In Italia il prezzo del gasolio è tornato all’inizio della guerra

È in crescita da tre settimane consecutive, e gli effetti dello sconto sulle accise deciso dal governo per ora non si vedono

(ANSA / MATTEO BAZZI)
(ANSA / MATTEO BAZZI)
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Dagli ultimi dati del monitoraggio settimanale del ministero dell’Ambiente sui carburanti, pubblicati ogni martedì dopo le 12, emerge che per la terza settimana consecutiva i prezzi di benzina e gasolio sono cresciuti a causa del rincaro del petrolio innescato dalla guerra in Medio Oriente. Nella settimana da lunedì 20 a domenica 26 luglio la benzina è costata in media 1,9608 euro al litro e il gasolio 2,1406, con un aumento rispettivo di 5 e 10 centesimi rispetto alla settimana precedente. Questi dati non tengono ancora conto della riduzione delle accise sul gasolio decisa dal governo lunedì 27 luglio, e in vigore da mezzanotte.

Come si vede dal grafico, da inizio luglio i prezzi dei carburanti hanno ripreso a salire e ora sono tornati ai livelli delle prime settimane di guerra in Medio Oriente, a causa degli ultimi sviluppi che hanno riportato la situazione indietro di diversi mesi: il cessate il fuoco di aprile sembra definitivamente saltato, i negoziati tra Iran e Stati Uniti sono fermi, e lo stretto di Hormuz è chiuso sia dagli Stati Uniti che dall’Iran.

Da questo stretto in tempi normali passava un quinto di tutto il petrolio commerciato al mondo, che ora è in gran parte bloccato. Nei giorni scorsi il prezzo del petrolio è tornato a superare i 100 dollari al barile, mentre prima della guerra ne costava circa 70.

Nelle ultime tre settimane la benzina è rincarata dell’8,3 per cento e il gasolio del 13,4 per cento. Rispetto alla settimana prima della guerra il prezzo della benzina è salito del 19,4 per cento e quello del gasolio del 21,4 per cento.

Il gasolio risente di più rispetto alla benzina delle carenze del petrolio. Mentre la benzina ha una domanda legata quasi solo alla mobilità privata, il gasolio ha un mercato molto più vasto e usi molto più diffusi: serve anche per l’autotrasporto, per uso industriale, in agricoltura e per i riscaldamenti. In caso di crisi energetica come quella attuale la richiesta di gasolio preme dunque su diversi fronti contemporaneamente, facendone salire il prezzo in modo più marcato.

Sono i rincari del gasolio che rischiano di far salire a cascata i prezzi di qualsiasi prodotto e quindi in generale il costo della vita; è vero che la benzina è una componente importante dei bilanci familiari e che l’aumento del prezzo è di solito mal tollerato, ma non ha un’influenza paragonabile sull’economia.

– Leggi anche: Perché dobbiamo preoccuparci più del prezzo del gasolio che di quello della benzina

Questo spiega, in un contesto in cui ci sono pochi soldi per misure di questo tipo, la decisione del governo di concentrare le risorse solo per ridurre le accise sul gasolio, con l’obiettivo di ridurne il prezzo alla pompa. Lo sconto sul gasolio è di 17 centesimi al litro, che comprendono la riduzione delle accise e dell’IVA; le accise sulla benzina invece rimangono uguali. Lo sconto è in vigore da mezzanotte e durerà fino al 6 di agosto. Costa 125 milioni di euro.

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy fa un monitoraggio quotidiano dei prezzi ai distributori, ma stamattina il calo del prezzo del gasolio ancora non si vedeva: alle 8 di martedì mattina in Italia in media il gasolio costava 2,183 euro al litro, in linea col prezzo dei giorni scorsi, anzi leggermente superiore.

Serve tempo affinché i distributori di carburanti e le società energetiche adeguino il prezzo, ma in generale lo sconto sulle accise non implica in automatico una riduzione del prezzo complessivo perché alla fine il prezzo lo fa la materia prima: e se il petrolio aumenta il prezzo del gasolio aumenta, e lo sconto sulle accise è solo un palliativo. Un palliativo oltretutto controproducente, perché sussidia il consumo di un carburante che in un periodo di scarsità si dovrebbe cercare di limitare.

Il ministero delle Imprese e del Made in Italy fornisce anche i dati per regione. Il gasolio costa di più nella provincia autonoma di Bolzano, in Sicilia e in Friuli Venezia Giulia; costa di meno in Abruzzo, Veneto, Umbria e Marche. Secondo il monitoraggio del Sole 24 Ore, che aggrega i dati di tutti i distributori nazionali, la provincia dove il gasolio costa di più è quella di Bolzano, seguita da Trieste e Ragusa. Le tre dove il prezzo è più basso sono Sondrio, Vercelli e Macerata.

La benzina costa 2 euro o più al litro nella provincia autonoma di Bolzano, in Sicilia, in Valle d’Aosta, in Friuli Venezia Giulia e in Calabria. Le tre regioni in cui costa di meno sono Emilia-Romagna, Lombardia e Piemonte. Secondo il monitoraggio del Sole 24 Ore la provincia dove la benzina costa di più è quella di Bolzano, seguita da Nuoro e Palermo. Costa meno a Sondrio, Asti e Biella.