Mondiali del 1986, mentre ebbe un ruolo molto importante sia nell’edizione del 1990 (in cui l’Italia giocò in casa e arrivò terza) sia nel 1994.
Quest’ultimo fu un Mondiale molto particolare per Baresi. Nella seconda partita del girone, contro la Norvegia, s’infortunò gravemente al menisco del ginocchio destro. Si pensava che non avrebbe più potuto giocare in quel Mondiale, anche perché aveva 34 anni. Solo 25 giorni dopo, invece, rimase in campo tutti e 120 i minuti nella finale contro il Brasile e giocò «una partita straordinaria».

Franco Baresi prova a fermare il brasiliano Romário, nella finale dei Mondiali del 1994 (AP Photo/Carlo Fumagalli)
Dopo i supplementari, però, ci furono i tiri di rigore, e Baresi sbagliò il suo. Fu il primo rigore della serie finale e lo calciò molto sopra la traversa. Sbagliò anche il primo rigorista del Brasile, Márcio Santos, ma gli errori decisivi furono degli italiani Daniele Massaro e Roberto Baggio. Nel 2021 Baresi disse di non avere rimpianti per aver sbagliato quel rigore: «Ognuno deve assumersi le sue responsabilità».
Dopo aver giocato oltre 700 partite col Milan, nell’ottobre del 1997 si ritirò dal calcio. Per poco più di due mesi, nel 2002, fu il direttore sportivo del Fulham, una squadra inglese di medio livello. Fu l’unico incarico che ebbe con una società diversa dal Milan, di cui fu anche dirigente, vicepresidente onorario, brand ambassador e allenatore di varie squadre giovanili.





















